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Bruno86, 21 anni spritzino di Foza - Wüsche Hoga Ebene vona ka Sleghe 7 Komoinen CHE FACCIO? Geometra - Vermessungstechniker - Dann Priester? Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO Es gefällt, besonders Bücher zu lesen nicht mir, ich ziehe vor, täglich zu lesen oder Artikel auf Web. A me non piace leggere libri in particolare, preferisco leggere quotidiani o articoli sul Web. HO VISTO Daß die Hochebene immer wunderbar ist.... Leider auch gehen die wunderbaren Leute, ich beziehe mich auf Don Giampaolo und Don Nicola, zwei junge Priester, die sehr so für die Hochebene und die Hochebene machten, werden für immer in schuldiges mit ihnen bleiben... Che l’Altopiano è sempre meraviglioso... Purtroppo anche le persone meravigliose se ne vanno, mi riferisco a Don Giampaolo e Don Nicola, due preti giovani che hanno fatto tantissimo per l’Altopiano e l’Altopiano resterà per sempre in debito con loro... STO ASCOLTANDO Ins Büro überwiegend Rundfunk Berg Carlo 2 obbure Budda Café... chillout gewöhnlich. In Ufficio prevalentemente Radio Monte Carlo 2 obbure Budda Bar... chillout in genere ABBIGLIAMENTO del GIORNO Überwiegend in Jacke und Krawatte. Prevalentemente in giacchetta. ORA VORREI TANTO... Daß meine Eltern und meine Familienangehörige verstanden und sie verstanden meine echte Berufung. Meine Arbeit gefällt mir, aber es ist nicht nur dieses im Leben. Dem helfen Herr, durch die Hilfe, die Liebe, die Liebe, das Gebet, die Freude, das Zeugnis und die gesellschaftliche Verpflichtung von vielen mehr Befriedigung auf persönlichem Stand. Che i miei genitori e i miei familiari capissero e comprendessero la mia vera Vocazione. Il mio lavoro mi piace ma non c’è solo questo nella vita. Aiutare il Signore, mediante l’aiuto, l’amore, la carità, la preghiera, la gioia, la testimonianza e l’impegno sociale da molte più soddisfazione a livello personale. STO STUDIANDO... Tagsüber Lernen neue Methodologien für die Planung von Hause von Gebirgen. Wir haben ein technisches Lernen mit meinem Bruder. Die Häuser ins Gebirge haben der sehr bezeichnenden Eigenschaften, aber zu viel vergaß für Geld die Hochebene bauen wollen seine echte Architektur wegen des Bau Mißbrauches und des. Wir halten wir viel also in Achtung die Architektur Montana, unsere Pläne verwirklichen. Im Abend fing ich von wenig dem Leben und den Werken Sanes mit Filippo Schwarz an. St. Filippo aber charakterisiert für mich einen großen Augenblick von meinem Leben. Die ersten drei Jahre der Vorgesetzten machten sie in der Bildungsanstalt C.C.Baronio, Kardinal Philippinisches gerichtet genau von den Philippinischen Vätern. es war genau eine reiche Periode von Entdeckungen. Und das größte Lernen war die Liebe Gottes für uns und mich für Ihn. Ich muß auch viel für der End Prüfung für die Befähigung zum Beruf lernen. Die Prüfung wird sich sich den Tag 24. Oktober abspielen. Wir hoffen in gut Di giorno studio nuove metodologie per la progettazione di case di montagne. Con mio fratello abbiamo uno studio tecnico. Le case in montagna hanno delle caratteristiche molto significative, ma a causa dell’abuso edilizio e del troppo voler costruire per soldi l’Altopiano ha dimenticato la sua vera Architettura. Noi quinqi nel realizzare i nostri progetti teniamo molto in considerazione l’Achitettura Montana. Nella sera ho iniziato da poco la vita e le opere di San Filippo Neri. San Filippo ma caratterizzato per me un gran momento della mia vita. I primi tre anni delle superiori li ho fatti nell’Istituo Scolastico C.C.Baronio (Cardinale Filippino) diretto proprio dai Padri Filippini. è stato proprio un periodo ricco di scoperte. E il più grande apprendimento è stato l’Amore di Dio per noi e io per