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Saturday, May 12, 2007 - ore 20:17


IN CASE OF FEAR
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Era buio. Le pareti strette, il soffitto basso e l’odore di umidità. Avevo 4, forse 5 anni e avevo paura dell’oscurità ma più di tutto di quel sotto scala. Le sere d’estate, salendo le scale con la luce accesa, non potevo fare a meno di guardarmi alle spalle. Al terzo piano ancora tendevo l’orecchio, aspettandomi di sentire quella porta eternamente socchiusa aprirsi lentamente. Non mi sentivo sicuro finché la porta di casa non era chiusa alle mie spalle eppure mi sentivo braccato lo stesso.
Ricordo un sogno: io e dei bambini che non conoscevo scappavamo su per le scale inseguiti da delle ombre distorte, striate d’argento, dalle quali uscivano tentacoli del colore del sangue rappreso. Salivamo rampa dopo rampa, correndo su per i grandini, aggrappandoci ai corrimano per darci lo slancio senza guardarci mai indietro. Finalmente arrivavamo all’ultimo piano e scappavamo dentro. Riaprivo la porta di scatto:uno di noi era lì, fermo sull’uscio, sorridente. Lo supplico, gli urlo tra le lacrime di entrare. Lui resta lì, fermo, sorridente. Sento che arrivano, sono vicini. Vorrei afferrarlo ma non posso, non so perché , ma non posso. E’ come separato da me, distante. Gli tendo la mano. Tra noi c’è una distanza che io non posso colmare se lui non tende la sua. Invece continua a fissarmi e sorridere. Quando il primo tentacolo gli si avvolge attorno al collo chiudo la porta con violenza. La schiena contro il legno verniciato malamente, gli occhi pieni di lacrime che sfocano tutto, meno il suo viso e i suoi occhi chiari.

Presi a costringermi a stare in una stanza completamente buia o a girare per casa senza accendere la luce, tastando i muri e il pavimento, un passo alla volta. Mi costrinsi a fare le scale al buio, a passare per quel corridoio a L, dove dietro ogni porta anziché magazzini zeppi di cianfrusaglie, la notte abitavano i miei demoni. Stringevo i pugnetti e gonfiavo il petto, ripetendomi "qualsiasi cosa ci sia lì dietro, io sono peggiore, sono più forte io".

I semi della mia teatralità erano già stati gettati a quanto pare.

Amo il buio e ancora adesso mi piace pensare che ci siano cose che non posso vedere solo perché non sono un gatto, cose che nessuno vedrà mai alla luce.
Cammino a passo lento, tendo l’orecchio. Mi fermo ed aspetto. Mi giro lentamente e fisso ghignante il buio alle mie spalle...




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