(questo BLOG è stato visitato 64134 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
Sunday, May 13, 2007 - ore 12:19
Kevin
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Io ho un cane. Che non è un cane, è un incrocio fra un cane un gatto e un toporagno.
Cos’era, 8 o 9 anni fa, ricordo solo che era appena iniziata la primavera e c’erano fiori in ogni giardino. Mio padre aveva fatto un lavoro a casa di un contadino che aveva orto e animali, e una cagna incinta. E non voleva i cuccioli, non era riuscito a darli via in quei primi mesi, ci aveva provato ma niente. E li voleva annegare, capite? Si fa così, quando le bocche da sfamare diventano troppe. Non avrei mai sperato in tanta umanità da parte di mio padre, e non abbiamo mai capito quello slancio, ma meno male. “Uno lo prendo io - disse Tiziano all’uomo cattivo - lo porto a casa ai miei figli”. Come nelle favole, i padri che dicono “questo lo porto alle mie bambine”, e salvano qualcuno, a volte il mondo, e vice il bene. Mio padre arrivò a casa, era ora di pranzo, e sentimmo abbaiare. Cazzo, ricordo di aver pensato, è scappato di nuovo il cane dei vicini. E invece era il mio cane. Il mio.

Così Kevin è entrato a far parte della famiglia. Impossibile non affezionarcisi dall’inizio. Quel musetto piccolo e dolce, le zampe corte, la coda vivace. E quegli occhi grandi e buoni, buonissimi. Avevamo fatto scegliere il nome a Giovanni, mio fratello minore, che aveva 7 o 8 anni all’epoca. Kevin, come il bambino di Mamma ho perso l’aereo. Va beh, il nome del gatto che avevamo prima l’avevo scelto io. Pelè. Era scappato la vigilia di Natale. Neanche fosse stato un coniglio, un cappone, un tacchino, un musetto con purè.
Ci sto pensando solo ora… il contadino aveva detto a mio padre che Kevin era nato il giorno della vigilia di Natale, l’anno prima. Forse era tutto destino. Forse doveva stare con noi, forse Pelè sapeva che lui era un gatto e non sarebbe stato messo in forno, ma è scappato perché quel giorno è nato Kevin. E Kevin era nel nostro destino.
Chi già conosce il mio cane sa che sto commettendo un errore in queste frasi, ma è volontario, per acuire la suspance. Ora vi spiego.
Tre giorni dopo io e la mamma portiamo il nostro già adoratissimo cagnolino alla sua prima visita medica per i controlli preventivi e per informarci su vaccini, pulci e zecche. Kevin si sdraia sul lettino del veterinario, lui lo guarda con gli occhi dell’amore e dice “ciao bella cagnetta!!”. Io e la mamma ci sorridiamo, “no, guardi che è un maschietto” fa la mamma. Il veterinario, con l’espressione di uno che ha studiato veterinaria e sa riconoscere un cane maschio da un cane femmina ci dice che il nostro cagnolino è una cagnolina. Molto bella, per giunta. Ci eravamo erroneamente, ingenuamente fidati del contadino, non avevamo controllato, e non avevamo mai guardato. Come puoi fidarti di uno che vuole annegare 4 cuccioli? Insomma, ci eravamo fidati del mostro, e avevamo dato alla nostra creatura il nome sbagliato.
Dire a mio fratello che il suo nuovo migliore amico era una femminuccia fu relativamente facile, non se la prese, per lui cambiava veramente poco. Ora però dovevamo pensare a quel nome. Il mio suggerimento fu di modificare il Kevin in Kevy, che forse suona un po’ più femminile. Ma a nessuno è mai importato che il nome fosse quello di un bambino biondo che a 15 anni ha iniziato a drogarsi. Kevin è diventata il nostro cane, e il suo nome è Kevin. E a chi ci chiedeva perché una cagnolina avesse un nome maschile beh, era così bello raccontare la storia del veterinario…
Kevin abbaia sempre. È una troietta, perché fa le fusa agli estranei e sporca i pantaloni ai parenti. Ha sempre voglia di coccole, e si stende a pancia in su in attesa che la si accarezzi. Non ha paura di nessuno, neanche delle macchine che passano, e le sfida a chi si ferma prima. Rincorre i topi e ce li porta sullo zerbino di casa. Cerca di mordersi la coda e corre per il giardino inseguendo farfalle, anche se la sua specialità sono le mosche. Ci vuole un sacco di bene, e quando qualcuno torna dopo dei giorni di lontananza fa la matta e saltella dappertutto. E’ inizialmente diffidente con chi gira per casa, ma quando ti inquadra basta una mano sulla testa e diventi suo amico. Ha una forte vocazione di cane pastore, e quando passano le pecore si inalbera tutta, e vorrebbe partecipare a quella processione, anzi precederla e dirigere, perché le strade di Fontane nessuno le conosce quanto lei. Odia le sigarette, e se qualcuno sta fumando se ne va stizzita. Ha imparato da sola a non defecare sul nostro prato, ma la pipì quando scappa scappa, e ci sono chiazze di erba gialla un po’ ovunque. Starnutisce e tossisce. Ha una strana fissazione, le piacciono le carezze coi piedi, o forse l’ho abituata io, ma ci divertiamo un sacco.
Quando sta male, o è sporca, capisce subito che la vogliamo sistemare e si allontana sculettando. È tutta sbilenca, e quando corre tende a sinistra, e incrocia le zampe come un cavallo al galoppo. A volte mi sembra di vederla ridere. A volte mi sembra di sentirla piangere.
Non sono sempre affettuosa con lei, lo ammetto. Spesso mi fa arrabbiare, come quando torno tardi e abbaia allegra per salutarmi, e sveglia tutti e mi beccano. O come quando snobba la pasta in bianco avanzata dal pranzo, e si piazza davanti alla cucina perché pretende qualcosa di più succulento, che non le vogliamo dare. O quando mi mette le zampe sulle ginocchia, e mi pizzica le calze. O come quando esco in bici e dopo un km scopro che c’è questa bestiola che mi rincorre per le vie di Fontane. Con le sue zampe storte, tutta spostata sull’asse centrale, in equilibrio precario ma velocissima. Con la lingua fuori, e gli occhi che ridono e sussurrano “te l’ho fatta anche stavolta!”. E allora mi arrabbio, e la carico sul cestino per riportarla indietro. E mi viene da ridere, perché è folle, è tutta matta. Forse ha preso da me.
E la adoro quando si struscia sulle mie gambe col suo pelo lungo e morbido, color panna e miele, quando mi sale in braccio, quando fa le feste a Maury, quando la Dany mi dice che è l’unico cane che non le fa paura. Sono orgogliosa di lei. Kevin è buonissima. È soprattutto buonissima. Non c’è nessuno come lei. Kevin è sciocca, un po’ stupidina, Kevin prende il sole, Kevin beve dalla fontanella, Kevin si fa amici ovunque. Kevin parla con quegli occhi neri enormi.

Kevin sta male. E quando l’altro giorno ho pensato che potevo perderla, mi sono messa a piangere. Ho pianto un sacco. E il giorno dopo l’ho detto alla Dany, e mi sono venuti gli occhi lucidi. E quando l’ho detto a Maury al telefono lui non mi vedeva, ma piangevo.
La mia Kevin.
LEGGI I COMMENTI (7)
PERMALINK