Lui. Devo anche studiare molto per l’esame finale per l’abuilitazione alla PRofessione. L’esame si svolgerà il giorno 24 ottobre. Speriamo in bene OGGI IL MIO UMORE E'... Seien praktisch immer zufrieden! Es muß oder es würde besser müssen zum Beste leben und in Fülle der Tag. Das Leben sollte nicht verschwendet werden, sondern es muß mit Christus und durch Ihrem Willen erlebt werden. Sono praticamente sempre contento! Bisogna o meglio bisognerebbe vivere al meglio e in pienezza la giornata. La vita non va specata ma vissuta con Cristo e per mezzo del Suo Volere. ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
Monday, June 11, 2007 - ore 18:58 San Filippo San Filippo Neri: un canto dello Spirito Piccoli pensieri per onorare un grande Santo a cura di P. Giorgio Finotti, C.O. IL PRELUDIO DI UN CANTO LIBERO Linfanzia, la fanciullezza, ladolescenza e la giovinezza prepararo-no in "Pippo buono" il cammino verso una santità gioiosa: inco-mincia con linnocenza, continua con la bontà, prosegue con la ge-nerosità, si fortifica con la preghiera e la penitenza. In questarmonia ben composta, il cuore di Filippo si apre al divino, in un canto puro e sereno. LE NOTE DI UN CANTO LIBERO La paura, la pigrizia, la tiepidezza, la mediocrità tarpano le ali ad ogni volo di santità: ma Filippo vince la paura con lardore, la pigrizia con limpegno, la tiepi-dezza con lo slancio, la mediocrità con la perseveranza. La via della santità è composta appunto di quattro note essenziali: DO - Come dominio di sè; MI - Come mitezza di sè; SOL - Come sollecitudine per i pellegrini e i Poveri; SI - Come silenzio per ascoltare il canto di Dio, che è il canto di Filippo. LA NOTA DOMINANTE Non cè perseveranza nella pratica di una vita virtuosa se non si comincia e se non si continua il bel canto con una nota costante: il distacco dai beni terreni. Filippo buono, umile cantore di "Madonna povertà" vende tutto quel poco che possiede per aiu-tare i poveri, di cui si fa servo ed amico e mentre dona il cuore e il pane al bisognoso, parla di Gesù che è il tesoro più grande. LACCOMPAGNAMENTO DI UN CANTO LIBERO Una canzone acquista tutta la sua attenzione se è accompagnata da uno strumento che ne esalti la voce: Filippo adornò il suo cuore, da cui usciva un canto libero, con uno strumento di gran pregio: la purezza o il candore, la castità o lo splendore, la verginità o il profumo. E il candore, lo splendore, il profumo del giglio. LE VIBRAZIONI DELLO SPIRITO In una divina Pentecoste, mentre il buio di una Catacomba saccen-deva, Filippo orante ebbe traforato la bocca e il cuore di una fiam-ma sublime. Il canto era piaciuto al gran Re che visibilmente, nella vigilia di Pentecoste del 1544, fece irruzione nel cuore di Filippo che languì damore: ferita che non si rimarginerà mai più perchè dalle costole rotte e dal cuore indomito uscisse per noi una virtù potente che con-soli e risani. IL CANTO DEL CUORE DI FUOCO SI INNALZA ANCORA DI PIU Quando Dio visita un cuore umano e ne prende stabile dimora è solo per farlo maggiormente vibrare damore. Filippo trasformato dallincendio Pentecostale ancor più si curva sulle piaghe dei cuori feriti e stanchi, suscitando attorno a sè il fremito di altri giovani, primi volontari dellamore gratuito in una Roma corrotta e disfatta. IL DUETTO CON IL CIELO Dopo lassolo in cui un cantore si sforza di esprimere al meglio il suo canto libero, ecco che il cielo risponde e il canto diviene duetto in un intreccio misterioso eppur fecondo. Filippo non si inorgoglisce per il gradimento del cielo, ma ancor più si intensifica lamore al povero e al pellegrino e nella sua umiltà non saccorge che stavolta chi gli porge la mano è un angelo. Ritornando al cielo racconterà la carità di Filippo. IL CANTO SI FONDE Chi fa il