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Wednesday, June 20, 2007 - ore 20:34


PEZZI SPARSI...E UNA CANZONE...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Alle volte ho come l’impressione di aver fatto qualcosa di tremendamente sbagliato. Giochi la partita con le carte che hai e tutto sommato la tentazione di barare ti viene anche più di una volta al giorno. Ci pensi e pensi che per un buon bluff devi essere freddo. Sarai abbastanza freddo?
Barare e bluffare sono due cose ben diverse in una partita a pocker ma nella vita? Volendo cavillare forse vale lo stesso ma spesso il risultato di un bluff o di una giocata sporca non cambia, cambia solo il giudizio morale che diamo a noi stessi.
"Non mi sono comportato male! non ho barato, ho solo bluffato!"...ma sentimenti e persone non sono carte e fish...


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C’è quella mattina che ti svegli, un’altra mattina con le stecche sugli occhi. Gesti meccanici ripetuti giorno dopo giorno. Ti alzi dal letto ma non sai nemmeno più bene perchè, sai che ti devi alzare e basta. Incolonnato su una tangenziale dove i più fotunati hanno 2 ruote e non sembrano strani insetti multicolore che ronzano sordi e assonati. Buon per loro, finchè qualcuno non decide di cambiar corsia senza mettere una freccia.
C’è quella mattina che ti svegli e sei già stanco. Il cielo di giugno non è come te lo ricordavi: è grigio e sembra settembre, il settembre di quando eri bambino. Fissi uno schermo che ti strappa gli occhi otto ore al giorno, giorno dopo giorno. La tua unica finestra sul mondo è una web cam sul tetto di un albergo vista mare. 30 km dalla libertà. Pochi. Troppi in una giornata così.
Il cielo è grigio anche laggiù, ed è grigio anche il mare che gli si stende sotto. Pare che si guardino, indecisi se toccarsi appena, continuando a sfiorarsi, timorosi di ferirsi a vincenda. Lo bramano ma la paura li incatena e restano a fissarsi, sospirando piano. Risacca e vento.
Ombrelloni chiusi, paiono i denti un enorme spazzola. Passa una donna con una gonna rossa e una borsa nera. Qualcuno passeggia sul bagnasciuga.
C’è quella mattina che pensi che sarebbe il caso di mollare tutto e provarci. A fare cosa non lo sai nemmeno tu. Complicazioni, routine, solite facce e soliti casini.
- ehy, io esco. Vado a farmi un giro. Non me ne frega se il tempo e brutto, forse peggiorerà ma io la pioggia preferisco prendermela guardando il mare che s’ingrossa! Fanculo il pc! -
Un collega brontola e ne tira un’altra. E’ martedì, per venerdì avrà sgranato il rosasario diverse volte.



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Talvolta è facile mentire a se stessi, molto più facile che mentire agli altri. Questo perchè, a differenza di un eventuale interlocutore, noi siamo molto più disposti a credere a balle che ci racconteremo, a berci tutte le giustificazioni e le scuse del caso. Spesso non ci chiediamo nemmeno se stiamo raccontando delle stronzate catastrofiche, spesso conosciamo già la risposta e proprio per questo evitiamo accuratamente di farci la domanda.



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Sono stanco e ho poca voglia di pensare. Apro il cancello, apro la porta, entro. Faccio tutto in fretta, quanto più in fretta mi consentono sonno e stanchezza. Mi stendo a letto. I fuochi d’artificio lì fuori fanno scappare la piccola fin su in camera e così, tutto sommato, a doverla tener calma tengo la mente occupata. Finalmente la riporto in cuccia e me ne torno a letto. Fisso il soffitto per un po’. Ne avevo bisogno. Avevo bisogno di sentire una voce che non fosse la mia ripetere esattamente le stesse cose. Quello che penso, quello che so, per intuito, per istinto.
Lilo non capisce ancora bene come io faccia a scegliere sempre questa strada ma accetta le mie scelte e le rispetta. Le voglio bene. Il vecchio invece sa, non approva forse ma farebbe la stessa cosa, quindi:

"ok: sai cosa ti direi e so cosa faresti. Ci siamo capiti, quindi facciamo finta che io ti abbia fatto il discorsetto da buon amico e tutto il resto e andiamo avanti."

ripercorro le tappe una ad una, risalgo pagina dopo pagina questo libro. Sono stupefatto, un po’ spaventato e forse un po’...deluso...

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Vedo un sorriso venato di una certa tristezza. Non la sai nascondere bene, mi spiace. Conosco quella senzazione e so come ci si sente. "La cosa giusta è stare bene"...si, vero, ma alle volte per stare bene davvero c’è un prezzo da pagare e quel prezzo ci spaventa al punto che preferiamo evitare di pagarlo e tenerci una serenità "di comodo".
E’ facile suggerire "la cosa giusta" a qualcuno ma sceglierla da noi è un’altra storia.

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FullMoon

Sitting on a corner all alone,
staring from the bottom of his soul,
watching the night come in from the window
It’ll all collapse tonight, the fullmoon is here again
In sickness and in health, understanding so demanding
It has no name, there’s one for every season
Makes him insane to know

Running away from it all
"I’ll be safe in the cornfields", he thinks Hunted by his own,
again he feels the moon rising on the sky
Find a barn which to sleep in, but can he hide anymore
Someones at the door, understanding too demanding
Can this be wrong, it’s love that is not ending
Makes him insane again

She should not lock the open door
(run away run away, run way)
Fullmoon is on the sky and He’s not a man anymore
She sees the change in Him but can’t
(run away run away, run away)
See what beccame out of her man... Fullmoon

Swimming across the bay,
the nit is gray, so calm today
She doesn’t wanna wait.
"We’ve gotta make the love complete tonight..."

In the mist of the morning he cannot fight anymore
Thousands moon or more, he’s been howling
Knock on the door, and scream that is soon ending
Mess on the floor again...

We should not lock the open door
(run away run away, run away)
Fullmoon is on the sky and he’s not a man anymore
We see the change in him but can’t
(run away run away, run away)
See what became out of her darling man

See what became out of that man




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