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Wednesday, June 06, 2007 - ore 14:46


Il profeta è un cane che abbaia!
(categoria: " Riflessioni ")


PREFAZIONE

Oggi ricorre il III^ anniversario della mia ordinazione sacerdotale. Oggi Cristo mi ha fatto un dono inaspettato,uno di quei doni che sicuramente anticipano qualcosa nella vita. Mi ha fatto incrociare il volto e la storia di un "prete gigante": don Fortunato di Noto. Un segno forte e deciso messo sul mio giovane cammino di prete in un momento di grande difficoltà e di triste fatica. Un regale che rispolvera due cose.
Prima di tutto che Dio ha mantenuto la sua promessa fattami il 6 giugno 2004 e che la mia nonna ha voluto scritto sotto il calice: "Solo sii forte e molto coraggioso. Non ho abbandonato Mosè, perchè dovrei abbandonare te? (Gs 1). E poi - e questo mi mette nell’anima un’emozione immensa - che Dio per me ha preparato strade che non riuscirei mai ad immaginare. Strade che mi spaventano, strade sulle quali ha già segnato la rotta, strade lungo le cui carreggiate mi sta facendo trovare "guide" esperte e sapienti.
Forse don Fortunato è stato qualcosa di più di un semplice ospite di passaggio! Nella mia vita certamente. D’altronde i miei vecchi lassù in montagna mi hanno sempre insegnato ad annusare nell’aria l’arrivo di un temporale.
E questa volta sono veramente orgoglioso di essere un "nano", un piccolissimo uomo, al suo confronto. Un nano che tra ieri e oggi ha trovato un parroco gigante (don Fortunato, ndr) sulle cui spalle appoggiarsi!

Dio, sei grande!
Soprattutto quando mi spiazzi!



UN PARROCO SPLENDIDO
"Perchè sporcare la bellezza dei bambini?"

Presentazione di don Marco Pozza

Eppure se ci pensi è un capolavoro! In partenza sembrava una cosa insignificante: pesava un terzo di un milligrammo. Ma dopo soli 15 giorni dal concepimento era già 125 mila volte più grande. Gli scienziati dicono che se il corpo di un bambino continuasse a crescere col ritmo del primo mese, da adulto avrebbe un volume tale da non poter essere contenuto nell’intero universo. E’ incredibile la voglia di crescere del corpo umano non appena è messo in moto.
A 18 giorni ha già un cuore che pulsa. A settanta giorni ha già le impronte digitali. A 90 giorni polmoni e bronchi sono pronti per respirare. A nove mesi il miracolo è fatto: tre chili e trecento grammi di carne umana che racchiudono più mistero di tutte le comete e di tutti i miliardi di stelle.


Il mondo che vorrei ci sparerebbe fiori, non sentiremo più il suono dei cannoni. Il mondo che vorremmo tutti vedere, stasera parte da Avola, un paesino a 40 km da Siracusa, fino a poco tempo fa famoso per due piccoli tesori: i dolci di mandorla e il vino nero, il famoso nero d’Avola. E questo bastava perché il suo nome non passasse inosservato in quella Sicilia così ricca di fascino, di cultura e di millenarie tradizioni. Ma ad Avola i riflettori sono sempre accesi perché tra i suoi figli annovera un uomo strano. Un uomo che agli anagrafi della storia è registrato con il nome Fortunato Di Noto, ma che nel libro della vita scritto da Dio compare con il nome di don Fortunato Di Noto. Un prete strano (e non poteva essere altrimenti se l’ho invitato), con quel fisico e quei lineamenti che a prima vista richiamano più Bud Spencer che Fra Cristoforo: ma sicuramente nel cuore più Fra Cristoforo che don Abbondio. Un uomo pratico, dai modi apparentemente un po’ bruschi. Un prete risoluto che porta stampato nell’anima uno di quei vecchi proverbi che noi - più per insicurezza che per rispetto - non vogliamo più recitare: “Chi sa parlare taccia, chi sa fare faccia”.
Sulla sua scrivania nella canonica della Madonna del Carmine di Avola ci sta il Breviario, la Scrittura Sacra e l’aspersorio. Ma anche il cellulare, un PC, la connessione internet. Un rapporto tra sacro e profano che è divenuto la sua “terra di missione”. Tra il 1827 e il 1829 Giovanni Bosco iniziò a parlare con Dio strigliando le vacche in una sperduta cascina del Monferrato. Don Fortunato parla con Dio incrociando i volti dell’umanità su Messenger, magari nascosti dietro un Hi-pod che funziona da isolante con il mondo e aggrappati ad un cellulare per vincere la solitudine. E in un mondo di Hi-Tech, Myspace e YouTube con l’umiltà di un apprendista ha imparato quel linguaggio giovane riscritto dagli sms, dalle email, dai blog.


