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Nelson, 29 anni
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ORA VORREI TANTO...

Andare ad un concerto dei Rammstein in Germania.



STO STUDIANDO...

Non si finisce mai di studiare, né di imparare.

OGGI IL MIO UMORE E'...










ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare
2) Essere disprezzato in quello che ritieni ti renda speciale.
3) dare l'anima per aiutare gli altri e prendersela sempre in quel posto!!!!!!!!
4) la vita è come una lavagna..dove lasperanzascrive la realtà cancella..

MERAVIGLIE


1) il sesso
2) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



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SONDAGGIO: UN NUOVO GOVERNO MIGLIORERÀ LA SITUAZIONE DELL’’ITALIA?


E’’ caduto il governo Prodi. Il futuro sarà migliore? A mio avviso no. Per migliorare la loro vita gli italiani devono fuggire all’’estero.

SI
NO

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Tuesday, July 03, 2007 - ore 13:36


Un mostro chiamato buonismo
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Per i media ubriachi di pietas
uccidere un figlio non è reato


di Bruno Fasani


L’altro ieri il Tg1 ha mandato in onda il più crudo reality che si potesse immaginare. Pochi minuti, interminabili e agghiaccianti, buttati in pasto agli italiani, all’ora di cena. Il tutto in nome dell’informazione, ovviamente. Un’intervista ad un certo Calogero Crapanzano di Palermo, maestro in pensione di sessant’anni e padre di Angelo, autistico da 24 anni, dopo una meningite che lo aveva colpito a due anni di età. Da allora la vita, per la famiglia Crapanzano, era stata sempre più in salita, per via di quel ragazzo con la mania di smontare tutto e di imporre alla famiglia le leggi del proprio mondo malato.
Da qui la decisione del padre: «Dai Angelo, vieni ti porto in campagna a fare una passeggiata. Andiamo a prendere una boccata d’aria». Arrivati a Gibilrossa, la decisione estrema. «Ho preso un cavetto di acciaio, di quelli che si usano per trainare le macchine...». È il resoconto di un padre omicida. Non c’è un filo d’emozione nel raccontare questi particolari sconvolgenti, non una smorfia, una lacrima. Neppure uno schivarsi di circostanza, per sottrarsi alle telecamere e ripiegare nella privacy disperata del padre sconfitto. La televisione incombe con la sua voglia di scoop e lui sta al gioco, con l’impassibilità di un racconto liberante.[...]


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