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Monday, July 02, 2007 - ore 12:44
Cicāna
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Cicāna sapeva un numero infinito di bestemmie; altre le inventava. Una volta scommise di dirne trecentocinquanta tutte diverse una dietro laltra, e vinse senza impegnarsi a fondo. Lo ascoltavamo incantati; era come una lauda pervasa da un vivo sentimento della natura e da un attento spirito di osservazione.
Era di pomeriggio, ed eravamo nellangolo dombra dellultima casa verso il ponte del Castello. La stramba litania ci faceva sfilare davanti agli occhi animali esotici e piccoli mammiferi nostrani, uccelli, pesci e rettili, la fauna dei letamai intenta ai suoi traffici, e la gaia flora dei marciapiedi, i grandi sputi gialli dei tabacconi, scarlatti dei tisici. Si vedeva il maggiolino capovolto, limbelle brombólo, remigare colle zampette, la pantegana trottare in cima a un muro annusando laria, e il carbonazzo avvinghiato alle gambe delle contadine batterle forte colla coda.
Le bestie selvatiche e domestiche, quelle innocue e quelle feroci, i pachidermi e le piccole polde, e fino i microbi e i bacilli che si stenta a vedere a occhio nudo; le bestie dellaria, dalle pojane altissime agli sciami folti e bassi dei moscerini, le bestie del giorno e della notte, quelle delle acque limpide e dei gorghi scuri. Alle cento bestemmie Cicāna lasciō il regno animale e passō alle piante, alle erbe, ai licheni, alle muffe; sulle duecento entrō nel mondo bruto della materia inanimata; alle trecento cominciō a toccare la sfera delle arti e dei mestieri, le strutture della societā, il gioco delle passioni umane, Terminō col microcosmo dellUomo, dei suoi visceri attraenti insieme e repulsivi, delle sue mirabili funzioni fisiologiche; e compiuto il numero delle bestemmie pattuite (Lōba teneva il conto), ne aggiunse alcune altre in supplemento, sciogliendo un inno allAmore che chiamava perō in altro modo: ormai faceva accademia, e fu fermato alle trecento e settantuna. Concluse una bestemmia breve e solenne, raddoppiando il Nome di Dio.
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