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giovedì 7 giugno 2007 - ore 11:00
....SENZA PAROLE
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Tutte hanno nella loro storia momenti di violenza pericolosa, d’insonnia, di paranoia, d’immobilità. Tutte hanno racconti di pulsioni incontrollabili verso gli acquisti, il sesso, la droga, qualsiasi cosa. Alcune hanno memoria di tutte queste cose.
Molte sono state sovrumane: visto cose, fatto cose, realizzato cose che nessun individuo normale potrebbe fare.
Tutte hanno vissuto un orribile evento traumatico.
Tutte hanno perso la fede in tutto ciò che ritenevano sacro, e l’hanno recuperata in modo nuovo, più informato.
Tutte vorrebbero che ci fosse qualcuno a cui dare la colpa.
Tutte raccontano di come hanno allontanato da sé gli amici.
Tutte raccontano di come hanno sfinito i genitori.
Tutte hanno qualcuno che le ha amate incondizionatamente durante la fase acuta della malattia.
Tutte hanno storie di diagnosi sbagliate, incomprensioni, assenza di rispetto da parte della comunità medica.
Tutte hanno passato lunghi periodi come zombie in attesa che i farmaci facessero effetto.
Molte hanno tollerato bene gli umilianti effetti collaterali, come ingrassare, bagnare il letto, farneticare.
Tutte hanno vissuto un periodo in cui non sembrava che potessero farcela.
Tutte ce l’hanno fatta.
Tutte si sentono fortunate a essere vive.
Tutte sono sopravvissute a una malattia che spesso è letale.
(...).
Tutte si sentono isolate, ma tutte si isolano. L’hanno sempre fatto, lo fanno ancora.
Tutte si sentono sole, e non lo sono, ma lo sono.
Tutte hanno qualcuno a cui lo dicono e qualcuno a cui no.
Tutte hanno paura dei pregiudizi, del marchio.
Tutte, in un modo o nell’altro si curano da sole.
Tutte lo hanno fatto prima della diagnosi e tutte lo fanno ancora.
Tutte hanno gli stessi due e tre libri su questa malattia, perché in giro non vi sono pubblicazioni sull’argomento.
Tutte sono sicure che la propria esperienza esistenziale si svolge su un livello più alto di chi non ha problemi mentali.
Tutte si sentono elette, segnate dall’unzione.
Tutte si sentono di essere soltanto a metà strada rispetto a dove vogliono essere.
(...)
E abbiamo la stessa voce interiore che ci tormenta con la domanda: "quanto di me sono io, e quanto di me è la malattia?".
Lizzie Simon
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