
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Friday, May 25, 2007 - ore 09:19
Luismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Che terribile dimenticanza! Solo ora mi accorgo che non vi ho mai presentato il mio migliore amico in biblioteca!! Non vi ho mai resi partecipi della presenza ingombrante che incombe su ogni essere vivente che passi tra le vecchie e nuove mura della Biblioteca Comunale di Treviso. Lui. Non ha nome, a pochi importa, forse a quei due smidollati che lo ritengono un mago del rimorchio. Certo, un 35enne che abborda le sedicenni.
Quando arriva si dice solo “è arrivato vieni dentro”, o “è arrivato girati”, o ancora “cazzo è arrivato dove ci nascondiamo?”. Il pontificatore, il rivelatore, il palcoscenico della verità, della conoscenza, della misericordia e della sapienza, lui. L’innominato. Ma minuscolo, per rispetto all’Innominato che a questo punto della storia comincia a starmi pure un po’ simpatico.
Lui non si presenta, lui arriva. Stai parlando con qualcuno, che siano 2 o 10 persone per lui non fa importanza. Non si presenta, arriva e parla. Ti da la sua versione dei fatti (opposta, contraria) e pretende che tu lo stia ad ascoltare finché non ha terminato il suo sermone.
Il mio primo incontro ravvicinato con lui è stato quando lavoravo in concessionaria, era venuto a vedere la Nuova Bravo per cui facevo la promoter, e mi aveva imbollata con discorsi senza fondamenta che poco avevano a che fare con motori e automobili. Neanche con i copertoni, neanche con una chiave inglese. Dopo aver scoperto che studio lettere, non ha trovato miglior argomento per attaccare bottone che chiedermi se mi piace Marino. E al mio diplomatico “ci sono autori che mi piacciono di più”, ha incominciato la sua arringa in difesa del Marino (probabilmente l’unico autore che ricordava dal suo terzo esame di diploma, ma che chiamava amichevolmente Marini, tanto che ho dovuto rispolverare un esame del primo anno per capire cosa intendeva) fino al momento in cui gli ho spiegato a parole mie che “devo lavorare”. Con educazione. Fine primo incontro. Ma quel suo ammiccamento finale, quel sorrisetto viscido e sporco mi diceva che sarebbe successo qualcosa, a breve, troppo a breve.
E infatti, pochi mesi dopo, un nuovo dialogo surreale avviene sui gradini che portano alla vecchia Biblioteca di Borgo Cavour. Si ricorda di me, si avvicina con fare principesco, mi abborda con frasi retoriche sul tempo e sullo studio, e su quanto sia importante per lui la cultura. Infatti è al terzo diploma di perito tecnico. Complimenti, mi azzardo a dire tentando una fuga improvvisata. Ma il dramma è in agguato.
Mi chiede come va il lavoro, se sono ancora in concessionaria, se prendo bene. Gli comunico che le promozioni hanno durata limitata, e che sto aspettando i soldi perché lavoravo lì tramite agenzia, e ci sono infinite trame burocratiche delle quali l’universo non è ancora stato messo al corrente.
“Eh, le studentesse, si sa come fanno fare i soldi facili: o spacciano, oppure… beh, ci siamo capiti, lo sanno tutti”.
Cioè? Si prostituiscono? Certo. Testa di cazzo ignobile mentecatto viscido ignorante. Ho tentato di ribattere, ma ne ho persa la voglia dopo le prime 3 sussurrate sillabe:
Fot-ti-ti. Non ne vale la pena, no. Ho biascicato qualcosa sul fatto che ho fatto almeno 6 lavori diversi da quando sono all’università, e non ho mai sentito il bisogno di incrementare le mie entrate spacciando. Sono scappata dentro a ruota della Fede che aveva assistito alla scena. Mai più, ho giurato che mai più mi avrebbe parlato. E invece non è una tua decisione, tu non puoi farci niente, perché è lui che si avvicina di soppiatto. Sente che vuoi evitarlo, sente che vuoi schivarlo, e ti frega. Arriva alle spalle. E parte con una frase ad effetto tipo “ciao principessa, fammi un sorriso”. Ok, per non sentirgli più dire che non sorridevo ho sperimentato il sorriso più ipocrita conosciuto dall’uomo, e con un ingegnoso stratagemma riuscivo a dare ai miei occhi una luce diversa, un brillio quasi angelico. “Ciao principessa, fammi un sorriso”, lo sto facendo idiota e adesso mollami. No, perché se sorridi crede di poter partecipare alla tua gioia, o addirittura di esserne l’artefice. Lui, quei suoi capelli fritti, quel suo naso parasole, quelle sue enormi curve spalle colorate con maglie che gli donano quanto a me una minigonna bianca. Mi allontano sconsolata, ogni volta. So che è un momento, che tra poco starò meglio. Ma so che tornerà, e pontificherà, e mi spiegherà l’origine della galassia, o come si riproducono gli invertebrati, o cosa succede quando metti a bollire insieme una patata e un pompelmo. Lui sa, è onnisciente, e onnipresente. Lui è nel destino di tutti, non si può fuggire al destino.
Nessuno sa il suo nome, nessuno vuole saperlo. Lo si tiene alla larga come un calzino dopo l’allenamento di tennis.
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