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Sunday, June 10, 2007 - ore 02:15


Solennità del Corpus Domini
(categoria: " Riflessioni ")


SOLENNITA’ DEL CORPUS DOMINI
"Un sillogismo maledetto"

di don Marco Pozza

Esci da casa e vai al mercato. Dopo tre ore t’accorgi che non sei ancora arrivato. Non ti sorge forse il dubbio d’aver sbagliato strada? Stai riempiendo una bottiglia d’acqua. Dopo venti minuti sei ancora lì con la bottiglia vuota sotto il rubinetto aperto. Non ti sorge forse il dubbio che sia bucata? Stai corteggiando una donna. Dopo tredici anni sei ancora lì con le bave alla bocca. Lei è già sposata e porta a spasso tre bambini. Non ti sorge forse il dubbio che a lei non interessi? Salito in macchina, l’hai accesa. Acceleri, freni, giri il volante: dopo un’ora sei ancora in garage. Non ti sorge forse il dubbio che le marce non sono innestate?
Vedi! Capitano delle cose così strane delle quali, se ci pensi, l’unico con cui arrabbiarti sei tu. Tu che sbagli strada, che non t’accorgi del buco sulla bottiglia, che non vedi il disinteresse di una donna, che non innesti le marce dell’auto.
Anche nel Vangelo rischiamo di fare flop alla grande!



Ogni volta che si celebra quest’antichissima festa del Corpus Domini, mi tornano alla mente le processione che si tengono ancora al mio paese. Tradizioni che rispecchiano l’anima forte, la spiritualità semplice, l’ardire montanaro di portare Cristo tra le strade del paese. Petali di rosa e profumo di ginestre sulla strada, orazioni sussurrate in mezzo al vociare della gente e quel baldacchino sotto il quale viene portato Cristo. Da bambino mi commuovevo, mi rattristavo quando vedevo la gente al bar brindare al passaggio del Signore, m’interrogavo sul perché di quel gesto così nobile ma sconosciuto a tanta gente. Divenuto grande ho capito quanto strano è il Vangelo. Un libro estremamente diverso dagli altri, un libro che riserva incontri sorprendenti, brutali, che ti spiazzano. E più ci cammini tra le sue righe, più scopri quanto manca ancora prima di arrivare alla meta. Un libro che ti presenta sempre debiti, bocciature, ripetizioni da fermare per l’anno a venire.
Portare Cristo per le vie del paese significa celebrare un gesto di fede, raccontare la gioia d’essere cristiani oggi, scrivere pagine di spiritualità per la gente che verrà dopo di noi. Un gesto di fede! Cinque pani e due pesci nelle mie mani – te l’ho già raccontato – non sono null’altro di più che una buona merenda. Cinque pani e due pesci nelle mani di Cristo sfamano una moltitudine. Questione di fede. Cinque pani e due pesci che ti mettono nell’anima inquietudine, tristezza, malinconia… perché nelle mie mani cinque pani e due pesci rimangono cinque pani e due pesci. Non riesco a trasformarli. Non mi riesce quel miracolo apparentemente così semplice a sentirlo raccontare: prendere, alzare al cielo, benedire, spezzare. Quattro verbi per dimostrare il mio fallimento. “Se avete fede quanto un granello di senapa, direte a questa montagna: “Spostati di qui a là” ed essa si sposterà. Nulla sarà impossibile”. Io non ho mai spostato una montagna. Neppure una collina della mia splendida terra pedemontana. E sono convinto che non lo farò mai.