bene, riceverà il bene. Forse non fu lo stesso angelo beneficato da Filippo, ma certa-mente un angelo salvò Filippo caduto in una profonda buca durante un viaggio notturno per soccorrere di pane e di altre elemosine una persona che si vergognava della sua miseria. Gli uomini beneficati spesso dimenticano, ma il cielo ricorda tutto ed un angelo è sempre pron-to a soccorrere, a proteggere, a benedire. Ma qui chi fu più angelo? IL CANTO SACERDOTALE Divenendo sacerdote, Filippo non solo aumentò il dono di grazia, ma anche quello di miseri-cordia. Diceva: un sacerdote deve morire su uno di questi tre legni: o dellaltare o del confes-sionale o del pulpito; e con questo trinomio il Santo voleva significare i tre maggiori uffici sa-cerdotali: - la Celebrazione Eucaristica; - il ministero delle confessioni; - lannuncio del Vangelo. Nessunaltro uomo al mondo può elevare a Dio un cantico così soave e perfetto, soprattutto quando come Filippo il sacerdozio ministeriale è vissuto con profonda gratitudine a Dio, con sommo zelo per le anime, con buon esempio per tutti. IL CANDORE SACERDOTALE Unanima consacrata a Dio non solo suscita linvidia di Satana. Anche con Filippo si tentò alla sua purezza e castità; ma egli invece di spaventarsi, si armò di tre difese eccezionali: la pre-ghiera costante, lumiltà profonda, la devozione tenerissima a Maria. Con questi tre antidoti, il candore del cuore, lo splendore del corpo, la lucentezza dello spirito non diminuiscono mai, anzi brillano ancor di più dopo ogni prova o tentazione superata. Chi legge e medita la Parola di Dio non vacilla mai: chi si confessa con frequenza regolare non ca-de nel tranello diabolico; chi invoca con amore Maria, non resta deluso. CHI PREGA SI SALVA Lorazione assidua, la meditazione costante, la contemplazione ar-dente sono il cammino sicuro verso la salvezza. Per questo il de-monio non solo disturba anche fisicamente il nostro Santo orante, ma anche lo volle distrarre dallintento, apparendogli in mille ma-niere ora allettanti per i sensi, ora spaventose per gli occhi. Ma Fi-lippo non ebbe paura mai, nè mai si incantò dinanzi alla seduzione e divenne così forte ed accorto che saranno i diavoli ad avere pau-ra di Lui... Bastava pronunciare il nome di Filippo perchè quelli fuggissero precipitosamente. E quando li vedeva appollaiati sulla schiena di qualche giovane, per liberarlo mollava qualche ceffone. Benedetti ceffoni di un Santo! IL DISCERNIMENTO DEGLI SPIRITI Non basta lesperienza della vita per divenire un autentico uomo di Dio: occorrono preghiere, ascolto, penitenza e soprattutto il dono dello Spirito, mediante il quale è possibile scrutare i cuori, saggiare la verità, conoscerne i pensieri e i propositi. Filippo ebbe questo dono divino e se ne servì per educare le anime, per liberarle dagli inganni, per indirizzarle sulla via della virtù e della salvezza. La direzione spirituale è una grande dote sacerdotale, che innalza chi la esercita e che convince al bene chi la riceve. I CANTI DELLO SPIRITO Non deve far meraviglia se "le meraviglie" di Dio si profondono nel cuore dei suoi servi fedeli. Filippo ama teneramente il Signore: è in costante colloquio con Lui, lo adora, lo ringrazia, lo benedice; e piange di gioia. E quando lascia la preghiera, Filippo si occupa del prossimo o bisognoso o malato. Egli sa che per donare conforto e salute è necessario pregare il Medico delle anime e dei corpi e con inge-nua semplicità chiede ed ottiene. Dio non teme di consegnare i suoi doni a Filippo e lo innalza nellestasi a contemplare il suo volto. Quando Filippo ritorna tra i presenti, ammirati per tanta grazia in Lui diffusa, non manca di distribuire le "Grazie" di Dio, invitando a benedire il supremo Donatore. IL CANTO DELLOBBEDIENZA Il cuore