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Thursday, June 21, 2007 - ore 13:48
Stefano e la normalità
(categoria: " Riflessioni ")
Penso fosse mercoledì sera della settimana scorsa... mi fermo al Bancomat, come al solito, con un po’ di fretta.
Butto gli occhi distrattamente al di là della strada, più che altro istintivamente, per vedere se posso attraversare la corsia senza essere stirato da qualche simpaticone che ha più fretta di me.
Scorgo con una certa apprensione una figura accanto ad un palo della luce. E’ una persona che abita dalle mie parti e benché non la conosca benissimo, ha fatto molto parlare di sé negli ultimi anni. Per questioni di privacy lo chiamerò Stefano.
Avrà una quarantina d’anni… è mantenuto dai suoi genitori perché non mi risulti abbia un lavoro... è famoso perché fra gli innumerevoli tentativi di capire quali fossero i suoi problemi, ha visto decine di illuminati professionisti, fra cui - più volte - anche un esorcista(!?). Sta di fatto che gira tutto il santo giorno con la sua bicicletta e, per quanto io ne sappia, non ha mai rotto le balle a nessuno, salvo non fare un emerito niente di niente…
La cosa che mi ha colpito l’altro giorno è stata la sua enorme, smisurata panza. Me lo ricordavo grossiccio, ma adesso sta davvero per scoppiare. È enorme.
Stava davanti al palo, a cui era affisso un cestino, con un enorme panino e una bottiglia da litro e mezzo di coca-cola, e da come la tracannava non doveva essere lì da molto, sta di fatto che nel tempo del prelievo la bottiglia era vuota. Lo stesso Stefano che qualche mese fa ho visto vomitare allegramente su un marciapiede, come se niente fosse, alle nove e mezza del mattino. Credo, comunque, che i suoi disordini alimentari siano il minore dei suoi mali.
Tutto questo per dire?
Per domandarmi. “Chi sta peggio fra noi due?”
Ad una prima analisi verrebbe da dire sicuramente Stefano: è in pole position nella classifica degli uomini problematici. La sua interazione con altri umani dev’essere al massimo con il salumiere per decidere l’imbottitura del panino. Ma a ben vedere, per lui e per quelli come lui questa, scelta deve essere anche il massimo delle proprie ansie.
Io invece? Tasse da pagare, scadenze da rispettare, impegni da mantenere, orari di lavoro, ricorrenze e via discorrendo... Certo le nostre soddisfazioni sono leggermente differenti, ma chi mi dice che la sua libidine di fronte all’ormai famoso succitato panino non siano della stessa intensità?
Il suo stato, il suo essere “così strano”, la sua “normalità” è peggiore della mia?
Nel dubbio, un po’, lo invidio... se non altro per il paninozzo.
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