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nevebianka, 22 anni
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ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) scoprire che niente ha un senso, che sono insignificante e che tutti i giorni che ho vissuto si perderanno in un lieve vento senza fine
2) Ma perché ci deve sempre essere qualcuno che rompe i ******** e mi rovina la giornata ???
3) ci saranno giorni migliori
4) quando le uniche risposte ai tuoi sms sono gli addebiti...
5) Svegliarsi la mattina e sapere di avere fatto un guaio a cui non si può rimediare
6) doversi alzare da sotto il piumone alle 7 di mattina in pieno inverno
7) ki non è capace di farsi i santissimi KAZZI SUOI!!!e viene a farsi i kazzi miei!!!

MERAVIGLIE


1) il sesso
2) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
3) accendere la radio proprio mentre stanno trasmettendo la tua canzone preferita
4) Le castagne appena cotte.. un caminetto, una bella boccia di vino rosso e una persona speciale accanto..
5) sentirsi stupidi quando ci si piange addosso, guardarsi attorno e rendersi conto che c'è chi, nonostante stia più male di te, ha la forza di continuare a testa alta senza fiatare.


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Monday, May 28, 2007 - ore 19:57


Cenerentola, di Elio e le storie tese
(categoria: " Vita Quotidiana ")



(così vi spiego pure da dove ho preso "oalsecnev")
Ecco il link dove potete sentirla.. perchè va sentita.. leggerla solo nn rende l’idea
http://www.webalice.it/albino/cenerentola.mp3


C’era una volta una figlia che aveva due figliole brutte e antipatiche e decise di risposarsi… prese come seconda moglie una donna superba e arrogante, che era buona e gentile, Matilde e Carlotta.
Un triste giorno morì, rimasta sola e indifesa fu messa in cucina a sbrigare tutti i lavoranti, mentre le due sorelle antipatiche e la matrigna facevano una vita da bacchetta.
"Sorellastra! Portami a letto!"
E quella fanciulla superba e arrogante, buona e brava, da allora si chiamò Venceslao.
"Che ridere! Ahahahah! Hahahahah. Che Eredir!"
Ma lei non si lamentava del soprannome e continuava a lavorare. Ed ecco che dalla fiamma del camino:
"Un momento!"
"Non vogliamo diventare cavalli!"
"Voglio un avvocato!"
"Accettiamo di diventare cavalli."
Finalmente il giorno del ballo arrivò e le sorellastre accompagnate dalla sorellastrigna uscirono tutte aggonghindate, sembravano tutte aggoghindate, aggodringhindate, ma loro credevano di stare tutte aggonzeghindundate, benissimo... Sembravano tutte aggonzedringhindate.
"Venite qui ragazze! Il figlio del re riceverà sabato sera nel pazzo reale il figlio del re della città, dice: già… è di rigore l’abito della città… giàà…
"Presto Cenerentola stirami l’Inghilterra!"
"Cenerentola lascia stare quei prillanti, lustra perbene il mio diadema di brillanti."
"Sorellastra! Portami a letto!"
"Non potrei venire anch’io al ballo?"
"Tuuu? Al ballo?"
Cenerentola sorrise.
"Ahahehehahaheh."
Come aveva potuto pensare col suo vestito stracciato? No. Già! Nooo
Rimasta sola Cenerentola, che si chiamava Venceslao, prese in mano il suo amico gatto, che si chiamava Oalsecnev, e sedette accanto a Oalsecnev, poi si accostò a una trappola dove stavano sei topini, giàà… e trasformò i topi in sei topolini, anche se Oalsecnev non era molto contento. Giààà…
"è vero Cenerentola, questa è la tua madrina, ti manderà al balloooooooo."
"Oh, scusami mia buona madrogno."
"Sei perdonata Cenerentola. Vediamo... Innanzitutto tu hai dei bei baffi!!"
"Grazie buona madrina. Grazie!"
"Però una damigella deve avere al suo seguito delle lucertoline! Lasciami pensare… Tu hai bisogno di una cozza!”
“Grazie!”
“Ecco!”
“Accettiamo di diventare cavalli.”
“Grazie.”
Ora tutto era a posto c‘era la cozza, c‘erano i calli e i letti erano al loro posto.
“Sarai splendida!”
Un tocco di bacchetta magica e Cenerentola si ritrovò vestita col suo solito vestitino, una zucca e corse subito a nascondersi. Graaaaziee… Felice corse verso la carrozza ma la fata la fermò:
“Tu hai dei bei baffi! Ricordati che i mieicanalitifuernuamaritifeletulonà ! E ora vai, corri, divertiti!”
“Graaaaziee.”
E presto la cozza giunse nei giardini reali. Non vi dico quant’era bello il re, non vi dico quant’era bello il figlio del re, non vi dico quant’era bello il castello del re, non vi dico quant’era bello il castello del figlio del re e non vi dico come rimase colpito il figlio del re da quant’era bello il re.
Il principe era circondato dal re.
“Damigella, ecco il mio braccio. Benvenuta al braccio, le porgerò io stesso lo scalone.”
Il figlio del re toccò la bella fanciulla e le faceva molte domande.
“Vostro padre abita in città?”
“Veramente Maestà…”
“Quante miglia avete percorso?”
“Non saprei…”
“Ditemi almeno che targa ha la vostra cozza.”
“Che ore sono?”
“Oh presto, sono solo le dodici e un quarto.”
Cenerentola ricordando le parole della fata: “ I miei incantaloniferetomonaimise mezzanotte” scappò via di corsa.
L’indomani sera Cenerentola tornò al ballo a mezzanotte e un quarto, senza fiato, senza carrozza, senza valletti e con il suo solito vestitino strappato. Ed ecco suonare la mezzanotte.
“Addio Principe!”
“Aspettate!”
“Non importa. Addio!”
Cenerentola arrivò a casa e corse subito a nascondersi.
“Oh scarpina, scarpina di cristallo, mi ricordi il mio primo e ultimo ballo, ma è ora di lasciare questi sogni Vencelslao, orsù.”
Il principe ballò sempre con la scarpina e non se ne separò più.
“Com’è piccola.”
Partirono per un viaggio di nozze così lungo che non sono ancora tornati.




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