delluomo, specialmente quando è puro, diviene sempre più generoso ed ardente. Fu così anche per Filippo che infervorato dai bollettini missionari dei padri Gesuiti, decise di an-dare in India per convertire anime a Dio e magari offrire la vita in dono, mediante leffusione del sangue. Ma il Signore pur non temperando lardore, ha i suoi disegni su Filippo: la sua India deve esse-re a Roma, dove lo ha condotto lo Spirito: lì deve effondere lardore del suo cuore per converti-re i peccatori e risanare la città. Per questo donerà ogni giorno una goccia di sangue nellolo-causto silenzioso dellobbedienza alla voce di Dio. I PRODIGI DI UN CANTO LIBERO Noi siamo abituati a sentire parlare di prodigi divini, profusi dallamore del Signore ai suoi ser-vi fedeli. Eppure anche con Filippo, il Signore, datore di ogni dono, ha riversato grazie di parti-colare benevolenza. Per confortare il suo servo fedele nella pratica della preghiera perseverante che tutto ottiene, Dio gli ha dato il dono di vedere molte anime salire in Paradiso: le testimonianze sono concordi nellaffermare le visioni di Padre Filippo. Come vorrei che un giorno la mia anima fosso non solo vista, ma accompagnata anche da Fi-lippo Santo, fino al cielo. Intanto mi indica: la purezza del cuore, la penitenza del corpo, lamo-re dello Spirito. Se poi egli aggiunge la sua preghiera, allora non ho timori. IL CARISMA DELLE GUARIGIONI Con tutte le malattie che colpiscono la nostra povera carne mortale, con tutte le debolezze che asserviscono il nostro povero Spirito, andrebbe proprio bene anche oggi un buon medico come Filippo! Ebbe infatti anche questo dono di grazia: le guarigioni delle malat-tie del corpo e dalle ferite dellanima. Non cè meraviglia: Filippo è così taumaturgo, perchè in Lui abita costantemente il Signore che così agisce per mezzo del suo servo fedele ed umile. Dio predilige gli umili, perchè sono i canali più si-curi della sua grazia. CONTINUA LA LODE A DIO ONNIPOTENTE Altri doni di grazia ha concesso il Signore al suo servo Filippo, cè davvero da stupirsi per tanta magnanima bontà divina verso un San-to che il cielo ci ha donato come Padre e Maestro. Quanti giovani salvati dallamore sono stati accolti e affidati al seguito di Filipposciamo bene, eppure abbiamo un patrono grande e potente. Sia Benedetto il Signore per averci affidato a questangelo benedetto, che può liberarci dai lacci di Satana, salvarci dalle acque minacciose della tentazione e condurci sulla via del bene. Filip-po Santo, forse non Ti abbiamo ringraziato per tutto quello che hai fatto per ciascuno di noi: ma oggi, con umile riconoscenza, Ti diciamo: Grazie! LE ESTASI Non sono di per sè un segno certo di Santità, eppure le estasi di Filippo sono frequenti e gli riempiono lanima di consolazione divina. Lesperienza mistica non è riservata a poche anime predilette, però rivela lintensità di un cammino costante verso il cielo che così si manifesta. Cè in San Filippo un che di estatico che non smarrisce chi losserva attento e devoto: eppure quando saccorge daver dato "spettacolo" si nasconde smarrito, perchè gli pare impossibile che il Signore si sia manifestato proprio a Lui, meschino e incapace di fare alcunchè di bene! Quante volte fu scoperto a piangere e nei singhiozzi sentirlo protestare: "Signore non ti fidare di me! La piaga del tuo costato è larga, ma se tu non maiuti io oggi la allergherò di più!". LA PATERNITA In ogni sacerdote cè un raggio della divina Paternità: se un Sacerdote non fosse un Padre in che maniera potrebbe rassicurare le anime da generare alla vera vita? San Filippo sviluppò con ogni zelo la sua Paternità Spirituale: per questo seppe generare anime a Cristo, mediante il consiglio e lesortazione, mediante laffetto e il rispetto, mediante la