"I papa - boys sono diventati grandi"
di Renzo Foa
Nel caldo pomeriggio romano, via via che si riempiva piazza San Giovanni, prendeva corpo un fatto inedito, inatteso, difficilmente interpretabile se non si esce dai vecchi stereotipi. Ci si attendeva una manifestazione che fosse la testimonianza del laicato cattolico in difesa della famiglia, era annunciato l’appuntamento di un arcipelago di associazioni unite dal fatto di riconoscersi nella Chiesa. I critici e anche i "neutrali", come il presidente del Consiglio Prodi, pensavano ad una prova di forza neo-guelfa, tratteggiando l’immagine di una sorta di mobilitazione dell’"armata del cardinal Ruini". Sul piano strettamente mediatico-spettacolare l’attenzione era concentrata sul confronto fra "le due piazze", sul piano politico sui riflessi all’interno del centrosinistra, diviso dai Dico. Si è trattato invece, sotto la forma di una partecipazione numerica colossale, dell’affermazione del cattolicesimo italiano, così come è cambiato negli ultimi decenni, attraverso i pontificati di Wojtyla e di Ratzinger e attraverso il lavoro compiuto dalla Conferenza episcopale con il suo "progetto culturale". È apparsa dunque una novità. Non ne erano mancati i segni, a cominciare dal fallimento del referendum per l’abrogazione della legge sulla fecondazione assistita e dalla crescente attenzione verso il pensiero degli uomini della Chiesa. Ma è stato questo pellegrinaggio di ieri - lo si può anche chiamar così - a mostrare che i cattolici sono cambiati, che sono cambiati i loro pastori, che è cambiato l’insieme di una comunità così importante per l’Italia e per il mondo. Una comunità di persone che ha a cuore i figli e la loro educazione, che si preoccupa della famiglia e la vede come il motore della società. Una comunità nutrita di valori forti. Che è tollerante, inclusiva, aperta. Che non vuole negare i diritti degli altri. Che non ha nulla di fondamentalista. E, soprattutto, che si rinosce nella parola libertà.
A guardare in faccia le persone, a incrociare i loro sguardi in piazza San Giovanni, si capiva bene il clima: non c’era una carica ideologica, nè alcuna contrapposizione verso "l’altro da sé". C’era coinvolgimento personale. C’era disponibilità ad ascoltare, c’era quella testimonianza cattolica che spesso si preferisce non vedere, ma che è un’anima profondamente radicata nella società italiana. E c’era, rivolta al mondo politico, in primo luogo a chi governa, la domanda di fare, di agire, di prendere provvedimenti a sostegno della famiglia. Questa è stata la vera, grande novità di ieri. Una novità difficile da capire se non si esce dallo schema della contrapposizione fra Stato e Chiesa. Una novità - va aggiunto - molto laica.Per tutte queste ragioni è impossibile sia ridurre l’impatto di quel che è successo sul terreno politico - a soffrirne è soprattutto il centrosinistra - sia fare un confronto tra piazza San Giovanni e piazza Navona, dove c’è stato l’appuntamento del "coraggio laico" e dove, a guardare anche lì volti, bandiere e slogan, si è radunata soprattutto un’élite politica, rimasta ferma alla convinzione che difendere la laicità dello Stato significa contrapporsi alla Chiesa. Ma se proprio bisogna cercare il tratto distintivo, allora va detto che da una parte, a piazza San Giovanni, è emersa la novità, mentre dall’altra, a piazza Navona, c’è stato il sussulto di un tradizionalismo ormai incapace di leggere la società e di proporle dei valori. Quel "coraggio laico" è apparso privo di contenuti, forte nel riferirsi alla vittoria del 1974, ma esile nel riferirsi all’Italia e al mondo di oggi.
Forse finisce un antico modo di essere laici, certamente si afferma una cultura moderna del cattolicesimo italiano.
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