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Non è più dunque agli uomini che mi rivolgo, ma a te, Dio di tutti gli esseri, di tutti i mondi, di tutti i tempi:
se è lecito che delle deboli creature, perse nell’immensità e impercettibili al resto dell’universo, osino domandare qualche cosa a te, che tutto hai donato,
a te, i cui decreti sono e immutabili e eterni, degnati di guardare con misericordia gli errori che derivano dalla nostra natura.
Fa’ sì che questi errori non generino la nostra sventura.
Tu non ci hai donato un cuore per odiarci l’un l’altro, nè delle mani per sgozzarci a vicenda;
fa’ che noi ci aiutiamo vicendevolmente a sopportare il fardello di una vita penosa e passeggera. Fa’ sì che le piccole differenze tra i vestiti che coprono i nostri deboli corpi,
tra tutte le nostre lingue inadeguate, tra tutte le nostre usanze ridicole,
tra tutte le nostre leggi imperfette, tra tutte le nostre opinioni insensate,
tra tutte le nostre convinzioni così diseguali ai nostri occhi e così uguali davanti a te,
insomma che tutte queste piccole sfumature che distinguono gli atomi chiamati "uomini" non siano altrettanti segnali di odio e di persecuzione.
Fa’ in modo che coloro che accendono ceri in pieno giorno per celebrarti sopportino coloro che si accontentano della luce del tuo sole;
che coloro che coprono i loro abiti di una tela bianca per dire che bisogna amarti, non detestino coloro che dicono la stessa cosa sotto un mantello di lana nera;
che sia uguale adorarti in un gergo nato da una lingua morta o in uno più nuovo.
Fa’ che coloro il cui abito è tinto in rosso o in violetto, che dominano su una piccola parte di un piccolo mucchio di fango di questo mondo,
e che posseggono qualche frammento arrotondato di un certo metallo, gioiscano senza inorgoglirsi di ciò che essi chiamano "grandezza" e "ricchezza",
e che gli altri li guardino senza invidia: perché tu sai che in queste cose vane non c’è nulla da invidiare, niente di cui inorgoglirsi.
Possano tutti gli uomini ricordarsi che sono fratelli!
Abbiano in orrore la tirannia esercitata sulle anime,
come odiano il brigantaggio che strappa con la forza il frutto del lavoro e dell’attività pacifica!
Se sono inevitabili i flagelli della guerra, non odiamoci, non laceriamoci gli uni con gli altri nei periodi di pace,
ed impieghiamo il breve istante della nostra esistenza per benedire insieme in mille lingue diverse,
dal Siam alla California, la tua bontà che ci ha donato questo istante.



AMEN!!

VOLTAIRE:

"PREGHIERA A DIO"
Dal "Trattato sulla tolleranza" del 1763








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Wednesday, May 16, 2007 - ore 08:41



(categoria: " Vita Quotidiana ")




Ero felice...io e la mia ragazza eravamo fidanzati da cinque anni, ormai, e finalmente avevamo deciso di sposarci.

I miei genitori ci aiutavano in tutti i modi, gli amici ci incoraggiavano,
e la mia ragazza? Beh, lei era un sogno!
C’era solo una cosa che mi preoccupava, e mi preoccupava molto: sua sorella minore.

La mia futura cognata aveva vent’anni, portava minigonne e magliette
attillate ed ad ogni occasione si chinava quando era davanti a me,
mostrandomi le mutandine. Lo faceva sicuramente apposta, non capitava mai davanti ad altri.

Un giorno la sorellina mi chiamò e mi chiese di andare da lei a darle una mano a controllare gli inviti di nozze. Era sola quando sono arrivato. Mi sussurrò che io fra poco sarei stato sposato, che lei provava per me dei sentimenti e un desiderio ai quali non poteva e non voleva resistere.
Mi disse che avrebbe voluto far l’amore con me almeno una volta prima che mi sposassi e legassi la mia vita a sua sorella. Ero totalmente scioccato, non riuscivo a spiccicar parola.

Lei disse: "Io sto andando al piano di sopra, nella mia camera da letto, se te la senti, vieni su con me e io sarò tua".

Ero stupefatto.

Ero congelato dallo stupore, mentre la vedevo salire lentamente le scale.
Quando raggiunse il piano superiore, si voltò, si tolse i pantaloncini e me li lanciò contro.

Rimasi lì per un momento, poi presi la mia decisione: mi voltai e andai dritto alla porta d’ingresso, l’aprii e uscii dalla casa andando dritto verso la mia macchina.

Il mio futuro suocero erà lì che mi aspettava. Con le lacrime agli occhi, mi abbracciò e mi disse: "Siamo felici che tu abbia superato la
nostra piccola prova!
Non potevamo sperare in un marito migliore per nostra figlia. Benvenuto nella nostra famiglia!"





La morale di questa storia ?

Conservate sempre i preservativi in macchina


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