pre-ghiera e il sacrificio. Sostenne alcuni, sospinse altri, incoraggiò molti, e a tutti fece sentire il battito paterno del cuo-re di Dio. Si occupò anche di impegni secondari, ispirando e suggerendo cone nel caso di Cesa-re Baronio che lo sospinse decisamente a scrivere la storia della Chiesa per difenderla dagli at-tacchi degli eretici o degli scismatici e per farla brillare più amabile ed imitabile. La paternità Sacerdotale come la maternità non si improvvisano, ma sono il frutto dellattenzio-ne devota e filiale a Cristo. LINTROSPEZIONE DEI CUORI La lungimiranza, lo sguardo profetico, lintuizione premonitrice saranno senza dubbio doni del-lo Spirito dati anche a S. Filippo che se ne servì per magnificare lOnnipotente provvidenza di Dio che tutto dirige per il bene supremo della nostra anima. Filippo ebbe lintrospezione dei cuori non per curiosarne i segreti, ma per far compiere con slancio il volere divino. La vita di Filippo è ripiena di questo carisma. Oggi mancano i profeti veri, quelli cioè che pur non of-frendo alla ribalta degli sguardi umani, hanno un occhio penetrante ed acuto nello scrutare i se-gni dei tempi e i segreti dei cuori. Chissà come era penetrante lo sguardo di Filippo! IL CANTO SINTRECCIA IN SPLENDIDA MELODIA La Roma del Cinquecento fu ripiena di eroi dello Spirito Santo che risanarono la Chiesa non mediante le invettive e le minacce, ma con la fede e le opere. Numerosi gli uomini di Dio che contribuirono forti e modesti al rinnovamento ecclesiale: fra essi spiccarono per santità Ignazio di Loyola, Carlo Borromeo, Felice da Cantalice, Camillo de Lellis, Gaetano da Thiene, France-sco Saverio e tantissimi altri. Filippo li conobbe tutti; con alcuni fu poi amico vero e sincero, perché ne era attratto dal pro-fumo della santità. Di Ignazio e di Carlo vide la faccia risplendente di luce. Chissà cosa vedrà di noi, Filippo! LE VISITE AI MALATI La carità di un cuore Sacerdotale non si arresta mai e non dimentica nessuno. Filippo sa che lammalato, ad esempio, è maggiormente bisognoso di conforto e di sostegno. Sa che in quelle circostanze il demonio lavora più alacremente per diffondere nel cuore dellinferno la paura, lo sconforto, la disperazione. Per questo allora Filippo non si arresta mai e corre, ogni volta che può, al capezzale dei malati: appena arriva si vede il demonio fuggire, perché ha paura di lui. Filippo doveva essere davvero Santo se, al suo arrivo, il demonio se ne scappava precipitosa-mente, senza ingaggiare battaglia: sapeva, per esperienza, che con Filippo si perdeva misera-bilmente. LELEVAZIONE MISTICA Si assiste sempre con maggior pena ad una Messa celebrata in fretta o senza fervore: tutto sci-vola via come acqua su un ombrello. Invece come era edificante Filippo Sacerdote che tutto assorto nel Cristo che teneva fra le ma-ni, si alzava persino da terra, in estatica contemplazione. Nel Calice resterà perfino il segno dei denti, tanto era bruciante il fervore del cuore di Filippo. La fretta, la distrazione la noia non sono certo buone disposizioni per contemplare il Cristo che misticamente si dona sullaltare per la nostra salute. Forse davvero ci conviene lasciarci prende-re per mano da Filippo e innalzarci un pò nello Spirito. LA VERA LIBERAZIONE Anche oggi, in vari modi, e con tante difficoltà, molte anime sono tenute schiave dal demonio. Filippo, così raccontano testimonianze autenticate, non si ricusò mai di liberare i tentati, gli os-sessi, gli indemoniati. Metteva tutto il suo zelo per riportare le anime alla libertà vera dei figli di Dio. Essere vissuti al tempo di Filippo, averlo conosciuto, esperimentato nella sua forza inte-riore sarebbe stato per noi unavventura e una grazia indimenticabile. Eppure anche oggi se af-fidandoci a Lui, lo invochiamo