INIZIO E FINE... FINE ED INIZIO...
(categoria: " Riflessioni ")
La notizia del giorno ieri in paese è stata quella del
suicidio, per annegamento, di una donna di 48 anni, l’età di mia madre. Dopo aver sentito della disgrazia, mi sono ritrovata a pensare alla
morte.
La morte
non mi spaventa né mi preoccupa: da agnostica, mi interesso solo della poca vita che mi è stata data in sorte, cercando di vivere al meglio...
...trasformare gli uomini da amici di Dio in amici degli uomini, da uomini che credono in uomini che pensano, da uomini che pregano in uomini che lavorano, da candidati dell’al di là in studiosi dell’al di qua, da cristiani, che per loro stessa ammissione, sono metà animali e metà angeli, in uomini nella loro interezza. [L. Feuerbach]

Non credendo, non considero l’idea della
resurrezione e concepisco
vita e morte come un qualcosa di
unito, congiunto, che però non sono l’una il proseguimento dell’altra. Non vedo la morte come un momento di passaggio a un “altro” migliore, né tanto meno come un momento per fare i conti con quello che si è stati e con quello che si è fatto:
non ci attende Minosse, quando la scintilla si spegne e arriva il momento del giudizio…
Per me la morte è la
fine, l’
ultimo compimento. E, dopo, il
nulla. Il nostro tempo ha un termine: non c’è un seguito; abbiamo
una vita sola e dobbiamo sfruttarla.
Non c’è modo di redimersi, non esiste Purgatorio e quindi non c’è consolazione: non rendiamo conto a un dio di quello che siamo stati… Se ci siamo
lasciati sfuggire la vita tra le dita come una manciata di sabbia, la colpa è nostra; se ci siamo
comportati in modo gretto, cattivo o indolente, ne dobbiamo rendere conto solo alla nostra coscienza e agli altri uomini, che hanno il diritto di giudicarci; se alla fine ci ritroveremo
amareggiati, pieni di rabbia e di rimpianti, nulla ci darà conforto e non troveremo alcun sollievo…
Se Dio non esiste, noi non troviamo innanzi a noi dei valori e degli ordini in grado di legittimare la nostra condotta.
Così non abbiamo, né dietro a noi né innanzi a noi, in un dominio luminoso di valori, delle giustificazioni o delle scuse.
Siamo soli, senza scuse.
E’ questo ciò che esprimerò con le parole che l’uomo è condannato ad essere libero. Condannato perché non si è creato da se stesso, e pur tuttavia libero perché una volta gettato nel mondo è responsabile di tutto ciò che fa. [J. P. Sartre]
Non ho paura della morte, ma delloblio. Ho paura di finire il cammino che mi è toccato in sorte senza aver mantenuto le promesse che mi ero fatta, senza essere minimamente diventata come volevo, senza essere stata all’altezza, senza avere nessuno che mi ricordi per un qualche merito o semplicemente perché sono stata una persona degna di essere ricordata…