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il mio umore ha schizzi varaibili..
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mega concertone strafuori,pizza-birra-film,coccole,serata a ballare e saltare,cena con le mie donne,stramegabirre con i miei amici..eh..
e vacanza spensierata!!


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OGGI IL MIO UMORE E'...

tendenzialmente positivo


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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2) essere tradita dalla persona a cui piu\' tenevi,sentirti usata e poi derisa alle spalle...
3) doversi alzare da sotto il piumone alle 7 di mattina in pieno inverno

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1) svegliarsi accanto alla persona che si ama
2) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
3) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



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Friday, June 29, 2007 - ore 17:59



(categoria: " Vita Quotidiana ")


che cosa provi..
Ieri al seminario sul paziente oncologico è intervenuta una ragazza... ci ha letto questa storia tra le lacrime...era la sua storia..




"Immaginate
una ragazzina. Ha quasi 13 anni, lunghi capelli castani che le coprono
le spalle e la schiena. Scuote la testa e sorride al suo domani. Immaginate
di vederla correre in un prato: guardate la sua gioia, la sua energia,
il suo ottimismo e la sua forza. Corre incontro al suo domani, ai suoi
progetti di ragazzina.



Che succede
ora?… Non corre più… Si è fermata… E’ inginocchiata, le mani
sul suo volto…



Cosa
mi sta succedendo? Aiutatemi… Ho male… Sto male…. Il braccio, mi fa male
il braccio, ora l’altro, ora la schiena, le gambe….



Viene
portata dal medico . -"Tu vuoi attirare l’attenzione dei tuoi genitori.
Hai 13 anni ormai, sei abbastanza grande da gestirti da sola anche se stai
male di notte" Grazie dottore, è proprio la diagnosi esatta. I dolori
continuano. Forse è il caso di fare qualche esame del sangue. Uno,
due, dieci, chi lo sa più quanti prelievi ha dovuto fare. Gli esami
non vanno bene, ci sono dei valori alterati. "Dottore, se facessimo una
lastra?" "No, quelle fanno venire i tumori. Avanti con i prelievi e non
mangiare più frutta secca" E adesso che cosa mi succede? Si è
gonfiata una ghiandola sul collo, una sull’ascella, anche sull’inguine.
Di notte sudo ed ho prurito. Che succede? Gianni, che succede? Per
fortuna che ha questo fratello, questo angelo che le è accanto.
Non posso più mangiare…. Quando mando giù qualche cosa mi
vengono dei dolori fortissimi qui, sotto lo sterno. Anche ieri, quando
ero alla festa della mia compagna di classe, mi è venuto il dolore
e sono dovuta tornare a casa.



Immaginate
questa ragazzina ora: ha appena compiuto 13 anni, i suoi capelli sono lunghi
e castani…il suo volto è dimagrito e pallido. I suoi occhi sono
colmi di paura, il suo corpo è debole e mangiato da un male che
dopo quattro mesi non ha ancora un nome.



Come
faccio a scuola con questo dolore... Salto la merenda così il dolore
non viene. Professoressa, ieri non sono riuscita a studiare Storia perché
ho avuto male alla schiena e alle gambe. " Potevi mettere un cuscino
che sorreggesse la schiena e studiare lo stesso."



Il fratello
insiste per portarla da un altro medico. I genitori non vogliono, hanno
fiducia nel medico di famiglia. O forse hanno paura di indagare più
a fondo. Il fratello insiste e allora litigano, litigano insieme, la mamma,
il papà ed il fratello.



Basta,
smettetela, non voglio più sentirvi litigare, non vado più
da nessuno, sono stanca, lasciatemi morire. Con le mani copre le orecchie
e urla di smettere. Urla e piange. Allora tutti tacciono. Il fratello la
porta da un altro medico. "Ci vediamo il 2 Gennaio in reparto."



La stanza
è bianca, tremendamente bianca e fredda. L’unica nota di colore
è un crocifisso di legno alla parete. "Adesso deve andare, signora,
ci pensiamo noi ad Angela." E la mamma guarda, con gli occhi pieni di amore
e di paura, quella figlia che dovrà lasciare in ospedale. Non
preoccuparti mamma, vai pure a casa. Dopo ti telefono. Ma poi, sotto
le coperte di quel letto d’ospedale, con un libro sul volto per non farsi
vedere, piange tutta la sua paura.



Iniziano
gli esami, le visite, i prelievi. Domani a digiuno. Ma non è per
un prelievo.



