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Sunday, July 01, 2007 - ore 18:38


No man’s land (D. Tanovic - BOS 2001)
(categoria: " Pensieri ")




In una sperduta zona di confine dove gli eserciti serbo e bosniaco si confrontano, una pattuglia di soldati bosniaci si perde mentre si reca a dare il cambio ai compagni; intercettati dai serbi vengono quasi tutti uccisi. Sopravvive ferito, Chiki, che si rifugia in una vicina trincea. Dall’altra parte del fronte, i serbi mandano due soldati a controllare se vi siano sopravvissuti. I due combattenti trascinano nella trincea uno dei compagni del giovane e, credendolo morto, in un macabro gioco, mettono sotto il suo corpo una "mina balzante" che ha la particolarità di esplodere quando si rimuove il peso sopra di essa. Dopo un conflitto a fuoco, Nino, il soldato più giovane rimane intrappolato nella trincea con Chiki. L’inaspettato risveglio di Cera sarà l’inizio di una situazione paradossale che spingerà entrambi gli schieramenti a chiedere l’aiuto dell’UNPROFOR, ed in particolare del sergente Marchand. Quello che seguirà va al di là di ogni più folle immaginazione...
"No man’s land" è un film che, senza eccedere nel mostrare rovine, combattimenti e cadaveri riesce nell’impresa di trasmettere allo spettatore l’infinito orrore di una guerra moderna. Chiki, Nino e Cera sono il simbolo di tutti gli uomini che combattono: stanchi, spaventati, disperati. Anche nella loro disperazione, però, non riescono a trovare un punto di contatto che non passi attraverso le armi; decide "chi ha il fucile", e in quella buca il fucile passa di mano continuamente, e tutto si trasforma in un balletto attorno al corpo assolutamente immobile del soldato steso per terra (Cera). La situazione è resa più complessa dall’intervento dell’UNPROFOR che, cercando di aiutare i due uomini, si trascina dietro anche la stampa, svelando, in tal modo, i veri sciacalli della situazione. Comincia il balletto del potere: Marchand chiama il suo capo, che chiama il suo, e poi sempre più in alto, sino a far tremare le poltrone dei generali ed a far cominciare la danza delle menzogne e delle apparenze. "No man’s land". La terra di nessuno, di un confine non segnato e sul quale sorgono solo pochi alberi striminziti attorno una trincea che non appartiene più ad alcuno schieramento. La terra dei cuori aridi di chi non sa far altro che odiare, delle menti malate di chi dà più valore agli incidenti diplomatici che alle vite umane, del desiderio dello "scoop" che fa diventare uno scrivano di cronaca il miglior giornalista del mondo, anche se solo per un giorno.
Il film di Tanovic, senza particolari pregi artistici o tecnici, secco, quasi fosse una cronaca nello stile e nei contenuti, riesce a coinvolgere e turbare gli spettatori, a far provare, anche se solo per pochi minuti la sensazione che in ogni guerra non esiste una via d’uscita, che questa situazione porti gli animi umani al di là della ragione, della logica, dell’umanità. Appunto nella "terra di nessuno".
Premio speciale della giuria a Cannes 2001.


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