Ma chi è questo uomo che parte da un computer per difendere i bambini e rompe così tanto all’opinione pubblica? Don Fortunato è un prete di 44 anni, parroco di Avola, insegnante di Storia ecclesiastica alla Pontificia Università Teologica Santa Croce di Roma. Consulente del Ministero delle Comunicazioni per le politiche dell’Infanzia, Membro del Comitato di garanzia e tutela Internet@minori, Membro del comitato scientifico della Polizia Postale. Collabora con la polizia postale e delle comunicazioni italiana, con l’Fbi, con l’Interpol, con la gendarmeria francese, con la polizia spagnola, svizzera, tedesca e brasiliana. Numerosi riconoscimenti nazionali ed internazionali fra cui l’alta onorificenza di “Cavaliere della Repubblica Italiana” per l’impegno profuso nei confronti dell’infanzia.
Un uomo che di fronte a questa moderna “strage degli innocenti” non si da pace. E da Avola ogni volta ri-parte per sferrare il suo attacco alle grandi lobby criminali. Un giorno un bambino con una storia difficile alle spalle si è rivolto a lui. “Gianni – racconta – nel 1985 aveva 8 anni e molti problemi in famiglia. Mi ha chiesto perché la sua vita era soltanto in bianco e nero. Tu come la vorresti? - gli ho chiesto - Come un arcobaleno”. E così è nato Telefono Arcobaleno poi trasformatosi in Associazione Meter che nel corso dei suoi quindici anni d’attività ha denunciato e smascherato 165.000 siti pedo – pornografici. Una denuncia che ha valso al suo prete una vita sotto scorta e una vita sotto minaccia. Basti leggere l’odio che gli riserva Marco Dimitri, il padre della setta de I bambini di Satana per farsi un’idea e chiedersi come faccia a dormire la notte. Ma Dio i suoi profeti non li abbandona!


Purtroppo don Fortunato è un uomo famoso, è un personaggio importante, è un grosso problema per chi vorrebbe tenere nascoste le cose. Dico purtroppo perché se lui lo è diventato è perché lo ha reso grande l’immondizia che regna nel nostro mondo che, ostinatamente, ha il coraggio di dichiararsi “umano”. Umano quando solo in Italia l’anno scorso sono scomparsi 1698 bambini (dati della Polizia di Stato) e nel mondo ogni anno 2 milioni di bambini sono sfruttati a fini pedo-pornografici. Per non parlare dei 380.000 piccoli volti entrati nei data-base della Polizia e che nessuno sa più rintracciare e salvare. In oltre 106 paesi non si vietano le punizioni corporali a scuola, si diffonde sempre più la piaga del traffico di organi, ogni anno 73 milioni di minori subiscono violenze sessuali, 275 milioni assistono a violenze domestiche, 126 milioni sono coinvolti in attività di lavoro rischiose.
Don Fortunato rappresenta l’altra Chiesa. Quella che non tace. Prete operativo, che rischia la vita in prima persona, sedotto dalla Verità che non s’insabbia. Fa parte di quella chiesa che non si vergogna se al suo interno annovera preti beccati con le mani nel sacco, preti con la coscienza sporca, preti che infangano la bellezza dei bambini. Non si vergogna perché sa che quelli – per usare le parole di Mons. Rino Fisichella ad Anno Zero giovedì scorso – sono “quattro delinquenti che non dovevano diventare preti”. Casi singoli che non possono intaccare la dignità di una Chiesa che, forte di mille ritardi e di mille anticipi nella storia, ha sempre posto nei bambini cure, premure, attenzioni come nessun’altra istituzione sociale. In nome di questa trasparenza don Fortunato non si è scoraggiato se sabato 25 giugno 2005 migliaia di persone hanno festeggiato la Prima giornata dell’Orgoglio Pedofilo. Non si è ammazzato se in Olanda c’è un partito che vuole liberalizzare la pornografia infantile, il sesso con gli animali e i rapporti sessuali tra adulti e bambini maggiori di 12 anni. Non si è fatto ricoverare. Ha fatto di più: ogni anno dal 1995, invita a celebrare la prima domenica di maggio la Giornata della Memoria dei bambini - vittime della violenza, indifferenza e sfruttamento.


