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ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
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Sunday, July 08, 2007 - ore 14:52
Avventure linguistiche
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"Dalla maestra Prospera imparavamo l’alfabeto e i numeri,e l’uso di certe parole come "spaziosa", "chicchi", "imposte", e altre finezze della lingua scritta. Una volta trovammo anche "dirupi" che la maestra fece cercare alla Elsa in un libro molto grosso, nero, in cui disse che c’erano tutte le parole che ci sono.
Si arrabbiò però quando io, in seconda, scrissi in un tema a casa che la Pasqua è "una delle maggiori festività ecclesiastiche". Mi disse che io non potevo sapere cosa vuol dire ecclesiastiche, ma io cercai di bleffare e dissi che lo sapevo.
"E che cosa vuol dire?" domandò la maestra. Dovetti improvvisare:"Vuol dire le solenità dell’ano". Era una spiagazione abbastanza ingegnosa, ma fu respinta.

L’effetto delle parole scritte, quelle della lingua, su di noi che parlavamo dialetto, era assai strano. Mia madre ebbe un alunno press’a poco della mia età, che si chiamava Mansueto ed era allegro, spilungone, assimetrico e simpatico. Andando a casa dopo una lezione su non so che fiore "odoroso", Mansueto s’era fermato sotto il capitello di contrà Muzana e lanciava in aria una palla di gomma recitando come in una lauda:
La palla odo
rosa! la palla
odo rosa! odo rosa!Una parola credo di averla introdotta io a Malo, un pomeriggio. Eravamo in molti nel cortile della nonna, c’era un mucchio di sabbia e stavamo facendo certe invenzioni capricciose di castelli e torri, con grande eccitazione e trambusto. A un tratto vidi che la costruzione accennava a incrinarsi e dissi: "Crolla!". La parola magica sentita da me chissà dove, sconosciuta a tutti gli altri ma immediatamente capita, si sparse come una vampata. Tutti borbottavano "crolla, crolla", affacendandosi, mentre la nostra opera si accasciava. La parola nuova era l’evento stesso.
Avevo avuto delle avventure con le parole fin dal tempo dell’asilo (o come si deceva
scola-l’esìlo ), dove il mio arrivo era stato amareggiato da un’inattesa esperienza linguistica e insieme sociale. Fu quando espressi ingenuamente il porposito di fare pissìn, la sola espressione che conoscevo inmateria, e fui deriso a lungo come una specie di signorina da quei sodi popolani tra i due e i cinque anni che dicevano soltanto pissare."
Luigi Meneghello
Libera Nos a Malo
Buona domenica
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