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Wednesday, May 16, 2007 - ore 12:46
Gongolismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
I sabati spesso riservano sorprese. Credo sia perché per anni non ho vissuto da sveglia il sabato mattina, ed inizio ad apprezzarlo come si deve solo ultimamente. Il sabato mattina, che sta addirittura diventando il mio giorno preferito, si rivela mese dopo mese sempre più succoso, dolce amaro sabato mattina al mercato.
Il sabato mattina prendo la mia bicicletta – unico movimento aerobico che faccio durante la settimana – e parto presto per fare colazione in centro e un giretto tra le bancarelle. Poco importa se il mio uomo mi rimprovera che mi vesto al mercato, perché dice che propone roba scadente. Forse si, ma non peggio che altrove. Per me l’unico problema del mercato, oltre a una confusione colossale e odore di formaggi stagionati che rende irrespirabile l’aria, è che non posso indossare subito i capi che acquisto, perché ci mettono le mani tutti, e devo aspettare la
Premiata Stireria Mamma.

Il sabato mattina è diventato il mio giorno preferito, dicevo, ma non solo per il mercato. Il sabato mattina propone personaggi alternativi, quelli che non girano all’orario dell’aperitivo o della birra dopo cena. Quelli che non si vedono quando si gira di solito, intendo. I personaggi alternativi escono di casa alla luce del sole, che illumini come si deve la loro personalità eccentrica, eclettica, misteriosa. I personaggi che intendo io frequentano quelle osterie che la gente normale frequenta dopo le 18 – loro prima delle 11. Si mescolano tra la folla, ma non fanno parte della folla, loro sono fuori dalla massa. Bisogna però essere buoni osservatori e propensi al dialogo, perché generalmente i personaggi strani sono ottimi parlatori, e scarsi ascoltatori. Sono protagonisti, sono tante primedonne, sono egocentrici, esibizionisti, e si divertono a raccontare storie. Sì, su di loro. Se non sapete ascoltare, non conoscerete mai il più strano che ho incontrato ultimamente, che si chiama Francesco. Lui vive di storie, racconta storie tutto il giorno, le crea su misura per lui, le confeziona adattandole tra realtà e sogno.
Vorrei parlarvi di Francesco, per renderlo immortale mio blog. Per donare ai posteri un’immagine di questo piccolo grande uomo. Che mi fa morire dal ridere.
Francesco importuna ragazze e giovani donne, ma senza importunarle. Parla male delle altre, quando parla con una tutte le altre sono troie. O lo sono state, e per lui è lo stesso. Importuna le altre, così nessuna ci resta male, e tutte sono le sue preferite, nel momento in cui lui dona le sue attenzioni a una femmina. La prima volta che mi ha contattata (è lui che ti sceglie, non tu che scegli lui) ero con la Dany in un’osteria del centro, ovviamente un sabato mattina. Lui era cliente abituale, noi no, e quindi forse per la nostra aria spaesata ha ben pensato di introdurci nell’ambiente. Battutine, ammiccamenti, un brindisi. Questo è il suo modo di entrare in confidenza, ma essendo noi poco abituate ad interagire con svariati litri di rosso prima di pranzo, ci siamo limitate a sorridere. L’osteria si chiama
“Farmacia Dei Sani”, perchè sta accanto a una farmacia per malati, ma da quel giorno per me e la mia amichetta è diventata la “Farmacia dei Nani”. Francesco quel giorno ci ha aperto un universo di meraviglie, per questo la seconda occasione non ce la siamo fatta scappare.
Lo
zio Ciccio si fa chiamare zio e dice di avere un sacco di nipoti (gira fra le 30 e le 50 nipotine). Da ciò che ho dedotto, grazie alle mie spiccate doti intuitive, tali nipoti sono nulla più che fittizie: trattasi di ragazze come noi, con le quali ha fatto conoscenza una volta, e che sono entrate automaticamente a far parte della sua famiglia allargata. Quando una nipote avanza troppo con l’età e supera i 40, diventa sua cugina. Lo zio Ciccio vuole solo nipoti giovani, fresche e alcolizzate. Io e le mie amiche eravamo il suo pane quotidiano. Ha trovato in noi le nipoti ideali. Nipoti, attenzione. Non cugine. Lo zio Ciccio perde un po’ di stima nelle nipoti quando diventano cugine. Spesso fanno il colossale errore di sposarsi.
Lo zio Ciccio è un po’ nano, ma non un nano come gli altri. E’ un nano con gli occhi azzurri, e non ha neanche le sembianze di nano, non ha la faccia da umpalumpa, né gli occhi incassati. È solo molto, molto basso. Starà sul metro e trenta, dico io. Ha le mani grandi, le gambe corte, il collo grosso. E parla, parla, parla. Fa domande, ma non perché gli interessino le risposte, tanto le anticipa lui. Fa domande per dare al suo interlocutore l’impressione di poter interagire, ma il gioco lo comanda lui solo.

Lo zio Ciccio ha 65 anni, è paffuto e fischia quando fa una battuta che fa ridere, come quando passa il cartello
APPLAUSI nei programmi tv. Il padre si sentiva in colpa di averlo fatto piccoletto, ama raccontare agli avventori di “Arman”, e gli ha lasciato una grande eredità. Case, soldi, terreni. Che lui ha ben pensato di dimezzare a brasiliane. Lo confessa con candore, ma con un pizzico di malizia. E ora spende il resto offrendo da bere alle giovani trevigiane che dimostrano di apprezzare la sua presenza e il vino. Noi, ad esempio. Come fai a dirgli di no, o a non dargli retta. Innanzitutto attacca bottone senza presentarsi, e se perdi il filo se ne accorge, e ti ammonisce. E poi ha quell’aria simpatica e furba della non-altezza, sembra uno gnomo, è divertente, autoironico, un po’ arrogante (è la parte che recita che lo rende così presuntuoso) e sta bene con se stesso, però crede che la gente parli con lui solo se lui offre da bere, perché non è bello. Ma chi è bello? Lo zio Ciccio nel suo piccolo è bello.
Dire che nel suo piccolo è bello equivale a una gaffe?
Lo zio Ciccio due sabati fa mi ha fatta tornare a casa ubriaca. Alle 3 di pomeriggio.
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