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giovedì 7 giugno 2007 - ore 12:23


RIVELAZIONE
(categoria: " Riflessioni ")


Cessate dunque , e mai più d’ora in poi
destate il pianto;
ovunque, infatti, l’avvenuto tiene in sé
custodita una decisione di compimento.

[Sofocle, Edipo a Colono]

L’ente, nella sua totalità e nella sua negazione, l’angoscia, il Niente e l’essere: stanotte ho scoperto compiutamente Martin Heidegger... Ne sono stata colpita e rapita: una vera e propria rivelazione...
Vivo, nel bene e nel male, in un mio mondo fatto di parole e le parole del filosofo tedesco mi hanno toccato profondamente, hanno risvegliato il mio spirito analitico e messo in dubbio i miei concetti di logica e di etica. Una voce ha cominciato a risuonarmi nella testa e molte domande potrebbero così trovare risposta...


Dando ascolto alla voce dell’essere, il pensiero gli cerca la parola da cui la verità dell’essere viene al linguaggio. Il linguaggio dell’uomo storico è a posto solo se scaturisce dalla parola e, solo se è a posto, gli si prospetta la garanzia della silente voce di sorgenti nascoste. Il pensiero dell’essere protegge la parola, e in questa cautela compie la sua missione. Esso è la cura per l’uso del linguaggio. Dal silenzio senza parole a lungo custodito, e dall’accurata chiarificazione dell’ambito in esso diradato, viene il dire del pensatore. Dalla stessa fonte proviene il nominare del poeta. Ma poiché il simile è simile solo in quanto è distinto, e il poetare e il pensare si somigliano nel modo più puro nella cura della parola, essi sono ad un tempo separati nella loro essenza dalla massima distanza. Il pensatore dice l’essere. Il poeta nomina il sacro. Come poi, pensati partendo dall’essenza dell’essere, il poetare, il ringraziare e il pensare si richiamino l’un l’altro e siano insieme divisi, rimane qui una questione aperta. Presumibilmente il ringraziare e il poetare scaturiscono in modo diverso dal pensare iniziale, di cui essi fruiscono, senza poter essere per sé un pensare. [M. Heidegger, Poscritto a Che cos’è metafisica?]


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