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Monday, May 21, 2007 - ore 13:12


Gli occhi
(categoria: " Riflessioni ")





Come, se non con gli sguardi, trasmettere all’altro questa
emozione? Non sono forse gli occhi lo «specchio dell’ani-
ma», come vuole la tradizione? Per quanto si possa voler
dissimulare, l’occhio è l’interprete più diretto e più efficace
dei nostri intimi sentimenti, e rivela all’altro i nostri desideri.
Sebbene discreto quindi, il nostro gioco è facilmente
percettibile, perché siamo tutti avidi di scoprire la possibilità
che altri possano essere affascinati da noi.
Il narcisismo (l’amore che portiamo a noi stessi) sottende
la maggior parte dei nostri slanci affettivi: gli sguardi degli altri
sono soprattutto un omaggio che interpretiamo come più ci
aggrada, la conferma dell’immagine ideale che ci facciamo
della nostra persona. La motivazione fondamentale dell’a-
more è essere amati. L’omaggio insistente che ci fa lo sguar-
do dell’altro è quindi molto facilmente fatto proprio dal
nostro narcisismo che viene di conseguenza stimolato.
Tutta la mitologia popolare si è accanita a distinguere
l’occhio dagli altri attributi fisici. Non si diceva della gente
sospetta di stregoneria che portava il «malocchio»? Che la
potenza del loro sguardo bastava da sola a incantare la
gente, e ad attirare sui loro nemici le peggiori calamità?
L’occhio non è soltanto indispensabile alla funzione visiva.
È considerato, e la terminologia comune lo prova, un orga-
no estremamente attivo e capace di interpretare qualsiasi
ruolo: sarà incantatore, seduttore, provocante, penetrante,
freddo, glaciale, oppure, al contrario, di fuoco; è possibile
con lo sguardo spogliare o accarezzare, e «mangiare» o
«divorare» con gli occhi.
Una donna, se le circostanze lo permettono (ma ciò vale
anche per l’altro sesso), dirà con orgoglio di un uomo che le
ha dimostrato interesse: «non mi ha detto granché, ma il suo
sguardo non mi ha lasciato mai». Una delle lamentele più
comuni delle mogli insoddisfatte dei loro mariti è che sono
incapaci di notare un vestito o una nuova pettinatura, in-
somma che non sanno più «guardarle».
Quando una donna mette in atto tutte le sue seduzioni,
particolarmente ricca è la gamma dei suoi sguardi: lusin-
ghieri, carezzevoli, sbarazzini, provocanti, pudichi... Le infi-
nite possibilità dell’occhio permettono qualsiasi artificio:
sguardo abbassato con modestia, occhi spalancati con can-
dore, sopracciglia che sventagliano sguardi di sottecchi...
La donna sa utilizzare questi espedienti per istinto, ma
anche per opera dei propri condizionamenti culturali, men-
tre nell’uomo la fatuità o la dissimulazione sono male accet-
tate. Mentre «lo sguardo che spoglia» del playboy di profes-
sione, anche se raramente manca di impressionare, può
essere spesso considerato offensivo, la donna che si sente
ammirata da uno sguardo che apprezza la sua figura e i suoi
gesti non rimarrà a lungo insensibile ad un omaggio che la
sfiori discretamente.
La carezza con gli occhi presenta quindi il vantaggio di
essere al tempo stesso non insistente ed esplicita, di poter
essere convincente senza rischiare d’offendere.
È sempre possibile rifiutare un approccio amoroso, ma è
altrettanto facile accoglierlo, ed è con lo sguardo che la
persona desiderata darà il suo primo assenso. Natural-
mente questa reazione, raramente definitiva, potrà essere
rimessa in discussione per il sopraggiungere di un qual-
siasi errore o avvenimento; tuttavia questo muto incontro
degli occhi comporta un progresso nella qualità del rap-
porto, e anche se in seguito l’uomo e la donna dovessero
rinnegare questa loro promessa di intimità, non si consi-
dererebbero più comunque degli estranei.



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