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3) Sapere che alla fine di ogni cosa c'è l'inizio di un'altra.



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Sunday, May 13, 2007 - ore 16:02


..apparenze..
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Siamo nell’età della tecnica, dove non è possibile vivere se non al prezzo di una completa omologazione al mondo dei prodotti che ci circonda, da cui dipendiamo come produttori e consumatori al mondo dello strumento tecnico e amministrativo che serviamo e di cui ci serviamo, al mondo dei nostri simili retrocessi al secondo posto, perché ad essi ci rapportiamo in quanto rappresentanti delle loro funzioni.
Quando è la vita stessa a compiere il lavoro dell’omologazione, le procedure che lo applicano, non avendo bisogno per imporsi di misure speciali, sembrano inesistenti, e quando il comando è neutro, più naturale è l’obbedienza e più garantita è l’illusione di libertà. Parliamo di illusione e non di libertà, perché di libertà si può parlare propriamente quando si dà una scelta tra scenari diversi, tra mondi possibili e non all’interno di un unico mondo, tra i prodotti di cui senza sosta veniamo quotidianamente riforniti. Questo rifornimento senza interruzione e senza lacune crea quella presenza piena e confortante che annulla da un lato la fantasia come ipotesi di mondi diversi, e dall’altro la possibilità di fare esperienza, perché di esperienza si può parlare solo quando le cose possono essere diverse da come quotidianamente le sperimentiamo. E’ infatti l’assenza a rendere visibile la presenza: lo sciopero dei mezzi di trasporto, l’interruzione dell’energia elettrica, il ritardo di rifornimenti alimentari. Senza interruzioni, senza lacune, senza sospensione non ci rendiamo conto da quante catene ci ha reso dipendenti l’età della tecnica. Questa è la ragione per cui, quando le catene si spezzano, da parte di tutti ne viene invocata subito la saldatura. Questa richiesta è indice non solo del tasso di dipendenza di ciascun individuo dal mondo della tecnica, ma anche dal tasso di collaborazione spontanea, quindi di omologazione spontanea e di conformismo, affinché questo mondo rimanga il più possibile garantito e assicurato senza interruzioni, rischi o possibilità di cedimento.
Nessuna epoca storica, per quanto assolutistica o dittatoriale ha conosciuto un simile processo di massificazione, perché nessun sovrano né dittatore era in grado di creare un sistema di condizioni di esistenza tali dove l’omologazione fosse l’unica possibilità di vita. Per questo i regimi assolutistici sono crollati, perché la coercizione che esercitavano, per quanto brutale, non era in grado di escludere altre possibilità di vita.
La tecnica, non concedendo altri mondi possibili, può far a meno della coercizione e ottenere spontaneamente quel sacrificio dell’individuazione che nell’età pre-tecnologica era il ritratto di martiri, degli eroi, delle stesse masse rivoluzionare che rifiutavano di conformarsi. Nel loro rifiuto c’era l’indicazione di un’altra possibilità di vita, che non si danno invece nell’età della tecnica al di fuori del suo recinto, anche se al suo interno non è preclusa, anzi sollecitata, la possibilità di continuare a ripetere il vocabolario dell’individuo.

Umberto Galimberti


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