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Tuesday, June 12, 2007 - ore 17:25
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"a volte mi dici: insegnami
ma io so bene che sono parole sfuggite.
infatti, quando ti rispondo che
non si può apparecchiare una tavola per il pranzo
se la tavola è già apparecchiata,
tu anzichè cominciare a sparecchiarla
mi fai rispondere dai ’classici’.
così, ogni volta io non parlo con te,
parlo con i classici.
e nulla comincia mai.
la domanda era questa: quando comincerai?
include l’altra: quando cominceremo?
a chi farla?
non mi è stato facile farla a te,
perchè c’è un gap tra il mio desiderio di te
e il rispetto che ho di te.
pensa che io ricerco le ragioni del fatto che mentre dico
ti voglio bene, tu rispondi ’bene non è amore’...
è come dover costruire uno stadio
per giocare una partita.....
tu leggi autori che credi importanti.
(non trascurare questa mia paroletta ’credi’)
da loro ’hai notizia’ che il tempo passa,
in testi che affascinano chi è coltivato al punto
da saperli gustare.
e certo tu li sai gustare nel modo in cui riesci a esplicare
le tue capacità, secondo come ti è stato insegnato.
ma il tempo è plurale, non lo sai?
per certe cose c’è ancora tempo,
per altre succede che non ce n’è più....
bisogna capire le priorità dei tempi,
non scordare mai che il tempo è plurale.
ma che il tempo passa tu non te ne accorgi,
per questo non fai niente, adesso ne sono certo.
se te ne accorgessi, ti chiederesti
quale tempo passa, per chi, per che cosa e perchè,
spero.
’la paroletta ’spero’ non si riferisce soltanto
alla tua intelligenza
ma anche al tuo saper leggere
ciò che non è ’classico’.
a una persona ignara di tecniche mnemoniche,
imparare un sonetto richiede ben dieci minuti,
se ci riesce.
a una persona inesperta,
imparare a pensare in modo ’altro’ richiede più di... dieci minuti,
se ci riesce.
a entrambe,
imparare a vivere in modo ’altro’ richiede ancora un.... po’ di più,
se ci riescono.
è questione di un particolarissimo tempo,
che tuttavia bisogna avere (la gente dice ’trovare’),
da queste parti lo chiamano il ’metime’,
ed è un impegno che può far paura, si sa.
qualcuno rimuove la paura con l’ironia, ignorando che
imparare non significa perdere di quello che si possiede già.
qualcuno banalizza, ignorando che
la vita che si vive dipende dalla capacità di ottenerla,
di assecondare la ’fortuna’.
qualcuno prende... tempo, ignorando che
il problema non lo risolve il suono della campanella dell’ultima ora.
la domanda era:
tu quando cominci?
’dicunt’ è la cosiddetta saggezza popolare
che però nei casi specifici crolla miseramente:
l’esperienza è quella cosa che
quando te la sei fatta non ti servirà più:
tutto scorre, è nel ’panta rei’ di cui hai letto,
ma l’idea profonda sottintesa è che
tutto è sempre ineguale,
un’idea assai complessa e difficile da penetrare,
soprattutto per chi mentalmente rimane
nella scuola che insegna a guardare
piuttosto che a ’sentire’, a pensare in modo altro e a ’fare’.
c’è una piccola grande frasetta, un insegnamento primario,
interno al mio sadhana formativo.
me la diedero da bambino, con una preparazione e una cerimonia solenne
che mi impedirono la delusione di una bambinesca attesa di un...dolce.
può durare tutta la vita.
se pure tu la consideri un regalo, non farne un soprammobile.
non so se ne capirai la portata e quanto ti potrà giovare,
dipende da quanto imparerai a uscire dalla Emma che oggi sei.
tradotta dalla lingua kannada dice piu o meno così:
"E’ COME PENSO, O SEMBRA COME PENSO?"
una persona occidentale, del tutto ineducata ai milioni di sfumature
in cui può avventurarsi la mente umana capace di leggersi,
potrebbe cominciare ad affrontare quella frase
ponendosi in ogni occasione questa domanda preliminare:
"io credo che sia così,
MA SE POI NON E’ VERO?"
SE POI NON E’ COME CREDO?????
a me SALTANO SEMPRE in mente solo le prime tre parole: E SE POI....?
sono come uno scudo.
ma nessuno ha l’umiltà di farlo.
quando non ci arrivano con le proprie forze mentali,
si aggrappano all’autorità dei...grandi nomi.
è questo mi fa dire che i docenti sono come i vecchi postini,
che portavano ad altri un pacco preparato da altri.
la mia maestra precisa così:
CHI SA FA, CHI NON SA INSEGNA.
come dire che chi insegna è solo
un trasportatore di contenuti di produzione non sua,
fatta salva la sua personale capacità
di farsi ’educatore’ (ma in che senso?).
perchè, vedi, se tu hai contatto serio con le persone che ogni giorno
professionalmente ’fanno’ le cose,
per esempio resti in discussione permanente con un archeologo militante,
tu ’sai’ che le cose prima accadono e dopo vengono scritte,
negli atti dei convegni e in pubblicazioni scientifiche.
dunque ciò che è stato già scritto non contiene ancora il nuovo..
non basta l’autorità dei testi divulgativi
che circolano nella scuola media, aggiornati con ovvi ritardi,
per esser certi dell’uso del vino al tempo dei romani,
nè può passare come vino ’romano’ quello oggi imbottigliato
dai vigneti coltivati nei viridari pompeiani allo stesso posto
in cui sono state trovate le radici fossili delle antiche viti.
spero che, quando queste notizie passeranno nei testi scolastici,
non venga scritto che a pompei si brindava
col fiano irpino vinificato in purezza....
sai che ti dico?
quando poi ci accertiamo che la scienza
ha visto oltre
non è....educato dare ai testi studiati
la colpa del proprio non averne dubitato.
in italia ho sentito questa barzelletta:
"conosci l’inglese?"
"no, l’ho studiato a scuola!"
a me non sembra affatto una barzelletta,
hai capito perchè?
un baciotto sugli occhi che hai....che sembrano chiedere aiuto.....
stupendi per entrare di soppiatto........in me......"
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