
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Thursday, May 24, 2007 - ore 08:57
Milanismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Mi sono svegliata sperando in un mondo diverso, in cui si tifa una squadra e la si ama incondizionatamente. E si ama quella per amarla, e non per ridere di chi perde. Purtroppo è chiedere ancora troppo.
Ma mi sono svegliata anche Campione d’Europa... Che sensazione straordinaria...
CAMPIONI D’EUROPA

Una delle cose più brutte che ho visto in vita mia è stata, due anni fa, un gruppetto di interisti che festeggiavano al duomo dopo la sconfitta del Milan. Come si può essere così stronzi? E’ come un lutto, per me. Ed essere derisa per un sogno infranto è stata una delle azioni più cattive che mi siano mai state rivolte. E quel gruppetto di interisti che rideva della mia fede, del mio dolore, del mio sogno infranto: l’ho trovata una cosa di pessimo gusto, oltre che di una totale mancanza di sportività. Io piangevo e volevo rinnegare, volevo mollare tutto. Eppure lo sapevo che non si cancella un cuore rossonero. Piangevo, gridavo che non era giusto che soffrissimo così. Piangevo che non so neanch’io da quanto non piangevo così.
Anche ieri piangevo. Ma ieri sera non è stata come due anni fa, ieri sera ho sì pianto, ma di una gioia bella. Di nuovo a piangere, come una bambina, a piangere con i lacrimoni grossi. Come una bambina che piange.
Non ci credo ancora, non riesco a crederci eppure è tutto vero: contro tutta la sfortuna, contro tutte le gufate, contro tutte le ingiurie. Contro chi diceva non valete niente, contro chi diceva che la Champions non vale niente, contro chi dice che è facile, figurati, altro che il campionato. Contro tutti quelli che credevano che non ce l’avremmo fatta, e a volte contro noi stessi, perfino, perchè sperarci è diverso da crederci.
Incredibile, non può essere, non è vero. Partendo dal basso, a passi piccoli piccoli, uno dopo l’altro. Con umiltà, con passione, con il cuore, senza mollare mai, giocando a calcio. Come in un sogno, contro una squadra che come noi è partita dai preliminari, senza disturbare, mostrando in campo doti di compattezza, sicurezza, forza d’animo. Una degna e obbligata rivale in finale, doveva succedere...
Campioni d’Europa.Mai dimenticherò Istanbul, mai. Quanto sono stata male, quando l’ho portato dentro. Quante volte persone sciocche tiravano fuori l’argomento solo per ridere di me. Quello è un dolore che brucerà per sempre, nessuno può dimenticare Istanbul. Nessun Milanista dimenticherà mai Istanbul, e nessuno vuole farlo. Ci è servito eccome, nonostante quella notte insonne a girarmi nel letto, incredula, distrutta.
Ma da ieri quel dolore scompare per un po’, e mi godo con orgoglio il mio essere rossonera fino al midollo. Nonostante una partita così così, ma non potevamo chiedere diversamente. Ci hanno impedito di costruire il gioco, hanno marcato come mastini, non ci hanno lasciato spazi. Ma poi ha vinto quel destino che io lo sentivo, due anni fa ci aveva presi in giro per la troppa sicurezza dimostrata. Eppure quello era stato un Milan perfetto...
Onore al Liverpool, e il resto a noi, che per due anni abbiamo atteso la rivincita, che doveva arrivare, era nel destino! Doveva arrivare, non potevamo portare dentro quella partita senza esorcizzarla, prima o poi. Ed oggi è arrivato quel momento, e piango come una bambina...
Come ogni volta che dico dai, Silvia, che te ne frega, è solo una partita.
Non è mai solo una partita. E’ solo Milan.
Io amo il calcio, amo la mia squadra, amo il mio essere sportiva, e festeggiare, e fregarmene degli altri. E soffrire in silenzio, e gridare di gioia.

E anche se ieri sera non ha potuto mostrare tutto, io adesso
VOGLIO il Pallone d’Oro per questo ragazzo. Se non lo merita lui non so chi...
E mi accodo a Inzaghi: per Alberto.
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