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Friday, July 06, 2007 - ore 11:10



(categoria: " Vita Quotidiana ")




Sherwood Festival 2007
Mauro Negri ( sax / clarinetti), Giovanni Guidi (piano), Francesco Ponticelli (contrabbasso), Emanuele Maniscalco (batteria)


".. un’incisione del 1960, avevo 20 anni. Riascoltandolo, mi è sembrato che suonassi più o meno come suono adesso, il che mi stupisce, considerando che suonavo da appena due anni.."

"..sono convinto che i meccanismi delle cose si assomiglino tutti. A nessuno verrebbe in mente di associare Proust al jazz, ma la scrittura di Proust, un po’ come il jazz, funziona a concatenazioni: da un profumo che fuoriesce da un negozio nasce un pensiero, da questo un ricordo. Lo stesso può dirsi anche per il meccanismo della pittura.."

"..Il jazz si è evoluto, o perlomeno è mutato moltissimo nel corso di un secolo, proprio grazie al fatto che i musicisti hanno sempre avuto la curiosità di cambiare, se no staremmo ancora all’Original Dixieland Jazzband. Guarda Armstrong: ha posto le basi di tutto ciò che sarebbe stato il Jazz a venire, incluso il bebop, perché ci sono alcune cose che suona alla fine degli anni ’20 che sono frasi tipiche del bebop. Pur avendo fatto tutto questo, non è rimasto fermo, è mutato, non necessariamente in meglio, ma ha sempre guardato avanti. Negli anni ’60 non suonava più quello che suonava negli anni ’20. Invece, molti di questi, che vengono considerati innovatori, fanno esattamente quello che facevano negli anni ’60. E questo mi sconvolge."

"..qualche mese fa io e Bollani eravamo a Parigi, suonavamo al Sunset, con il locale strapieno. A pochi metri da lì suonava Antonio Faraò, in un altro locale ancora c’era Stefano Di Battista. Il perché è semplice. Perché oggi gli italiani sono quelli che suonano meglio, così come una volta i più bravi erano gli svedesi, prima di loro gli inglesi, e prima di questi i francesi. Più che altro non capisco perché ci abbiamo messo tanto. Tutto sommato, nel dna del Jazz c’è una fortissima componente italiana, fin dagli esordi."

"Randy Brecker mi vendette una Bach quasi nuova, mi piacque moltissimo e da allora ho sempre suonato le Bach. ..cercavo il bocchino di Miles Davis, l’Heim, ma era introvabile, perché non c’era più il produttore. .. Un paio di anni fa, finalmente, ho scoperto che la Holton, una fabbrica di trombe, aveva avuto lo stampo dell’Heim e quindi era tornato in produzione. L’ho provato subito. E’ fantastico, mi ha cambiato la vita. Tra l’altro, così come Randy Brecker mi aveva convertito alla Bach, io ho ricambiato il favore con l’Heim. Dopo aver sentito una trasmissione alla radio in cui ne parlavo, ne ha ordinato uno su Internet."

"Sì, credo che quello sia il mio suono, perché quello è il suono che mi piace, e perché i trombettisti che mi piacciono hanno quel suono. E quindi mi è venuto fuori così, perché corrisponde al mio suono interiore. Il suono non è soltanto qualcosa di fisico, è qualcosa che corrisponde anche all’anima. Esistono trombettisti che non scopriranno mai il loro suono, perché imitano il suono di un altro. Premettendo che Marsalis è un fenomeno, e quindi è al di fuori di qualunque discussione critica, devo però riconoscere che non ha un suono suo. Il suo è semplicemente il suono di tromba perfetto. Punto. A loro volta, i trombettisti marsaliani, che lo imitano, finiscono per ottenere un suono del tutto impersonale, che non corrisponde al loro suono interiore. In questi anni ho sentito una enorme quantità di trombettisti che suonano benissimo ma che non mi emozionano, non mi commuovono. Tutte queste scuole di Jazz che esistono oggi, se da un lato hanno fatto del bene perché hanno fatto alzare immensamente il livello tecnico, dall’altra hanno anche uniformato tutto. Il fraseggio, per esempio. Oggi si usano molto questi libri derivati dal testo su cui lavorava Coltrane, lo Slonimsky (ndr. "Thesaurus of Scales and Melodic Patterns" - Nicolas Slonimsky). Questi libri vengono usati non per un singolo strumento, ma per tutti. In questo modo tutti gli strumentisti imparano un fraseggio uniforme, e questo per me non va bene perché la tromba, ad esempio, ha delle caratteristiche molto diverse dal sax. E in più queste scuole fanno adottare sempre gli stessi modelli: per i trombettisti Freddie Hubbard, ultimamente Marsalis, per i sassofonisti Michael Brecker, per i pianisti Herbie Hancock. Escono fuori dei cloni."
(da un’intervista di Francesco Ughi)










Il 16 Luglio Giovanni Guidi ed Emanuele Maniscalco in quartetto con Francesco Bigoni (sax tenore) e Stefano Senni (contrabbasso) si esibiranno nuovamente a Pd!
link








In questo video: Enrico Rava Quintet - Sibiu Jazz Festival 2007 (Enrico Rava - trumpet, Gianluca Petrella - trombone, Andrea Pozza - piano, Rosario Bonaccorso - bass, Emanuele Maniscalco - drums) (more)


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