Gianni
mi trova anche questa volta. Lui mi trova sempre. Intanto che aspetto conto
le macchie sul pavimento o le righe sul termosifone. …Gianni, sei arrivato!



Sempre,
come un angelo custode, quel fratello così giovane eppure così
grande, va da lei e la raggiunge ovunque. Lei si sente sicura con lui,
fratello e studente di Medicina, fa domande di ogni tipo ed ogni domanda
ha sempre la sua risposta .



Dottore,
quando mi toglieranno i linfonodi sentirò tanto male? "Non preoccuparti,
è come prendere un pizzicotto." le risponde il medico. Ma non è
vero: sotto il telo verde che le copre il viso le lacrime scendono silenziose
per il dolore. Silenziose e dignitose. Ho male ma non voglio che si
accorgano che sto piangendo. Ho paura che il dolore diventi più
forte. Finito questo dovranno togliere anche quello sul collo. Vorrei poter
alzarmi da questo lettino e scappare via. Per fortuna ho la tua mano da
stringere, fratello mio.



Immaginate
questa ragazzina. Guardatela, il volto coperto da un telo verde, i lunghi
capelli che escono da sotto il lenzuolo. Immaginate il suo viso contratto
per il dolore, immaginate le sue lacrime silenziose ed immaginate le sue
parole: Manca molto? " Perché, ti facciamo male?"



Bisogna
operare, è necessario togliere la milza. Come faranno, Gianni,
a togliermi la milza? E lui le risponde. E dopo, quando sarò
senza, cosa mi succederà? E lui le risponde. Ma perché
devono toglierla? E lui risponde.



Ora la
guarda, là, sul tavolo operatorio, guarda i lunghi capelli che escono
da sotto il telo verde. Guarda il grande buco che c’è sull’addome,
guarda il sangue. Il pensiero che lì, sotto quel telo verde, c’è
sua sorella lo fa star male. Ma non la lascia sola. Ancora una volta è
lì con lei. Per sei ore rimane con lei. "Angela c’è tuo fratello,
lo riconosci?" Questo tubo mi da fastidio "E’ l’ossigeno non girarti,
devi respirare." Dove mi trovo adesso? "Sei in terapia intensiva.
Domani ritornerai in reparto" La mamma, domani vedrò la mia mamma.



Immaginate
questa ragazzina. Il suo corpo ora è segnato per sempre da una lunga
cicatrice. L’adolescenza se ne sta andando piano piano, ma lei ancora non
se n’è accorta. Le sembra di vivere qualche cosa di irreale, un
incubo dal quale spera di svegliarsi.



Reparto
di Oncologia. Perché andiamo qua? Io non ho un tumore. Lui
le risponde, ma non la verità. Come può dirle - Hai 6 mesi
di vita, è solo un tentativo. - Come può dirlo anche ai sui
genitori. Decide di tenere tutto per sé e di donare loro la speranza.



Come
brucia questo liquido rosso. Che strano sapore che mi viene in bocca. Una
caramella, si, forse è meglio. Hanno detto che potrei avere la nausea.
I
capelli? dovrei tagliarmi i capelli perché potrei perderli. Va bene,
non importa, mi basta che abbiano capito che malattia ho. Tanto, dopo,
i capelli ricrescono. Ma non è vero. I capelli le cadono sempre
di più, tanto che quasi ha paura di pettinarli. Non riesce nemmeno
a guardarsi allo specchio. Talvolta chiude gli occhi e sogna i suoi lunghi
capelli castani .



Immaginate
questa ragazzina ora. Ha 13 anni, pochi capelli bruciati dalla chemioterapia.
Il viso è magro. Gli occhi sono velati di malinconia e di paura.
Ogni tanto vorrebbe poter correre in un prato verde. Invece guarda gli
altri mentre corrono, guarda gli altri ragazzini ridere per uno scherzo,
per una barzelletta. Lei non riesce più a ridere. Pensa che domani
dovrà stare male, ancora, perché dovrà fare la cura.



Immaginate
questa ragazzina. Immaginate che cosa può rispondere a chi le fa
notare che è quasi senza capelli, ha chi le chiede "Ma che malattia
hai?"



