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![]() Nelson, 29 anni spritzina di Padova CHE FACCIO? Penso Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO ![]() ![]() ![]() ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... Andare ad un concerto dei Rammstein in Germania. STO STUDIANDO... Non si finisce mai di studiare, né di imparare. OGGI IL MIO UMORE E'... ![]() ![]() ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE 1) Dimenticare 2) Essere disprezzato in quello che ritieni ti renda speciale. 3) dare l'anima per aiutare gli altri e prendersela sempre in quel posto!!!!!!!! 4) la vita è come una lavagna..dove lasperanzascrive la realtà cancella.. MERAVIGLIE 1) il sesso 2) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase... BLOG che SEGUO: CIRCUITS Kissa Politik miky32 dux vampiretta ordine bionda87 isapio bstardario Apollo13 bevirosso Seriusseb B_b guzzissimo marrabbio anna1982 SAEUDO alemaledit Mc fly USAlex biankaneve : Tafy Il 2000mo: EmmaBovary Il 3000mo: GOLDRAKE BOOKMARKS UTENTI ONLINE: |
Tuesday, July 03, 2007 - ore 13:36 Un mostro chiamato buonismo Per i media ubriachi di pietas uccidere un figlio non è reato di Bruno Fasani L’altro ieri il Tg1 ha mandato in onda il più crudo reality che si potesse immaginare. Pochi minuti, interminabili e agghiaccianti, buttati in pasto agli italiani, all’ora di cena. Il tutto in nome dell’informazione, ovviamente. Un’intervista ad un certo Calogero Crapanzano di Palermo, maestro in pensione di sessant’anni e padre di Angelo, autistico da 24 anni, dopo una meningite che lo aveva colpito a due anni di età. Da allora la vita, per la famiglia Crapanzano, era stata sempre più in salita, per via di quel ragazzo con la mania di smontare tutto e di imporre alla famiglia le leggi del proprio mondo malato. Da qui la decisione del padre: «Dai Angelo, vieni ti porto in campagna a fare una passeggiata. Andiamo a prendere una boccata d’aria». Arrivati a Gibilrossa, la decisione estrema. «Ho preso un cavetto di acciaio, di quelli che si usano per trainare le macchine...». È il resoconto di un padre omicida. Non c’è un filo d’emozione nel raccontare questi particolari sconvolgenti, non una smorfia, una lacrima. Neppure uno schivarsi di circostanza, per sottrarsi alle telecamere e ripiegare nella privacy disperata del padre sconfitto. La televisione incombe con la sua voglia di scoop e lui sta al gioco, con l’impassibilità di un racconto liberante.[...] COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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