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Non è più dunque agli uomini che mi rivolgo, ma a te, Dio di tutti gli esseri, di tutti i mondi, di tutti i tempi:
se è lecito che delle deboli creature, perse nell’immensità e impercettibili al resto dell’universo, osino domandare qualche cosa a te, che tutto hai donato,
a te, i cui decreti sono e immutabili e eterni, degnati di guardare con misericordia gli errori che derivano dalla nostra natura.
Fa’ sì che questi errori non generino la nostra sventura.
Tu non ci hai donato un cuore per odiarci l’un l’altro, nè delle mani per sgozzarci a vicenda;
fa’ che noi ci aiutiamo vicendevolmente a sopportare il fardello di una vita penosa e passeggera. Fa’ sì che le piccole differenze tra i vestiti che coprono i nostri deboli corpi,
tra tutte le nostre lingue inadeguate, tra tutte le nostre usanze ridicole,
tra tutte le nostre leggi imperfette, tra tutte le nostre opinioni insensate,
tra tutte le nostre convinzioni così diseguali ai nostri occhi e così uguali davanti a te,
insomma che tutte queste piccole sfumature che distinguono gli atomi chiamati "uomini" non siano altrettanti segnali di odio e di persecuzione.
Fa’ in modo che coloro che accendono ceri in pieno giorno per celebrarti sopportino coloro che si accontentano della luce del tuo sole;
che coloro che coprono i loro abiti di una tela bianca per dire che bisogna amarti, non detestino coloro che dicono la stessa cosa sotto un mantello di lana nera;
che sia uguale adorarti in un gergo nato da una lingua morta o in uno più nuovo.
Fa’ che coloro il cui abito è tinto in rosso o in violetto, che dominano su una piccola parte di un piccolo mucchio di fango di questo mondo,
e che posseggono qualche frammento arrotondato di un certo metallo, gioiscano senza inorgoglirsi di ciò che essi chiamano "grandezza" e "ricchezza",
e che gli altri li guardino senza invidia: perché tu sai che in queste cose vane non c’è nulla da invidiare, niente di cui inorgoglirsi.
Possano tutti gli uomini ricordarsi che sono fratelli!
Abbiano in orrore la tirannia esercitata sulle anime,
come odiano il brigantaggio che strappa con la forza il frutto del lavoro e dell’attività pacifica!
Se sono inevitabili i flagelli della guerra, non odiamoci, non laceriamoci gli uni con gli altri nei periodi di pace,
ed impieghiamo il breve istante della nostra esistenza per benedire insieme in mille lingue diverse,
dal Siam alla California, la tua bontà che ci ha donato questo istante.



AMEN!!

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Dal "Trattato sulla tolleranza" del 1763








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Wednesday, May 23, 2007 - ore 09:15



(categoria: " Vita Quotidiana ")




Tengo Famiglia - lettera di Travaglio a Paul Wolfowitz


Gent.mo dr. Paul Wolfowitz, mi rivolgo a lei per portarle la solidarietà
mia e del mio paese per lo spiacevole incidente occorsole nel suo. Ho visto la conferenza stampa in cui lei, sudato e tremante, chiedeva scusa per aver procurato la promozione e l’aumento alla sua amante, la bella tunisina Shaha Riza, manager della Banca Mondiale da lei presieduta.
I soliti moralisti protestanti han tirato fuori il codice etico e il conflitto d’interessi. Che paroloni! Lei, dr. Wolfowitz, non ha sbagliato a promuovere la sua donna:lei ha sbagliato paese. Da noi, per dire, i codici etici e i conflitti d’interessi sono caduti in prescrizione da un pezzo.
Per parenti, amici e amanti, si fa di tutto, di più. Alla luce del sole, con un certo vanto.
Diceva Longanesi: "Nel tricolore andrebbe scritto:tengo famiglia". Da noi è tutto ereditario, dalle cariche alle cattedre: abbiamo persino abolito la tassa di successione. Siamo un paese di mamme, babbi, figli e soprattutto nipoti.
Ci scherzava già nel ’400 il card. Enea Silvio Piccolomini, appena
divenne papa Pio II: "Quand’ero solo Enea, nessun mi conoscea; ora che sono Pio, tutti mi chiaman zio".

Se visitasse la Rai, scoprirebbe decine di cognomi famosi, soprattutto politici: De Martino, Andreatta, Berlinguer,Donat-Cattin, Leone,Letta, Mancini, Mancino, Piga, Rauti, Ruffini, Scelba, Squillante, Bernabei, Buttiglione, Cariglia, Sottile,Zanda, Matteoli.Non sono omonimi:sono proprio parenti. Hanno assunto l’autista e l’assistente di Berlusconi, e persino il figlio della segretaria di Gelli. Ma a Mediaset è lo stesso.