con fede, può soccorrerci e liberarci dal male. Occorre però gridare, gridare forte la nostra fede e la potenza liberatrice di Cristo scenderà per le mani di Filippo anche su di noi. LORATORIO DI FILIPPO E LA SUA CONGREGAZIONE SACERDOTALE LOratorio secolare, per tutti coloro che giovani o adulti, laici od ecclesiastici, uomini o donne, dotti od ignoranti, santi o peccatori, era quella magnifica scuola quotidiana di vita che aveva "inventato" Filippo per infervorare gli animi allamore verso Dio e il prossimo, mediante la-scolto diurno della Parola di Dio, la pratica frequente dei sacramenti, la cura dei malati, la visi-ta ai pellegrini, il canto e la musica, il gioco e la passeggiata. Invece la Congregazione Sacerdotale fu linvenzione dei discepoli di Filippo per averlo sempre con sé, usufruire dei consigli, mirare gli esempi, ascoltarne le parole, per tenerselo come Padre e Maestro, che così diede vita ad un modo "ammirevole" di essere Sacerdoti per il suo Orato-rio. IL SOSTEGNO DELLA BEATISSIMA VERGINE MARIA Nella vita di Filippo tutto sembra, vista così in lontananza di tempo e luogo, che tutto sia bello e meraviglioso. E vero del resto, perché nonostante il costante patire, Filippo era sempre sere-no e lieto. Dove traeva una così grande forza e lieta bontà? E facile rispondere: in un amore tenerissimo, confidenzialmente filiale, verso la Beatissima Vergine Maria che chiamava semplicemente: "Mamma mia!". La Madonna fu davvero Madre a Filippo e lo soccorreva in tante maniere, come quando gli fece vedere in visione il pericolo del-la Chiesa che stava per cadere... Ma quale "Chiesa" fece vedere Maria a Filippo? Solo quella di pietre, o, come a novello Fran-cesco, quella fatta di anime da salvare e condurre a Cristo? FILIPPO E FELICE Facevano a gara per farsi disprezzare, mortificare. Uno andava scalzo, laltro con metà barba sfatta; il primo metteva il cappello da prete, cosa inaudita per un frate; e il secondo metteva il cappuccio, cosa inaudita per un prete! E poi si passavano la fiasca, vuota, del vino e fingevano di bere e ondeggiavano. Uno, il frate, è il Cappuccino Felice, laltro, il prete, è il nostro Filippo. Questultimo godeva immensamente della compagnia di Felice, che semplice come lui, lo asse-condava nella bramosia di essere derisi e presi per pazzi. Se questi due santi sapessero final-mente insegnare anche a noi come si fa a perdere lonore umano per guadagnare la stima di Dio! Come invece ci teniamo al nostro onore, solo apparente! Non ci rinunciamo neppure quando abbiamo torto da vendere. IL CANTO DELLA VITA SULLA MORTE Risuscitare da morte un giovanetto è per Filippo il culmine della sua attività carismatica: Dio deve avere una "grande stima" per la preghiera del suo servo fedele se gli concede, come a Cri-sto suo figlio, la potestà di vincere la morte con il ritorno alla vita! Ormai sappiamo che la santità di Filippo è vera, è gradita a Dio se gli concede questo potere che è solo suo. Cè da benedire umilmente Cristo e il Padre celeste se hanno voluto darci qui sulla terra un amico così potente e caro come Filippo Neri. Ti ringraziamo, anche tu, amico buono e generoso: tienici sempre nel numero dei tuoi protetti e ti preghiamo di non darti pace finché ci vedrai tutti salvi, in Paradiso. Saremo la tua gloria e la tua corona, non dimenticare nessuno, perché tutti siamo bisognosi di pace, di luce, di vita: quella vera. IL CANTO COLLOQUIALE Certamente Dio se permette a Filippo di parlare con Santa Caterina de Ricci, pur essendo il primo a Roma e la seconda a Prato in Toscana, è perché sa che essi ne ricaveranno un esito po-sitivo di santità, cioè di amore a Dio e al prossimo. E il dono della bilocazione, quel fenomeno mistico che permette ad una persona di essere contemporaneamente