Quando
torno a scuola? Sono quattro mesi che sono assente, non voglio perdere
l’anno. Proprio perché ci tiene così tanto, proprio perché
non vogliono darle un dispiacere, la lasciano tornare sui banchi di scuola.
Finalmente torna a sentirsi "normale", non deve pensare solamente a quando
tornerà a fare la cura, non deve solo pensare che è ammalata.
Ora dovrà pensare a studiare la Storia, a ritornare al passo con
gli altri compagni. Inizia cosi un periodo di lavoro intenso ma anche di
sollievo dal pesante pensiero della malattia. Adesso non c’è solo
la cura, c’è anche la scuola… Cura, scuola, cura, scuola, cura,
scuola, cura, esami di terza media…. Promossa: OTTIMO. L’oncologo lo scrive
sulla cartella clinica: promossa bene. Che soddisfazione!!



E’ già
estate. Il suo corpo è ricoperto da cicatrici un po’ ovunque, quelle
stesse cicatrici che qualche parente ha voluto vedere e che lei ha mostrato
non senza vergogna. I piedi sono ancora blu dalla linfografia, tanto da
non aver il coraggio di indossare i sandali.



Sono
passati sei mesi: REMISSIONE COMPLETA. Il fratello adesso sorride, sa che
non è tutto finito, ma forse ora anche lui può sperare. I
capelli stanno crescendo, sono molto corti.



È
iniziato il nuovo anno scolastico, adesso è in prima superiore.
"Sei un maschio o una femmina?" Sono una femmina, non vedi che ho la
gonna? "Ma tu vai sempre a fare le settimane bianche?" Io non vado
a sciare, professore "Vedete, ragazzi, io perdo i capelli per la vecchiaia,
lei perché sta facendo delle iniezioni." Ho solo 14 anni professore,
la cosa non mi consola.



" Non
ti vergogni a restare seduto? Cedi il posto a questa signora!" Mamma,
come faccio a dirgli che non riesco a restare in piedi se l’autobus è
in corsa? Come faccio a spiegargli che la cura mi toglie le forze? "La
lasci stare, è mia figlia. Sono io che l’ho fatta sedere." Ti
voglio bene mamma.



Quante
cose non riesce a dire, quante non ne riesce a spiegare, prigioniera di
una realtà più grande di lei. E’ troppo difficile cercare
di far capire a chi la ascolta che lei è solamente una persona che
si è ammalata e che si sta curando. Che non è un fenomeno
da baraccone perché non ha i capelli, che nonostante le abbiano
tolto la milza può continuare a vivere normalmente, che i segni
che ha sulle braccia sono a causa delle cure e dei prelievi. Meglio non
dire nulla, non spiegare, per non incontrare uno sfuggente sguardo pietoso
ed imbarazzato. La sua solitudine è iniziata. Era già iniziata
quando ha deciso di non far vedere le sue lacrime.



Perché
proprio a me, cosa ho fatto per meritarmelo? No, padre, non ci credo che
sia stato Dio a mandarmi la malattia. Fa parte della vita. Non è
vero che sono stata scelta, io non volevo essere scelta, non sono speciale
per questo. Voglio solo essere come gli altri. Come tutti gli altri ragazzi
della mia età.



Immaginate
questa ragazzina. Ha corti capelli castani che la fanno sembrare un ragazzo,
occhi tristi, senza curiosità, senza entusiasmo. Non ha più
voglia di correre incontro al domani. Non riesce neppure a pensare al domani.



Ancora
un anno. E’ passato un anno ma ce n’è ancora uno.



"Non
più flebo da questa volta. Adesso prenderai delle pastiglie. Vengono
dalla Francia. Non dovrebbero neppure darti nausea." Davvero, dottore,
non devo più fare la flebo, non devo più vomitare? Grazie,
grazie. Ci vediamo fra tre settimane. …Cosa dice dottore? Questa volta
non ci sono più le pastiglie, non arrivano più…Non è
possibile…Di nuovo la flebo…. Tace. Tutto tace. Piega la testa ed esce
dall’ambulatorio. Dobbiamo salire al secondo piano. Non riesco a salire
sull’ascensore, prendo le scale. E lui, il suo meraviglioso fratello,
sale con lei. Devo fare ancora la cura. Non ha bisogno di spiegarsi.
Lui lo sa come si sente. Le mette una mano sulla spalla e lei si sente
al sicuro.



Immaginate
questa ragazzina. Sta salendo le scale verso il secondo piano.



Prima
la sedia poi il cestino di carta marrone con il sacchetto di plastica trasparente.
Per vomitare. Dottore, la prego, mi metta la flebo. Devo fare la cura.
No, non l’ho già fatta, sono io che vomito prima. La nausea
le viene appena vede il reparto, ormai. Le viene quando sente l’odore dei
medicinali, quando vede il colore rosso del farmaco che sale sul tubicino
dell’ago a farfalla, le viene quando sente quel sapore strano in bocca
mentre fa la flebo. Odori, sapori, colori. Li porterà con se per
anni, con la nitidezza di allora, sentendosi addosso le emozioni di quei
giorni, le sensazioni di quei momenti.



