Hai presente quando capita un imprevisto? Stai partendo per le vacanze: macchina caricata, bambini già con le cinture allacciate, tutto pronto. La macchina non s’accende! Che nervoso! Hai appena terminato un lavoro al computer. Lo stai rileggendo: nel frattempo salta la corrente e il testo va perduto. Che nervoso! Il sabato sera stai per uscire: truccata, sistemata, tutta in linea. Mentre esci di casa t’accorgi passando davanti allo specchio che il trucco sta colando sul viso. Che nervoso! La messa sta per finire: caldo, fumo di candele, troppo incenso. Prima della benedizione il prete dice: “Sedetevi un istante”. Eri già con la testa sul bancone del bar. Che nervoso! Sei a Fiumicino in partenza per le vacanze. Sulla pista l’aereo ha i motori accesi: t’accorgi che il passaporto è scaduto. Che nervoso!
Sembra incredibile, eppure è straordinariamente vero: la Chiesa è nata da un soffio. Come l’uomo nacque da un soffio che trasformò fango in vita fino a diventare uomo. Nata da un soffio in un giorno qualsiasi, in un giorno di ordinaria quotidianità. In un giorno in cui un drappello di uomini, paralizzati dalla paura e asserragliati per paura del mondo esterno, sono stati spinti fuori da una bufera di vento gagliardo. Creati con un soffio, inviati con un soffio!
E pensare che ormai nessuno si aspettava più nulla da quegli individui. Erano degli sconfitti, un numero esiguo, apparentemente insignificante e per di più decapitato (il loro leader maximo era scomparso definitivamente). La situazione si era normalizzata: l’ultima volta li avevano visti con lo sguardo fisso sulle nuvole e pensavano che il pericolo fosse oramai neutralizzato. Ormai la situazione si era definitivamente normalizzata, dopo l’agitazione provocata da quel guastafeste poco apprezzato che era sbarcato dalla terra sconosciuta della Galilea col suo manipolo di straccioni. Normalità era la parola d’ordine: la lezione inflitta a quegli incapaci doveva essere servita nel caso qualche esaltato coltivasse ancora delle idee bizzarre. Tant’è vero che a Gerusalemme era accorsa sa tutta la regione, come ai vecchi tempi.
Tranquillità… non fosse altro che per un piccolo fuori programma. Un fuori – programma che fa saltare in aria tutto il programma. Ma cosa succederà?! Difficile rendersi conto di quello che sta succedendo. Impossibile prevedere le conseguenze. Anche perché quel lampo di genio ha tutta l’aria della serietà, non si presenta come una semplice vampata d’entusiasmo. Non lo sa nessuno. Non lo sanno nemmeno loro, gli eterni spiazzati dai colpi d’ala del Maestro. Non sono stati preparati dei discorsi. E poi distribuiti, spiegati, riletti e corretti. No, la Chiesa improvvisa! Lo Spirito mette in bocca a quegli inesperti parole nuove, mai sentite prima!. Desta stupore perché spunta all’improvviso, nel momento meno pensabile, dice delle cose stupendamente giganti, si comporta in maniera insolita. E poi è una chiesa apparentemente maleducata: non ha chiesto a nessuno il permesso di uscire allo scoperto, non ha concordato i modi, non ha discusso sui tempi – finanziamenti – interessi, non ha preteso garanzie in caso di bancarotta. Si è trattato di un incidente. Incidente dalle conseguenze serie stavolta.
Incidente! Incredibile:
la Pentecoste è la radiocronaca di un incidente “non annunciato”. Eppure questa sembra gente preparata:
“ognuno li sentiva parlare la propria lingua”. Che poi era la lingua di tutti i giorni, lingua che profuma di bucato e di panni stesi al sole, il dialetto della vita di tutti i giorni, delle cose quotidiane. Quella in cui il pane si dice semplicemente pane, l’acqua si chiama acqua e incontrando una persona la si saluta semplicemente con un
“buongiorno”. Parlavano il gergo del popolo e inanellavano cose strabilianti, fatti e azioni che non dipendevano da loro:
“Tutti erano stupiti e perplessi e si chiedevano l’un l’altro: Che significa questo?” (At 2,12). Altri tentavano di tenere a bassa quota la portata di quell’ondata d’improvvisazione:
“Si sono ubriacati di mosto” (At 2,13) Ma tu te la immagini la gente di Gerusalemme: i grandi capi, i dottori, le maestranze varie, le pance decorate al valore civile… Poveracci! Loro avrebbero preferito (anzi, ne erano profondamente convinti) che quegli uomini paralizzati dalla paura rimanessero per sempre inchiodati in casa, così come li aveva scovato il Maestro Risorto. Non avevano calcolato un fattore: la fantasia dello Spirito Santo. Oggi c’è bisogno di spolverare questa parola dalla potenza inaudita. Fantasia, cioè la capacità di creare, il brivido di scoprire, l’astuzia di accendere il cervello, il coraggio di buttarti su strade nuove. Ne sapeva già qualcosa Geremia:
“Nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa: mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo” (Ger 20,9).
Fantasia, sinonimo di giovinezza! Ricordate il tormentone di qualche mese fa:
"Ci sei? Ce la fai? Sei connesso?" Connessi? Sempre! Come se il tempo e lo spazio non esistessero. Pronti a dirsi ciao sotto casa e a ritrovarsi un minuto dopo a chattare su Messenger, mentre il cellulare vibra in tasca e l´iPod in cuffia impermeabilizza da ogni disturbo esterno. Nati all´inizio degli anni Novanta, quando il mondo mandava in pezzi le ultime ideologie. Senza accorgervene state rivoluzionando il mondo, in pochi anni hanno riscritto l´alfabeto della comunicazione in un linguaggio globale fatto di sms, mail, emoticon e blog, travolgendo le barriere dell´età, della fisicità, dei sentimenti. Pochi libri, poco cinema e molti video, sport per tutti e tanto shopping: nel loro "pantheon" non ci sono nomi duraturi, ma hit che durano una stagione, ieri Muccino, oggi Scamarcio, ieri Brad Pitt oggi Orlando Bloom, ieri Harry Potter, oggi le saghe di Cristopher Paolini. Le statistiche Doxa dicono che in un anno leggete due libri a testa, eppure hanno decretato il successo senza precedenti dei romanzi di Federico Moccia (un milione di copie vendute, un film, un’opera teatrale, due romanzi successivi), del film e del libro «Notte prima degli esami», e di saghe come “Eragon” o “Cronache dal mondo emerso”.
La fantasia regna sovrana!
Da duemila anni è in atto un tentativo convinto di spezzare le ali alla fantasia dello Spirito Santo. Se vuoi provarci anche tu…in bocca al lupo. Ma mi sa tanto che anche la tua sarà l’ennesima lotta contro i mulini a vento. O, più familiarmente, la lotta della massaia con le formiche. Avete mai osservato una tribù di formiche che s’insedia in una casa? Eccole sul focolare. La donna non lascia più cibarie lì e le mette sul tavolo. E loro fiutano l’aria e danno l’assalto al tavolo. La donne le mette nella credenza e loro passano dalla serratura della credenza. La donna appende al soffitto le sue provviste e loro fanno un lungo cammino lungo le pareti e i travicelli, si calano per la fune e mangiano. La donna le brucia, le scotta, le avvelena. E poi sta tranquilla convinta di averle distrutte. Oh! Se non vigila, ecco la sorpresa!
Ecco le nuove nate che escono, e siamo da capo. Così finchè si vive.
Sei sicuro che valga la pena?
Buona settimana!