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Thursday, July 05, 2007 - ore 12:30


Metropolis (F. Lang - GER 1927)
(categoria: " Cinema ")




Anno 2026. In una imprecisata megalopoli a due livelli, mentre il monopolista dittatore Fredersen vive con il figlio Freder tra agi e lussi in un sontuoso giardino pensile, una gran massa di operai lavora in condizioni disumane nelle fabbriche del sottosuolo. Freder incontra Maria, una ragazza che predica tra gli operai la calma e la rassegnazione confidando nella provvidenza, se ne innamora e grazie a lei scopre i sotterranei ed il popolo dimenticato. Fredersen, avvertito del pericolo di una sommossa, fa costruire un robot che somigli a Maria il cui compito è quello di seminare discordia tra gli operai. Nei disordini che seguono, le fabbriche si fermano, la città rischia il collasso e gli operai la morte: solo quando il robot viene distrutto ritorna, finalmente, la pace sociale.
Quello che colpisce maggiormente, dopo la prima visione, è il contrasto marcato tra le immagini della città del futuro e delle tecnologie immaginate nel 1927, che stupiscono per la loro modernità, e il messaggio, riconducibile alle più banali e politicamente corrette istanze di rivalsa sociale. Proprio in virtù di ciò, sarà lo stesso Fritz Lang, in un’intervista del 1966, a "rinnegare" in parte il proprio magistrale lavoro:"Ho spesso dichiarato di non amare Metropolis: perché è impossibile per me oggi, accettare il "messaggio" del film. È un’assurdità quella di dire che il cuore è l’intermediario fra le braccia e la mente”.
Il film, costruito come un opera lirica, è diviso in tre parti: il "Prologo", che dura per l’intera prima metà del film, un breve "Intermezzo", e un "Furioso" che segna le scene finali. Dal punto di vista tecnico nel 1927 “Metropolis” era un film prodigioso, poichè faceva uso di tecniche di ripresa, per quel periodo, strabilianti. Tra queste, l’introduzione nel cinema d’autore del Passo uno, ovvero le riprese effettuate per singoli fotogrammi, che rimasero nel campionario dei realizzatori di effetti speciali fino all’avvento della computer grafica. La tecnica di ripresa usata è quella nota come Metodo Schufftan: davanti alla cinepresa viene posto uno specchio inclinato a 45°, che riflette la scena riprodotta con modellini su un fondale proiettato. Lo specchio viene grattato dove il fondale sopravanza l’effetto dei modellini, permettendo di curare nel dettaglio la profondità di campo. Questa tecnica dà i suoi migliori risultati nelle scene della città dei lavoratori, della Torre di Babele e delle viste aeree di Metropolis. Non esistendo tecniche di editing adatte, le scene con esposizioni multiple sono state realizzate direttamente sul posto, riavvolgendo la pellicola e filmandovi sopra più volte, in alcuni casi anche per 30 passaggi.
Amato da Hitler e Goebbels (più come veicolo di propaganda, che non per il suo vero significato), stroncato dalla critica dell’epoca, Metropolis è considerato uno dei capisaldi dell’espressionismo cinematografico ed è universalmente riconosciuto come modello di gran parte del cinema di fantascienza moderno, avendo ispirato pellicole quali Blade Runner, Brazil e Guerre Stellari. Il valore culturale e tecnico del film lo ha portato ad essere stato il primo film inserito nel registro Memory of the world, un progetto dell’Unesco nato nel 1992 per salvaguardare le opere documentarie più importanti dell’umanità. Oggi dell’originale Metropolis sopravvive solo parte dei negativi e alcune copie di versioni ridotte realizzate all’epoca. Un quarto del filmato originale è andato perduto, così come tutte le sceneggiature, i modellini e il robot Maria, distrutte durante i bombardamenti alleati della Seconda guerra mondiale.
Rivisto oggi, in una versione restaurata che gli restituisce uno splendido bianco e nero, è per me un film “ipnotico”. Abbastanza difficile da seguire, ma altrettanto difficile staccare.


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