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Wednesday, May 23, 2007 - ore 11:14
Lettera aperta
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sono unutopista, forse. Non posso permettermi di comperare una pagina del Vostro quotidiano. Non trovo così etico ed educativo scrivere pubblicamente per comunicare intimamente (abbiamo però esempi "illustri" e sono stati lasciati liberi di sfruttare il mezzo mediatico) ma ho deciso di tentare...
Sono una giovane pubblicista padovana ma che vive a Roma e sono anche una sorcina. Ma sono prima di tutto una ragazza fin troppo sensibile ed unamica ed è con estrema sensibilità (forse troppa) e con un pizzico di sana follia che scrivo queste righe, per amore, per amicizia...
Grazie.
***
Caro Renato,
quando qualche anno fa chiesi a mio padre di definirmi, lui ci pensò su, cercava un’immagine, un aggettivo, un carattere...poi disse semplicemente che sono sensibile, fin troppo. Sottolineò il "fin troppo" e quanto questo possa essere un bene ma anche un male, perchè può farne, a me, tanto.
Mi capita di ripensare spesso a quelle sue parole, all’analisi esatta che fece di me. Fin troppo...è verissimo.
A tal punto che non dormo, non mangio, non faccio...ma penso, in silenzio. Che sogno ad occhi aperti e mi isolo dal reale...certa che non sia per me. A tal punto che leggere una poesia o sentire Vivaldi mi appaiono segni di dignità di vivere...di senso. Che uno sguardo è un mondo, un modo di fare, di essere, di dire...di sentire. Mai quanto sento io. Fin troppo...
Che cosa sento? sento me stessa e il non senso che realizzo, attuando la vita. Sento che sono quello che non ero destinata a divenire, ma di più...o di meno.
Sento che sono sola, di quella solitudine che è congenita al fin troppo...
Sento che credo nel cuore della gente, nel loro sguardo, nel loro essere, sento che c’è da fidarsi anche, a volte, e sento che fidarsi non è la soluzione per non esporsi, e tutelarsi.
Ma rischio, rischio ogni volta che abbandono il cinismo, il mio cinismo, l’unica corazza che protegge da sigarette fumate in faccia senza pietà...desiderosi che quel fumo passivo ti copra, ti nasconda, ti pieghi al volere folle di un tiranno nemico talmente magnetico da farti sentire piacere nel soggiogarti, nell’essere in suo potere.
Sento che posso aprirmi, sento che voglio spiccare un volo e poi sento che basta un alito per disorientare le mie ali, un sussulto per smuovere un terremoto nei miei sentimenti...
Fin troppo...
estrema in un senso e nell’altro...capace di resistere e incapace di concedersi completamente.
Non c’è chi lo capisce quello che sento...ma cè la tua musica.
Tu e la tua musica costituite un fenomeno culturale piuttosto complesso e molto diverso dall’immagine talvolta riduttiva presente nell’immaginario collettivo.
Esiste per me un aspetto poco noto di Zero, che forse ha finora suscitato minore interesse o che, comunque, nell’industria editoriale (sia discografica che letteraria), probabilmente più attenta a commercializzare il prodotto che a promuoverne e approfondirne la conoscenza, non è stato così ampiamente preso in esame.
Ritengo che sia necessario sfatare un certo clichè commerciale e riconoscere che l’artista è stato ed è un carismatico provocatore-promotore desideroso di sostenere le istanze politiche e sociali attraverso la diffusione di un messaggio di giustizia e di pace. In questo senso, quale instancabile portavoce della contestazione anticonsumistica, promotore di una protesta che oggi, con un termine un po’ inflazionato, sarebbe forse definita “anti-globalizzazione”, non solo è corretto ritenere, a mio avviso, che nella sua musica vi è una matrice “religiosa” forte ma che egli stesso rappresenta un “leader religioso” se intendiamo la musica come strumento e come testimone del fatto che l’Essenziale è, in tutte le cose, “non so che d’inafferrabile e d’ineffabile”, questo rafforza la teoria che la Cosa più importante del Mondo è quella che non si può dire ma che la musica sa far intravedere.
Sono convinta che una corretta lettura e comprensione dell’opera di Zero sia possibile solo attraverso un’approfondita ricerca e un attento studio di tutta la realtà storica, sociale, politica, religiosa e musicale da cui nascono e su cui si fondano le sue canzoni. Senza tutto questo, a mio avviso, non è possibile ottenere una comprensione autentica che renda giustizia all’opera di un uomo così profondamente religioso, nel senso più ampio e alto del termine, e di indiscutibile levatura morale.
Mi sono chiesta spesso, sotto il tuo portone, se avrei mai avuto la possibilità di parlatene... Sono tornata ancora, ho aspettato un po’…ho guardato i tuoi fiori (ho voluto immaginarti mentre li sfiori sentendone il profumo!), e tu ancora non c’eri, non scendevi, non salivi ma facevi battere il mio cuore ugualmente.
Se i giorni nei quali sono arrivata al tuo angolo di mondo tu eri altrove, ho preso ogni volta questo come un segno che non era necessario incontrarsi…ed era vero, perché hai il potere di farti sentire nella tua musica e perché il tuo insegnamento mi guida dai tuoi video, dai tuoi dischi…
Poi ho deciso che devo dire qualcosa di te in maniera forte e devo farlo perché hai dato a me la forza di credere ancora anche quando era difficile, e hai dato forza di fede autentica a chi è guarito grazie anche alla tua volontà di non arrenderti.
L’altro giorno in libreria c’era la tua biografia musicale, continuo ad avere conferma, leggendola, che il messaggio di fede che passa nei tuoi versi sia reale e non una semplice suggestione e che questo vada detto e scritto perché molto spesso si banalizza la musica senza riconoscerla veicolo non solo di emozioni ma anche di valori.
Sono anni, me ne rendo conto, che mi scivola addosso la vita, se non per pochi istanti nei quali l’ho afferrata. Ora vorrei quella svolta che credo di avere trovato ogni qualvolta faccio una promessa a me stessa, l’ennesima.
La promessa è quella di stare bene, sotto ogni punto di vista.
Odio essere derubata del presente e del futuro, rimandando al "domani", anzi, "domai", il via, la partenza vera, la vita.
Renato, sei ciò che mi fa sentire viva, ad accompagnare questa pagine di vita, ad ispirarle, perchè ispiri le mie giornate, perchè ti ascolto, perchè sei sempre qui...adesso.
E non è una fede. E’ una passione, la qual cosa è diversa, molto.
Sono lieta di essere sotto la tua ala. Di viverci con la tua musica in testa e nel cuore.
Sì, sono onorata e felice di essere stata presa sotto la tua ala. Di cuore.
E sarò serena e soddisfatta quando volerò davvero...lasciandomi dietro tutto il male che continuo a farmi. Di quale male si tratti...non posso e non sò dirlo, ma ne conosco l’entità e forse sarà più facile, in questo modo, debellarlo.
Ti chiedo scusa per l’invasività di alcune mie parole e per questa stessa missiva ma era necessaria perché quando hai da dire grazie, non puoi trattenerti.
Fin troppo...
Sensibile, fin troppo.
...anche adesso, anche per te.
Con immensa stima,
appena in tempo...
Michela
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