Immaginate
questa ragazzina. Sta perdendo i capelli per la seconda volta. E’ stanca
di fare la cura, vorrebbe tornare a vivere senza scadenze. Non ho voglia
di fare la cura, oggi. Non ho voglia di stare male ancora. E il suo
meraviglioso fratello le asciuga una lacrima che è scappata. Parla
con lei e le fa ritrovare il coraggio di andare avanti. Lui si che me
lo ha mandato Dio. E’ il mio angelo custode. Cosa farei se non lo avessi.
Ti voglio bene fratello mio.



Finalmente
è finita. Esattamente due anni dopo.



Immaginate
questa ragazza, ora. Ha 15 anni. Seconda liceo. Finalmente l’incubo della
cura è finito. I capelli sono ricresciuti. Adesso sono ricci. "Dove
hai fatto questa permanente? Sembrano ricci naturali." Lei non sa cosa
rispondere. Ci prova ma la reazione è quella di sempre. La gente
non riesce a guardarla negli occhi . Negli occhi si può leggere
il suo dolore. Meglio abbassare lo sguardo e cambiare discorso. "Vieni
in piscina? Ti presto il mio due pezzi." Due pezzi…. Pancia scoperta …
Cicatrice in evidenza…. No, devo andare via con mia sorella.



Quante
rinunce. Ferma sul bordo della sua vita. Vita che non ha più il
coraggio di affrontare. Piano piano lascia che la verità si faccia
strada. La sua malattia: un tumore maligno. Un cancro. Un tuffo al cuore
nell’ammetterlo. Parole troppo dure perfino da pronunciare.



Immaginate
questa ragazza: guardatela negli occhi e leggete il suo dolore. Sentite
la sua paura. Accogliete la sua disperazione. La malattia fisica è
oramai finita, sono passati quasi cinque anni. Ma il cancro è una
lancia a due punte: una che colpisce il corpo, l’altra che colpisce l’anima.
E per quest’ultima non ci sono esami clinici a diagnosticarla, non ci sono
globuli bianchi o piastrine dai valori alterati, non c’è una T.A.C.
a fotografarla: i segni sono nel cuore, nella paura di vivere, di dover
soffrire e procurare sofferenza a chi ti ama.



Immaginate
un gabbiano intrappolato da una rete: respira ancora ma non sta vivendo.
Sta sopravvivendo, perché la sua vita è volare, e la rete
che costringe il suo corpo glielo impedisce.. Questa ragazza si sente proprio
così: il cancro ha intrappolato le sue ali e lei non può
più volare. Ma la voglia di tornare a vivere la chiama, quella stessa
voglia di vivere che il cancro non è riuscito a stapparle, e grazie
alla quale ha trovato il coraggio di lottare e vincere la malattia fisica.



Immaginate
questa ragazza ora: con lo sguardo chino di chi ha paura del domani ritorna
là, dopo qualche anno, in quel reparto di Oncologia. Sente di dover
affrontare le grida della sua anima per poter ritornare a vivere e sentirsi
veramente guarita. Sale le scale fino al secondo piano e tende la sua mano.
Questa volta non c’è una flebo che l’aspetta, ma due occhi che incontrano
i suoi: il suo secondo Angelo. Per due anni, per due lunghi ed intensi
anni questa ragazza sale quelle scale fino al secondo piano. Per due anni
due volte alla settimana lavora su se stessa per togliersi di dosso la
paura che le impedisce di vivere. La bomba-cancro ha ridotto la sua vita
in mille frammenti: ora ha trovato il coraggio per rimetterli insieme.
Alcuni frammenti non ci sono più. Tutti i pezzi della sua adolescenza
sono andati perduti e nulla li potrà far tornare. Rimette insieme
i pezzi che restano, accetta le sue cicatrici e chiude le ferite che sono
rimaste aperte. Piano piano ritrova il coraggio di sorridere, il coraggio
di piangere, il coraggio di amare e di essere amata. Il coraggio di sentire
la vita. Con la guida del suo Angelo accetta finalmente il dolore che la
malattia le ha causato, e proprio da quel dolore riprende il suo cammino.

Vi ricordate
il gabbiano intrappolato dalla rete?

Immaginatelo
adesso: sta volando alto nel cielo della sua vita." Angela Pasqualotto





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