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1) non riuscire + a trovare persone capaci di essere dolcemente sincere..
2) essere tradita dalla persona a cui piu\' tenevi,sentirti usata e poi derisa alle spalle...
3) doversi alzare da sotto il piumone alle 7 di mattina in pieno inverno
4) Andare a letto la sera (da solo) svegliarsi la mattina , andare a lavorare , e poi rifare sempre le stesse cose.E se tichiedono come va , rispondi :"BENE"!!!!!!

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) il gelato!!!
3) fare quello che vuoi senza che qualcuno o qualcosa te lo impedisca
4) Le castagne appena cotte.. un caminetto, una bella boccia di vino rosso e una persona speciale accanto..
5) ridere fino a stare male
6) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
7) Sapere di poter dormire la mattina dopo....



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Tuesday, June 12, 2007 - ore 16:12


Grandi anelli di pioggia
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Potrei scegliere delle foto per parlare di quei giorni, e la cosa mi risulterebbe abbastanza facile e veloce. Ma voglio provare a raccontare qualcosa con le parole: e non sono quelle che mi mancano, non è quella la parte difficile, è scegliere come raccontare, è il mettere in chiaro nella mia testa cose che un po’ inevitabilmente si sommano, si mescolano, entrano una nell’altra.

“a volte i ricordi sembrano di gelatina, le cose si appiccicano l’una sull’altra come disossate, si squagliano…”
(A. Tabucchi. “Tristano muore”).

Perché per parlare di pioggia c’è la parola PIOGGIA ma la pioggia che scende sull’asfalto in città non è quella che scende mentre sei dentro ad un bosco e nel mezzo di prati e prati verdi alti e bellissimi senza nulla sotto cui ripararti nell’arco di km. Cosa puoi fare se non continuare a camminare con lo zainone sulle spalle, la testa bassa e l’acqua che scivola dal cappuccio dell’impermeabile che in quel momento hai l’impressione che sia molto permeabile, terribilmente permeabile. E allora sali, sali, il fango, il freddo, e poi smette e il sole spunta e ti lascia asciugare e camminare tranquillo, e così i primi giorni, poi verso la fine vince quella maledetta pioggia e le nuvole non sono più una o due tra cui intravedere pezzetti di cielo azzurro. Ora è un’unica nuvola, che toglie la luce, che è nera e ricopre il cielo. E quando ti ritrovi bloccato in un rifugio chiuso, in un paese davvero dimenticato da Dio, dalle cartine e dai bar, con campi di erba alta come unico bagno, tu stanco-sporco-puzzolente… ti senti felice di essere in due, di riuscire persino a ridere (probabilmente per non piangere, ma questo è e deve rimanere un dubbio), di avere un libro (gonfio d’acqua) da leggere e un corpo caldo a cui avvicinarti mentre tu stai tremando di freddo.
E oltre che su questo la pioggia batteva anche i giorni prima sulla tendina sotto cui si dormiva, a seconda tra cacche di pecora e il buongiorno dei pastori incazzati, o vicino al bordo di valli piuttosto profonde, sopra erbe pungenti e il vento che soffia forte. Presenza costante in entrambi i casi: gli scoiattoli notturni.
Ed è per tutto questo che il massimo del lusso può sembrarti anche un’osteria che si chiama “Il gatto e la volpe”, con i vecchietti che brindano alla salute del barista, con una triste coppia al tavolo vicino al tuo che cena guardando la tv e senza scambiarsi parole, e con 3 meravigliosi 70enni che ogni sera cenano lì insieme e ti cantano le canzoni romane e ti raccontano la loro vita in romano, ti offrono l’amaro e pure un passaggio in macchina per tornare su al rifugio, guidando come 20enni su quei tornanti sopra il lago, che a te viene quasi da vomitare.
E alla fine è la pioggia che mette fine a tutto, perché quel nuvolone nero è ancora là sopra.
E un po’ mi viene da chiedermi perché, pur di non tornare a casa, resterei lì sotto a farmi altri 70 km, fossero tutti in salita…


http://www.sibillini.net/Chiedi_Sibilla/sentieri/index.html


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