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Wednesday, June 20, 2007 - ore 12:13


UNA PERPETUA SCONFITTA...
(categoria: " Pensieri ")


Caldo opprimente: il mio fisico regge poco questo clima e non riesco praticamente a stare in piedi. Vado verso una delle librerie, prendo un libro e comincio a sfogliarlo, finché non trovo il punto che mi interessa...


Ci sono testi che continuo imperterrita a leggere e rileggere all’infinito: e, anche così, non ne riesco a comprenderne pienamente il significante, il mistero e qualcosa di fondamentale, che in essi è celato, mi sfugge inesorabilmente... questo succede soprattutto con la poesia, perché, come ha scritto il poeta e pittore libanese Kahlil Gibran (1883-1931), “La poesia è la luce di un lampo; quando è solo un accostamento di parole diventa semplice composizione”: essa racchiude un segreto, il segreto di un’anima. La poesia si avvicina alla verità attraverso vie oblique, spesso sfuggenti e a volte impenetrabili. L’essere umano tende alla poesia perché, attraverso essa, riesce a vedere concordanze, contrasti, richiami ed echi fra Cielo e Terra e fra uomo e uomo...
... stamane ho riletto per l’ennesima volta una delle mie poesie predilette, opera del gallese Dylan Thomas (1914-1953), interrogandomi, come ormai capita da qualche anno, senza alcuna speranza di comprensione, sul suo senso più profondo...



Dai sospiri nasce qualcosa,
Ma non dolore, questo l’ho annientato
Prima dell’agonia; lo spirito cresce,
Scorda, e piange;
Nasce un nonnulla che, gustato, è buono;
Non tutto poteva deludere;
C’è, grazie a Dio, qualche certezza:
Che non è amore se non si ama bene,
E questo è vero dopo perpetua sconfitta.

Dopo siffatta lotta, come il più debole sa,
C’è di più che morire:
Lascia i grandi dolori e tampona la piaga,
Ancora a lungo egli dovrà soffrire,
E non per il rimpianto di lasciare una donna in attesa
Del suo soldato sporco di parole
Che spargono un sangue così acre.

Se ciò bastasse a dar sollievo al male,
Il provare rimpianto quando quello è perduto
Che mi rendeva felice nel sole,
Quanto felice il tempo che durava,
Se ambiguità bastassero e abbondanza di dolci menzogne
Potrebbero le vacue parole sostenere tutta la sofferenza
E guarirmi dai mali.

Se ciò bastasse, osso, tendini, sangue,
Il cervello attorcigliato, i lombi ben fatti,
Cercando a tastoni la materia sotto la ciotola del cane,
L’uomo potrebbe guarire dal cimurro.
Chè tutto quello che va dato, io l’offro:
Briciole, stalla, cavezza.

[D. Thomas]


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