Allora se tutto ciò è vero, la conclusione è tremenda. Lui ha detto: se avrete fede sposterete le montagne. Ma io non sono mai riuscito a spostare una montagna. Quindi non ho fede: sillogismo maledetto! Perfetto, anche se non troppo incoraggiante per me. Non ho fede! Eppure quando posso vado ancora alle processioni, sono prete, recito ogni giorno il rosario, mi dimeno tra i salmi della Liturgia delle Ore, studio testi ebraici, latini e greci, frequento ogni sera personaggi biblici che mi raccontano storie lontane, aneliti esigenti, momenti di speranza. Ma non ho fede! M’arrabbio perché aspetto i miracoli dal Signore. Sono ghiotto di miracoli. Ma dimentico che i miracoli il profeta di Nazareth li compiva quando scrutava la fede in chi lo cercava. La fede del centurione che fece esplodere l’ammirazione di Cristo in persona. Quell’ammirazione che io non riesco a regalarGli quando m’incontra.. Non ho mai spostato una montagna. Perché non ho mai tentato. E non ho mai tentato perché avevo paura di fare fiasco e di essere deriso. Dunque non avevo fede!


C’è gente che oggi contesta le processioni. Ma lo si voglia o no la processione eucaristica si svolge tutti i giorni, seppur in maniera piuttosto clandestina. E si snoda, ovviamente,fuori dalla chiesa. Chi partecipa all’Eucaristia non può non “uscire” in processione. A portare, a manifestare, a dichiarare, a cambiare. La fede, per colpa dell’Eucaristia, non può essere un affare privato. L’Eucaristia è aria aperta, provocazione della strada, minaccia per le situazioni di ingiustizia, sconfitta della paura, volontà di rovesciare le realtà opprimenti. Ogni giorno c’è processione eucaristica. Con il sole o con la bufera. Il caldo o il gelo. L’azzurro o le nubi. Noi scherziamo volentieri su queste cose: ma a noi è stato consegnato un sogno. Il sogno di Dio a riguardo del mondo. L’Eucaristia costituisce la possibilità di realizzare questo sogno! Non sempre ci riusciamo, ma la promessa dovrebbe essere quella di tentarci ancora. Sempre una volta in più! E Lui desidera uscire. La chiesa e la sacrestia Gli va un po’ stretta. Ogni tanto chiede di abbandonare il tabernacolo per frequentare l’aria libera e le strade, il mescolarsi tra la gente, il gioire della festa, dei fiori, dei colori. Perché l’uomo ha fame! Fame di serenità Fame di giustizia. Fame di bellezza. Fame di stupore. Fame di relazioni. Fame di amicizie. Fame di novità. Fame di dolcezza. Fame di pace. Fame di rapporti sinceri. Fame di Dio!


Si, l’uomo ha fame di Dio, anche se non te lo chiede! Ecco perché la messa non finisce con la benedizione. No, resta tutto da fare. Anzi, la messa inizia proprio quando finisce. Perché se accetto veramente l’Eucaristia, accetto il rischio! E l’uomo ha necessità di rischiare, perché l’uomo è un innamorato. E l’amore è un rischio. Il rischio per eccellenza! Ma non t’accorgi che l’uomo è un essere che spia la cassetta delle lettere anche la domenica, tanto ha bisogno di essere ricordato da qualcuno. E’ uno che sente il telefono anche quando non suona. E’ uno che arriva addirittura a parlare da solo. E’ uno che ha bisogno di un secondo cuore: può vivere senza fratelli, ma non senza amici. Insomma, nasciamo tutti così innamorati che, da soli, ci troviamo come una scarpa scompagnata.
Ecco cos’è l’Eucaristia: il racconto di un Amore Eterno che ci viene a cercare tra le piazze e i quartieri della nostra città! La storia di un Dio che ammaestra l’uomo nel tentativo di agganciare la terra al cielo. La piccolezza al genio del Creatore!


Vedi, Signore! Esiste la fede che sposta le montagne. Ed esiste l’altra: quella che non sposta niente. La mia appunto. Te lo dico con dolore, arrossendo fino alla punta dei piedi. E’ stata una macabra scoperta. E’ come se fossi entrato, fischiettando, in un stanza e ci avessi trovato un cadavere. Ma il mio è anche un grido, stasera. Hai detto: “nulla vi sarà impossibile”. La cosa, naturalmente, vale prima di tutto per Te.
Allora ti chiedo: riuscirai a vedere una fede ancora più piccola di una granello di senapa? Sarebbe l’unico modo per non sentirmi un fallito nella tua vigna!

Buona settimana!


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