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Thursday, May 24, 2007 - ore 23:38 Il riscaldamento globale, dovuto all’effetto serra, costituisce una delle principali minacce di carattere ecologico che incombono sull’umanità. La temperatura media della Terra, che negli ultimi 1000 anni era stata circa costante (con una leggera tendenza al raffreddamento), nel corso del XX secolo è aumentata di 0,6 gradi. Considerando dati raccolti dal 1861 a oggi, gli anni tra il 1990 e il 2000 sono stati la decade più calda, e il 2003 l’anno più caldo in assoluto (ma forse questo record sarà battuto dal corrente anno 2007). In conseguenza di questo riscaldamento si sono già avute coneguenze notevoli: la copertura nevosa è diminuita del 10% dal 1960 a oggi, si è avuto un ritiro generalizzato dei ghiacciai e il livello dei mari, a causa dello scioglimento dei ghiacci polari, è cresciuto di 10-20 cm nel corso del XX secolo. Nonostante alcune voci dissenzienti, è ormai assodato che la ragione del progressivo riscaldamento del pianeta risiede nell’opera dell’uomo. Attraverso l’immissione nell’atmosfera di certi gas, il principale dei quali è l’anidride carbonica (indicata spesso con la sua formula chimica, CO2), l’uomo ha incrementato il cosiddetto effetto serra, un effetto già naturalmente presente. In pratica, questi gas-serra consentono alla radiazione solare di raggiungere la superficie terrestre, ma ne ostacolano parzialmente la riemissione verso lo spazio, comportandosi proprio come i vetri di una serra. L’opera dell’uomo sta rendendo questi "vetri" sempre più efficaci. Oltre alla CO2, che viene prodotta in tutti i processi di combustione, altri gas-serra sono il metano, prodotto in grandi quantità nell’allevamento del bestiame (gas intestinali) e nella fermentazione delle sostanze organiche (ad esempio quando la componente umida dei rifiuti finisce in discarica), l’ossido nitroso (prodotto in agricoltura in seguito all’uso intensivo di fertilizzanti azotati, nonché nelle marmitte catalitiche delle automobili) e vari gas usati nell’industria. La prima, ovvia conseguenza è che fa sempre più caldo: le estati diventano progressivamente più torride, e gli inverni meno freddi. In media, tra il 1950 e il 1993 le temperature minime notture sono aumentate di 0,2 gradi per decennio, e le massime diurne sono aumentate di 0,1 gradi per decennio. Come già detto, all’aumento delle temperature si accompagna un progressivo scioglimento dei ghiacci polari, che causa un innalzamento dei mari, e una progressiva riduzione dei ghiacciai montani. In particolare, è già stato riscontrato che animali e vegetali tendono a spostarsi progressivamente verso nord, tentando di "inseguire" il clima a loro più congeniale. Questo effetto che sta portando alle nostre latitudini animali e parassiti un tempo assenti. Le proiezioni dell’IPCC, che alcuni giudicano eccessivamente prudenti, dicono che nel corso di questo secolo, in assenza di misure atte a contrastare l’immissione di gas-serra in atmosfera, si avrà un innalzamento della temperatura globale compreso tra 1,4 gradi e 5,8 gradi, e questo causerà un innalzamento dei mari compreso tra 9 e 88 cm. Questo innalzamento segnerà la fine per moltissime comunità costiere, o addirittura di interi stati, la perdita di milioni di ettari di terreno coltivabile, e innesecherà migrazioni di massa su una scala mai vista nella storia dell’uomo. Oltre alle semplici conseguenze dell’innalzamento della temperatura media, occorre poi considerare che la presenza di una maggiore quantità di energia nell’atmosfera innescherà fenomeni meteorologici estremi, come uragani, inondazioni, siccità, di proporzioni e con frequenza sempre maggiori. Di ciò sono già avvertibili le prime avvisaglie, come mostra anche il grafico seguente, in cui è riportato il numero di cicloni registrato a livello mondiale dal 1840 a oggi, numero che risulta in crescita ad un ritmo sempre maggiore. Che fare? Come si è visto, la causa principale del riscaldamento globale è la CO2, che viene prodotta principalmente nella combustione di carbone, petrolio e suoi derivati e gas naturale. È chiaro quindi che occorre ridurre l’uso di questi combustibili. I paesi industrializzati, che sono i maggiori responsabili delle emissioni di CO2 e altri gas serra, hanno sottoscritto il Protocollo di Kyoto, attraverso il quale si impegnano a ridurre entro il 2010 le proprie emissioni del 5% rispetto ai livelli del 1990. Purtroppo anche questo impegno, che è in realtà assolutamente insufficiente a fronteggiare la situazione e costituisce solo un primo, debole passo, si sta in pratica rivelando di difficile realizzazione. In particolare, gli Stati Uniti si sono rifiutati di ratificare il protocollo, e anche la Russia, il cui contributo è determinante per consentire l’entrata in vigore del protocollo, si sta mostrando restia a ratificarlo. È quindi necessaria una forte spinta dal basso per convincere i politici della necessità di attuare serie misure di controllo delle emissioni. A questa azione è opportuno aggiungere una serie di misure da attuarsi a livello locale per iniziare sin da subito la riduzione delle emissioni. Senza voler entrare nel dettaglio delle modalità attuative, citiamo un elenco (non esaustivo) di obiettivi: riduzione dei consumi di energia; aumento dell’efficienza energetica attraverso l’adozione diffusa della cogenerazione; promozione delle energie rinnovabili (in particolare solare ed eolico); riduzione dell’uso dell’auto privata e potenziamento dei sistemi di trasporto pubblico (in particolare quelli su ferro); riduzione dei consumi (ogni prodotto richiede energia, e quindi emissioni di CO2) e preferenza per i prodotti locali. Notiamo che in particolare il problema dei trasporti è critico: nei prossimi anni si prevede che la maggior parte dell’aumento delle emissioni europee sarà dovuto al settore dei trasporti. LEGGI I COMMENTI (4) PERMALINK |
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