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Saturday, June 16, 2007 - ore 15:08


"L’AMERICA ALLA GUIDA DEL MONDO". La visone di politica estera del candidato dem
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La prestigiosa rivista Foreign Affairs ha pubblicato di recente un saggio del candidato democratico alla presidenza Barack Obama sulle linee guida della sua futura politica estera, nel caso fosse eletto presidente il prossimo anno. Il senatore afro-americano viene spesso rappresentato come la "colomba" fra i candidati più accreditati al successo finale, con l’altra democratica Hillary Clinton e il repubblicano Rudy Giuliani a fare la parte dei falchi. In realtà, leggendo il saggio, di una cosa si è sicuri: la visione di Obama per la politica estera è destinata a lasciare il segno.

Per cominciare, il senatore vuole eliminare ogni dubbio su un fatto-chiave: il disastro iracheno non convincerà la sua America a ritirarsi in un atteggiamento isolazionista. "L’America non può fronteggiare le minacce del 21° secolo da sola e il mondo non può farlo senza l’America", dice. Il messaggio è chiaro. Per il candidato afro-americano, "l’America deve riporsi, con autorevolezza e compattezza, alla guida del mondo".

C’è aria di interventismo convinto nelle parole di Obama. Quando dice "la sicurezza e il benessere di ogni americano dipendono dalla sicurezza e dal benessere di quelli che vivono al di là dei nostri confini", Barack sta chiaramente segnando una via interventista americana negli affari del mondo. Ma c’è dell’altro. Quando spiega che "il mondo condivide una stessa sicurezza e una stessa umanità", il senatore si schiera deciso sul solco umanitario-universalista dei grandi presidenti democratici del passato da Roosevelt a Kennedy, passando per Truman.

Presidenti che non hanno esitato a sacrificare vite americane in situazioni dove ritenevano che l’interesse del paese lo richiedesse, o dove pensavano che l’intervento fosse "the right thing to do"-la cosa giusta da fare. Anche se a migliaia di chilometri di distanza dalle coste a stelle e strisce



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