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Sunday, June 17, 2007 - ore 16:45 Amores perros (A. G. Inarritu - MEX 2000) ![]() Città del Messico, un banale e terrificante incidente d’auto da il via a tre storie che sono destinate ad incrociarsi: quella di Octavio, che decide di fuggire con Susana, la moglie di suo fratello. Quella di Daniel, che lascia moglie e figlia per andare a vivere con Valeria, una splendida modella. Infine quella del Chivo, un barbone ex professore universitario ed ex guerrigliero comunista che dopo aver passato diversi anni in prigione, è profondamente deluso dalla vita e dal lavoro di sicario. Tre storie di appartenenze sociali completamente differenti, che scorrono, però seguendo i comuni denominatori del denaro e dell’abbandono. Il denaro si insinua nella vita dei protagonisti e pretende di legittimarne i sentimenti. Sentimenti che appaiono ingenui anche se sinceri, ma destinati al fallimento, dunque alla perdita e al distacco. Così Octavio per dimostrare il proprio amore a Susana accumula soldi con le scommesse clandestine, ma la fuga prevista Susana la intraprende con il marito; Daniel, invece, compra a Valeria una casa nuova dove vivere finalmente insieme, ma il nido d’amore si trasformerà presto in una trappola senza uscita per entrambi; El Chivo, redento dal lavoro di sicario, lascia alla figlia, uno straziante messaggio telefonico e del denaro nascosto sotto il cuscino prima di scomparire ancora e per sempre dalla sua vita. Degno di nota è anche il ruolo svolto nel film dalle fotografie, sempre presenti in ognuno dei tre episodi. Esse rappresentano degli istanti sottratti al tempo e all’erosione dei corpi e degli animi dei protagonisti. Oltre a specchiarsi nelle immagini, essi talvolta le manipolano rozzamente quasi a voler esorcizzare il loro presente totalmente differente. Valeria (in sedia a rotelle) osserva smontare il cartellone pubblicitario in cui appare ancora una bellissima modella, El chivo tenta di ricostruire e fotografare il proprio volto per ritrovare l’identità del padre di famiglia che non è mai stato. Anche la storia dei cani, nel film, scorre parallela a quella dei protagonisti, una storia, anche questa, di corpi martoriati e di abbandoni improvvisi. Il calvario di Valeria è quello del suo Yorkshire, entrambi condannati per un evento fortuito all’immobilità, all’oscuramento e alla prigionia della casa appena comprata ma già maledetta. Cofi (il cane di Octavio) da pacifico e inerme diventa uno spietato combattente, i cani di El Chivo vivono con il loro padrone in una "comune" canina nella quale (dopo l’incidente) entra a far parte anche Cofi, che, come El Chivo ha contratto, ormai, un’aggressività che lo spinge ad uccidere i compagni, dal primo all’ultimo, tradendo il padrone che lo ha accolto e curato. Ma È proprio questo evento a produrre nel Chivo la consapevolezza di sé e la decisione di non uccidere più e accettare la sua condizione di ex-padre, ex-terrorista, ex-sicario-barbone. Per Inarritu, dunque, l’unico “vincitore” è il Chivo, colui, cioè che accetta fino in fondo, nel finale, il proprio stato di uomo "a perdere". La vita gli ha tolto tutto, ma come recita la didascalia finale, esiste uno spiraglio anche in tale spietata logica esistenziale, il riconoscere che siamo anche quello che perdiamo. Vincitore di 11 premi Ariel (Accademia messicana del cinema): miglior film, miglior regista, miglior attore, miglior attore non protagonista, migliore sceneggiatura originale, fotografia, migliore ambientazione, trucco e costumi, effetti speciali, suono, migliore opera prima. Premio Bafta (Gran Bretagna): miglior film in lingua straniera. Festival di Cannes (2000): premio della critica. 1 nomination all’Oscar come miglior film in lingua straniera (2000). COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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