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Saturday, June 02, 2007 - ore 07:47


"Giovani d’oro"
(categoria: " Riflessioni ")


"GIOVANI D’ORO"
"Grillo Parlante" di Asiago - 1 giugno 2007

“Un’ora passata troppo in fretta. Il tempo per una volta volentieri l’avrei fermato. Una delle poche volte che mi son sentita partecipe di parole che avevano un senso, un senso firmato da due storie concrete. Due giovani innamorati pazzi della vita, appassionati di sport, convinti delle loro idee che si sono presentati a testa alta.


I giornali e le agenzie di stampa li hanno definiti "la strana coppia": un prete e uno sportivo legati da una semplicità disarmante e da un sorriso convincente.
Due cose mi hanno colpito: i loro occhi splendenti e la loro grinta che vibrava nelle parole.
Una splendida occasione creata dall’ AVIS – Altopiano di Asiago che merita un elogio. Per una volta noi professori ci siamo seduti e abbiamo lasciato la parola ai giovani. Che, senza vergogna alcuna, hanno dimostrato carattere e una capacità di catturare l’attenzione inaspettata. La timidezza di Enrico e l’eloquenza di don Marco mi hanno fatto sentire orgogliosa di lasciare spazio alla gioventù.
Erano anni che non vedevo 300 ragazzi in silenzio e catturati dalle loro parole.
Complimenti Enrico! Complimenti don Marco! Siete veramente dei “giovani d’oro”! L’Altopiano è orgoglioso di voi!"

Una professoressa delle superiori


IL CORRIERE DEL VENETO
"Come don Bosco in un mondo di Hi-Tech, Myspace e YouTube "

di don Marco Pozza
da Il Corriere del Veneto, sabato 2 giugno 2007, pag. 21

A 80 anni zittì due milioni di giovani con una frase-verità: “Forse a voi giovani non verrà chiesto il sangue, ma la fedeltà a Cristo certamente sì!”. La storia di Karol Woityla è la storia di un uomo che ha vinto la scommessa più assurda: ri-accendere nel cuore dei giovani un sorriso inebriato parlando loro non delle conigliette di Play-Boy, dei gossip mondani o di un’insulsa sessualità… ma suggerendo Gesù Cristo. Come a dire: “le sorgenti mantengono sempre la parola” (E. BURKE).
Non ci potrebbe essere biglietto da visita più bello per far gli auguri a Luca, Lorenzo, Davide e Federico. Quattro ragazzi, quattro storie giovani … un sogno: essere preti! Domenica nella cattedrale di Padova il Vescovo consacrerà sacerdoti questi ragazzi. Per loro, inizierà un viaggio, il viaggio della loro vita sacerdotale! Una vita che – come canta F. Battiato - chiederà loro di portare il silenzio e la pazienza per raggiungere le vie che conducono all’essenza. Cristo tesserà i loro capelli come trame di un canto e farà conoscere loro le leggi del mondo per farne poi dono. I profumi dell’Amore inebrieranno i loro corpi e abbracciati a Cristo percorreranno lo spazio e la luce per non invecchiare.


Non sarà un gioco, anche se all’apparenza il mondo vorrebbe fosse tutto un gioco. No! Loro tenteranno di portare a Cristo i ragazzi d’oggi. Li intercetteranno su messenger, magari nascosti nell’Hipod che funziona da impermeabile e con il cellulare che vibra a ritmo di manager. E in un mondo di Hi-Tech, Myspace e YouTube dovranno captare le frequenze d’onda di un linguaggio riscritto dagli sms, dalle email, dai blog. Faranno breccia – come novelli don Bosco – in quell’areopago in cui regna Muccino e Scamarcio, Brad Pitt e Orlando Bloom, Harry Potter e le saghe di Cristopher Paolini. Lì testimonieranno che oggi il cristianesimo è questione di Amore!
La categoria d’amore nel parlare di Cristo che Nietzsche non capiva. Lo disse apertamente: “mi fanno pena questi preti per me essi sono dei prigionieri e dei marchiati. Colui che essi chiamano redentore li ha caricati di ceppi. Di ceppi di falsi valori e di folli parole! Ah, se qualcuno potesse redimerli dal loro redentore”.
Invece io vedo nella mia vita, pur nella povertà della mia testa che non capisce un tubo, un numero grande di delicatezze di Dio, vedo delle cose troppo belle, per cui faccio degli applausi al Signore che se uno mi vede dice che sono matto. M’incanta un Dio al quale non è ancora venuto il voltastomaco per i miei peccati, che continua a nutrire fiducia in me, pur vedendo che tante altre persone Gli darebbero forse ben diverse soddisfazioni. Mi fa piangere un Dio che non solo mi sopporta, ma mi fa capire che non sa fare a meno di me. Diventato prete capisco Geremia: “Nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa: mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo”(20,9).
Davvero: non possiamo tacere la bellezza di Cristo. La gente rifiuta il nome di Cristo? Noi dobbiamo testimoniare il fascino di quell’Uomo! Far sentire il bisogno di Dio. E spartire con la gente momenti di festa e di lacrime. Profumi di forno e di bucato. Lacrime di partenze e di arrivi. Come i sacerdoti dell’Antico Patto!
Sacerdoti in terra, non a tre metri sopra il cielo: tradiremmo il Maestro!
Forti di una consapevolezza: senza Dio non siamo nessuno. E con un dubbio in tasca: siamo noi che ci fidiamo di Lui o è Lui che si fida di noi?


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