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Monday, May 21, 2007 - ore 15:43 Spider (D. Cronenberg - CAN 2002) Spider è il soprannome, da bambino, di Dennis Cleg un uomo malato di mente, silenzioso e sensibile. Dopo anni di ospedale psichiatrico, viene mandato nel paesino appena fuori Londra dove visse da piccolo con i suoi genitori. Qui viene ospitato in una casa famiglia. Ricordi dolorosi lo angosciano: la morte tragica della madre è l’origine del suo continuo tormento e del suo attuale malessere. Le psicosi ricorrenti di Dennis impregnano i 98 minuti della pellicola del regista canadese tratta da un romanzo di Patrick McGrath. Dennis, come faceva da bambino, costruisce “fisicamente” nella solitudine della sua stanza il pattern dei suoi pensieri; geometricamente ineccepibili, ma straordinariamente complessi e continuamente sospesi tra passato e presente. E il passato ritorna di frequente nei flashback ricorrenti, dapprima squarciando, e nel finale illuminando il presente. Nemmeno un urlo si percepisce in tutto il film, ma un lungo, continuato, a volte snervante bisbiglio: la voce più intima della mente di Dennis. Criticato da molti, giudicato inguardabile da altri, osannato da pochi come un’occasione in più per riflettere sull’eterno dualismo tra incubo e realtà e tra essere e apparire muovendo da una storia di quotidiana follia, dove il disturbo psichico si leva a momento qualificante di una categoria esistenziale in un dato tempo ed in un dato luogo. COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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