Il grido di centocinquanta milioni di bambini straziati dovrebbe spaccare la Terra. Invece fa poco rumore, la pedofilia. Quasi nulla rispetto alla devastazione che lascia dietro di sé: un olocausto bianco che non risparmia nemmeno più i neonati nei loro primi giorni di vita. La lista di chi abusa non esclude nessuno: professionisti, medici, avvocati, professori, qualche prete... Anche insospettabili padri di famiglia, i cui figli hanno la stessa età dei bambini che loro comprano nei bordelli della Cambogia o di Cuba, usano e poi lasciano lì per il vizio di altri ricchi clienti. E avanti il prossimo.
Fa troppo poco rumore, la pedofilia!
Io ti conosco da poco, don Fortunato. Certamente tu sei uno di quei mille segni forti che Dio sta mettendo sul mio giovane sacerdozio. Sicuramente oggi ci troviamo qui, prima di tutto, a farci rimbalzare l’un l’altro la gioia di condividere la missione più bella del mondo: essere preti! Di te mi stupisce una cosa sola, ma è quanto basta per sentirmi piccolo. Un nano – come direbbe J. P. Sartre - ma che stasera (e forse un giononon troppo lontano) poggia sulla spalla di un gigante! M’impressiona la tua capacità di rendere semplici i temi dell’uomo. Semplici fino al paradosso, fino a far sembrare che la cultura umana sia roba da minus habent. Mi sembra scontato dipingerti come un prete strano, ed è solo grazie a questo mondo fatto di superficiali e di idioti se non ti hanno ancora bruciato. Ti conosco da poco, don Fortunato, ma mi hai già fatto capire una sottigliezza: ci sono cose che non capisco e che sono certo trattarsi di sciocchezze, altre che pure non capisco ma che però mi attirano e sembrano nascondere qualcosa di straordinario. Tutti i “sapienti” ridono di te e ti considerano un coglione: io capisco che in questo tempo un prete vero non può brillare.
Non montarti la testa se te lo dico (altrimenti ti ricoverano), ma hai un destino strano: un giorno ti faranno santo. Santo perché hai difeso con la tua vita la bellezza di un universo che porta ancora intatta il respiro del Creatore: l’universo dei bambini!


Sono felice che a darti il benvenuto stasera assieme alla mia parrocchia ci sia anche un volto amico, Elena Donazzan, Assessore della Regione Veneto alle politiche dell’Istruzione e della Formazione. E’ il benvenuto della nostra magnifica terra veneta ad un prete che difende anche la bellezza dei nostri bambini!
Conoscendo te e don Luigi Ciotti sto scoprendo perché Dio ogni tanto sembra stia zitto: perché lascia la parola ai suoi profeti!

Grazie, don Fortunato
SEI GRANDE!



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