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Tuesday, June 26, 2007 - ore 16:10


Parlarsi e capirsi al volo...E’ difficile...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quanti malintesi e quanti conflitti nascono semplicemente dall’incapacità diffusa di "ascoltare" davvero, fare silenzio dentro di sé e aprirsi nei confronti di quello che l’altro vuole dire.
Quando parliamo con gli altri, la maggior parte delle volte non parliamo davvero con loro, ma con l’idea che ci siamo fatti di loro, o con il riflesso di qualche altra figura che con non ha nulla a che fare. Parliamo in realtà da soli e non ascoltiamo neppure quello che l’altro dice davvero. Non c’è da stupirsi se poi, anche nelle relazioni più importanti, "non ci si capisce".
Cominciare ad ascoltare. Esercitarsi ed educarsi ad ascoltare l’altro, concentrando davvero l’attenzione su quello che sta dicendo. Di più. Partire dal presupposto che l’altro ha ragione e farsi spiegare bene che cosa intende sino a quando si ha capito il suo punto di vista. Questo serve a una comprensione reciproca invece che verso una lotta senza quartiere per avere ragione, verso un conflitto tra voci che non si ascoltano e quindi, naturalmente, non si capiscono.
Tutto questo si chiama comprensione:
Non giudicare
Nessuno ama sentirsi puntare addosso un dito giudicante. Dà senso di inadeguatezza, può essere fonte di angoscia, inibizione o rabbia. E’ un atteggiamento che mina ogni possibilità di incontro. L’assenza di giudiziopermette di incontrarsi e accettarsi per "ciò che si è", senza etichettarsi a priori.
Non interpretare
Ogni tentativo di interpretazione tende inevitabilmente a generalizzare e,, allontana la persona che sta di fronte, trasmette un senso di fraintendimento e genera facilmente irritazione.
Non "leggere nel pensiero"
O non avere la pretesa di farlo, soprattutto. Questo vuol dire non dare per scontato che già si sa cosa l’altro pensa, sente, vuole, o non vuole. L’alternativa è chiedere, verificare, esternare l’eventuale perplessità, per non confondere mal di pancia con atteggiamento di ostilità, timidezza con ostentazione, preoccupazione con fastidio. Ancora una volta vuole dire riconoscere all’altro il suo modo di essere e di esprimersi.
Non dare soluzioni
Quando qualcuno racconta un suo problema, spesso ha solo bisogno di sfogarsi e di chiarirsi le idee parlandone. Guai a interromperlo, pur se con la migliore delle intenzioni, per fornirgli soluzioni! Le soluzioni, giustamente, ognuno può trovarsele da solo e il fatto di parlare di quanto sta a cuore è il modo migliore per cominciare. Se vogliamo davvero aiutare chi ha un problema!

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