Poi si faccia un giro in Parlamento. Lì il seggio è ereditario Ci sono i
figli d’arte. Craxi,quello che voi chiamereste latitante e noi chiamiamo esule, ha lasciato in eredità addirittura due seggi: la figlia Stefania deputata di destra, il figlio Bobo sottosegretario a sinistra. Forlani, più modestamente, ha piazzato un solo figlio, Alessandro (Udc). Anche perché non ne ha altri.
Cossiga ha portato il figlio Giuseppe (FI) e il nipote Piero Testoni (FI).
Perchè i parlamentari non li eleggiamo più: li nominano i partiti, con le liste bloccate. E’ molto più pratico. Al Senato è arrivato il fratello di
Pecoraro Scanio, Marco, che s’era fatto valere come terzino dell’Avellino.
Poi c’è l’esercito delle mogli, versione italiana delle quote rosa. Alla
Camera ora siede la prima moglie di Paolo Berlusconi, Mariella Bocciardo
(FI). Al Senato c’è la signora Bassolino, Annamaria Carloni. Madama Fassino, Anna Serafini, è deputata per la quinta volta. Il regolamento Ds vietava più di 2 mandati, ma ci hanno aggiunto una parolina: "consecutivi". Lei aveva saltato un turno, ed è rientrata.
Pasquino li chiama "ricongiungimenti familiari in Parlamento".

Ma il più devoto ai sacri valori della famiglia è Clemente Mastella. La sua signora, Sandra Lonardo, l’ha sistemata alla presidenza del consiglio regionale Campania. Il cognato Pasquale Giuditta invece l’ha fatto eleggere alla Camera. Lui naturalmente è il ministro della Giustizia. Ma non è vero che si occupi solo dei parenti: l’altroieri ha promosso direttore generale del ministero Gianpiero Nuvoli, un ex forzista passato all’Udeur che aveva proposto di impiccare Borrelli sulla forca. L’uomo giusto per la Giustizia.
E, visto che gli piace il patibolo, gli han dato la delega ai diritti umani.

Purtroppo in Parlamento i posti sono limitati: solo 945. E anche al governo: solo 103. Chi resta fuori, si arrangia come può. Per esempio sfruttando al massimo i posti di portaborse. Leggere ’La Casta’, il nuovo libro di Stella e Rizzo, per credere. La senatrice FI Elisabetta Casellati, dopo lunghe selezioni, s’è portata alla Camera la figlia Ludovica. Bossi, nemico giurato del clientelismo di Roma ladrona, sistema il fratello Franco e il figlio Riccardo al Parlamento europeo, come assistenti degli on. Salvini e Speroni.
I curriculum sono di tutto rispetto: Riccardo è studente fuori corso, Franco ha un negozio di autoricambi a Fagnano Olona. Altri due leghisti si sono scambiati le mogli a Montecitorio:l’on.Ballaman assume come assistente la moglie dell’on. Balocchi, che ricambia ingaggiando la signora Ballaman.

Poi ci sono le cadreghe di sottogoverno: la moglie di Follini, arch.
Elisabetta Spitz, è nominata dai governi di destra e sinistra direttore
dell’agenzia Demanio. Chissà la fatica per conservare l’incarico, con quel marito famoso, specie dopo che è passato da destra a sinistra.

Poi gli enti locali: altra fabbrica di poltrone mica male. A conduzione
famigliare. In Calabria prima la maggioranza di destra, poi quella di
sinistra hanno assunto per chiamata diretta oltre 200 parenti, amici e amici degli amici nelle strutture speciali regionali. L’assessore al Lavoro Egidio Masella (Prc) aveva promesso più occupazione: infatti, appena arrivato in assessorato, ha assunto la moglie Lucia. Il governatore Loiero l’ha cacciato, ma poi ha confermato in giunta Pasquale Tripodi (Udeur), 3 cugine assunte al concorsone regionale: chissà che brave, per superare quella parentela penalizzante. Lui dove sta? Al Personale, e dove se no? Alla fine la Regione ha dovuto approvare una legge che vieta di nominare parenti nelle strutture
regionali: i politici si son legati le mani, perchè se le lasciano
libere non rispondono delle proprie azioni. Giorni fa Cristiano Di Pietro, consigliere provinciale di Campobasso, è stato ricevuto per una riunione sull’energia eolica dal ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, che è pure suo padre. E’ uscito molto soddisfatto. Poi dicono che nelle famiglie non c’è dialogo.

E occhio alle Asl: la moglie di Fini, Daniela, è socia in un paio di
cliniche finanziate dalla giunta Storace. Il quale aveva pure nominato direttore generale di un’Asl Mauro Floriani, marito di Alessandra Mussolini. Che però, dopo le polemiche, s’è ritirato.

Nel calcio, fino all’anno scorso, regnava una cupoletta chiamata Gea Word, inventata da Luciano Moggi riunendo tanti figli e figlie di papà: il suo e quelli del banchiere Geronzi, del citì Lippi, dell’on. De Mita, dei bancarottieri Tanzi e Cragnotti. Da quelle parti si faceva le ossa un giovane procuratore in erba, Pellegrino Mastella. Che non è omonimo del ministro: è proprio suo figlio.

Montanelli, contro il nepotismo, proponeva una soluzione drastica:
sterilizzare i vip. Naturalmente non gli diedero retta. Perciò, dr.
Wolfowitz, se le andasse male alla Banca Mondiale, si trasferisca in Italia.
Avesse fatto le stesse cose qui, a quest’ora sarebbe capo del governo.
Minimo, la inviterebbero al congresso Ds e a comprarsi Telecom. Da noi la famiglia viene prima di tutto. Anzi, se si spiccia con l’aereo, arriva giusto in tempo per il Family Day.

Marco Travaglio



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