in due posti diversi, lontani tra di loro. Il colloquio tra santi è naturalmente "bello", edificante: il nome che maggiormente emerge fra le parole è Dio stesso, il suo amore di Padre, la sua santa volontà, la fiducia nella sua Onnipo-tenza. E noi di che discorriamo, lungo la via? Come parliamo col prossimo? Ha ragione San Bernardo a raccomandarci il retto uso della lingua che consiste nel lodare Dio, nel confessare le proprie colpe e nel parlare edificante. IL CANTO DEGLI ANGELI Filippo ha settantasette anni, ormai vicino al tramonto terreno: è spesso malato, spossato per le fatiche quotidiane. Certe sere, fino a notte alta, trova ancora la forza di stare a lungo in preghie-ra: si raccomanda a Dio che lo mantenga nascosto dagli occhi indiscreti e dagli onori; piange per non amare un pò di più il suo Signore; sospira ed anela il Paradiso... Ed ecco che in una notte divina, il Cielo si apre mentre Filippo piange e si commuove: un coro dangeli lo consola, gli fa ardere ancor di più il petto, mentre un calore intenso lo pervade e lo brucia: "Aprite, aprite - grida - che me ne muoio!". Il canto degli angeli si fa più dolce, som-messo e Filippo contempla il Paradiso che laspetta. Noi siamo così lontani da un simile ardore e da simili visioni che ci sembrano favole. Eppure sappiamo che questo è il modo di agire di Dio. PARADISO - PARADISO Ormai Filippo vive solo in attesa del cielo e nulla più lo attrae allinfuori del Paradiso che ha contemplato ad occhi aperti, intendendo il canto angelico. Ma ancora una prova lattende: egli non ambisce né onori, né fama, è fatto segno di attenzione e di stima. Gregorio XIV gli vuole dare la porpora cardinalizia per ringraziarlo di tutti i benefici spirituali e materiali dati a Roma e ai romani. Filippo si schernisce, poi rifiuta decisamente ed uscito fuo-ri allaperto, gettando per aria il cappello cardinalizio, grida: "Paradiso! Paradiso!". Lultima prova è superata: davvero nulla lo attrae più. Ma se rifiuta gli onori, ancora non ricusa il lavoro, la fatica, fino allultimo per imboccare giusta la via del Cielo. LE ULTIME FATICHE DI UN CANTO LIBERO Quando uno diventa vecchio, si ritira dicendo daver lavorato anche troppo oppure si lamenta perché le forze lhanno abbandonato e non ha più voglia di fare niente. Invece Filippo non si ri-sparmia, si dona libero e puro, come quando era giovane. Stavolta è un gruppo familiare di E-brei ricchi e potenti; con dolce pazienza, con tolleranza invincibile Filippo parla dei loro inte-ressi terreni, che prosperano e poi, con una svolta improvvisa ma ispirata, parla di Cristo, mes-sia ed unico Salvatore... E più che le parole convincono gli occhi di questo Santo vecchio che come Simeone profeta addita in Cristo la luce per illuminare tutte le genti. La conversione alla fede è vera, profonda: Filippo sacqueta spossato ma splendente di grazia. LE ULTIME GRAZIE DI UN CUORE BUONO A Filippo vecchio, quando viene annunciato che il suo grande discepolo Clemente VIII giace infermo, neppure viene lidea di risparmiarsi. Quando è alla presenza del Sommo Pontefice che ha una mano inferma, Filippo si raccoglie un istante in preghiera e poi tenendo la mano malata fra le sue, diafane e quasi trasparenti tanto erano bianche e magre, ridona istantaneamente la guarigione al Santo Padre che, commosso, benedice il suo Padre così taumaturgico. Quando siamo malati se venisse subito così anche per noi Filippo Santo! Sono sicuro che da chi lo invoca con il cuore sincero, anche oggi Filippo corre subito: gli anna-li scritti su di Lui, anche dopo la sua morte, non smentiscono il suo cuore buono: occorre la fe-de però. Quanta ve ne è ancora? COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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