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Thursday, May 17, 2007 - ore 10:05
nerotinti
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Leggevo le tue parole in un vaso alchemico e le usavo come alambicco che contenesse lo sfacelo della mia anima in putrefazione.Morta quasi.Avevo le caviglie spezzate da passati distorti e musiche stonate e il cuore grondante amarosangue e veleno mortale, senza vie di scampo in putridi boccali consumavo la mia birra, il mio corpo leso e la mente corrotta ad edonismi sfrontati. E lasciavo agli altri, sempre più bravi di me, il compito di dipingere di colori primari e combinazioni varie la loro vita - a me bastava il nero in tutte le sue sfumature. La rata per la catarsi era già scaduta da un pezzo e ne stavo perdendo ogni diritto di prelazione.
Ero tutto quello che non avrei voluto mai essere. Con le dita giocavo alla morra come passatempo per la mia tuchè e sempre perdente passavo le notti con gli occhi sbarrati che lacrimavano cristalli di ematite e tormalina, sempre svegli di pensieri scarni e disossati.Il mio talamo sognato era in realtà un loculo pieno di demoni che possedevano malefici le mie notti.
Leggevo le tue parole e la mente sanava inesorabilmente e stupendamente dalla malattia infettante tutto, placebo dell’anima e panacea pel corpo consunto. Tornavo a vivere e sorridere, tra le parole di un poeta storto, e le braccia dell’uomo che eri per me. Eravamo quello che non eravam mai stati, nuovi. Avevam capito come dosare carne sangue ed anima, pensavo. Erano mani e parole, nel Bene Sacro che dicevi, era Spazio e Luce e Amore, rammenti?
Tra i nostri vissuti eran defecazioni e pianti suicidi. Eravamo divini umani, che sgretolavano canoscenza e libido.
Eccomi come dicevi che tu eri, seduta sul nulla, con le mani gravide al grembo, nell’aborto del pianto e del pensiero razionale. Mi lascio dimenticare.
Scorci di vita e di follia. Mai stata così forte nella debolezza. Penso:mai conosciuto così puro e sudicio Amore.
Eccomi, mio principe imbrattato di fuliggine sperma e liquido vaginale, ti lascio nell’abbraccio il meglio di me: quel che c’è di peggio nel mio essere dolce puttana, nel non esserlo forse come piace a te.
Tornerò nel nero da cui son giunta, per viziare la mia anima morta al senso vuoto del dolore: ne farò mia dolce droga ad uso quotidiano, una giovane cutter dai pensieri stanchi.
Tornerò di nuovo con capelli e occhi nerotinti.
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