
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
CHE FACCIO? arranco
Sono sistemato
[ SONO OFFLINE ]
[
PROFILONE ]
[
SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO


HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
(questo BLOG è stato visitato 64135 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
Saturday, April 03, 2004 - ore 11:24
c'era una volta una principessa
(categoria: " Vita Quotidiana ")
C’era una volta questa principessa. A lei piaceva un sacco l’amore. Più di quello fisico le piaceva innamorarsi, e lo faceva sempre con tutto il sentimento, lo faceva con rispetto, con convinzione. Però sbagliava sempre l’oggetto di tanto amore. Succedeva che si innamorava di uomini che non poteva avere, mai. E li amava uno per uno, sognandoli, aspettandoli, non chiedeva nulla in cambio, solo un po’ di amore anche per lei. Ma non andavano mai bene, non era mai il principe che lei voleva. Uno viveva in un regno troppo lontano, sulle rive di un altro mare, e bisognava camminare mille giorni e mille notti, e poi altri cento e poi altri mille, ed era così lontano che li la parola amore si diceva in un’altra lingua. Un altro era un orgoglioso cavaliere che non intendeva rinunciare ai suoi tornei per lei, lui voleva girare il mondo combattendo, e non amando. Un altro era ricco e potente, e non voleva dividere le sue ricchezze e il suo cuore con nessuno perché non credeva nell’amore. Un altro aveva già una regina, e non poteva dare alla principessa l’amore che lei voleva. Un altro ancora non credeva che lei fosse una principessa, e passava le sue giornate con dame e scudieri, e no vedeva che poteva ricevere di più da un sorriso della principessa che da mille storielle di mille giullari. Gli altri erano dolci i divertenti, ma si innamoravano solo delle altre principesse. E lei era sempre sola, con la sola compagnia del suo fidato paggio.
La principessa aveva smesso di amare tutti questi prodi cavalieri e nobili, ma non di pensare a loro. Ognuno di loro era un insegnamento chiuso in un cassetto della sua mente. Ognuno di loro era un ricordo e alla principessa i ricordi piacevano quasi quanto la realtà. A volte perfino di più. I ricordi si possono anche trasformare, li si può modificare e adattarli. Così il cavaliere che preferiva i tornei diventava nella testa della principessa un animaletto selvatico, e se fosse tornato mai e poi mai lei lo avrebbe odiato, lo avrebbe curato, lo avrebbe cibato, scaldato, ma senza amore, solo con l’amicizia, con affetto, con un sentimento che cresce quando un amore non nasce e già muore. Il principe che abitava troppo lontano diventava un gabbiano e nei pensieri della principessa volava da lei a portare notizie di festa, e lei non lo avrebbe mai cacciato anche se era stato lui a volare via la prima volta. Lei lo aspettava, gli voleva bene. Perché per la principessa ogni persona che era stata importante per lei lo rimaneva sempre. Ogni persona che le aveva regalato un’emozione, per la principessa rimaneva quell’emozione. La principessa piangeva tanto. Ogni volta che buttava via un sentimento, anche se non lo aveva confessato, anche se non lo aveva vissuto con nessuno. Era un sentimento finito, e faceva male, bisognava chiuderlo da qualche parte. E lei faceva diventare importante ogni sentimento se lo aveva vissuto col cuore. Anche se poi, quando tanti anni passavano, non si ricordava più perché era stato importante. Ma sapeva che lo era stato, e a lei bastava.
La principessa un giorno di innamorò di un principe di un regno lontano e bellissimo: questo principe sembrava quello giusto. Suonava l’arpa con la delicatezza di mille ninfe, cantava con la voce del più dolce del bosco, leggeva e imparava senza smettere mai, e leggeva e imparava per conoscere il mondo. La principessa aveva deciso che se lui fosse stato davvero quello giusto, lei avrebbe lasciato il castello dei suoi genitori e avrebbe raggiunto lui, che ormai rappresentava la felicità. La principessa si era innamorata del principe, ma non glielo voleva dire, credeva che si sarebbe rotto l’incanto se gliene avesse parlato. Dopo aver parlato con il suo fidato paggio la principessa decise di spedire una lettera al principe lontano, gli scrisse belle parole, e chiese al paggio di portarla. La risposta del principe fu pressoché immediata, una risposta breve e concisa. Ma la principessa vedeva l’amore dove lo voleva vedere, e metteva l’amore sopra ogni cosa anche se non sarebbe mai diventato amore. Il paggio le diceva sempre di non illudersi, che i principi azzurri si nascondono, e sono pochissimi. Ma lei lo voleva, diceva che le spettava, che doveva esserci e doveva arrivare. E senza cercarlo, lei lo trovava, lo scovava nascosto sotto un albero a rinfrescarsi all’ombra delle fronde. E lo amava, lo amava davvero, aspettava di amarlo totalmente, aspettava che lui si rivelasse azzurro. Lo trovava, lei, ma non era mai il suo. Era sempre il principe di qualcun'altra. O di nessuna, ma nemmeno suo. E quel principe che suonava e leggeva non era il suo principe. La principessa pianse, il paggio le porse la propria sciarpa di seta per asciugare le lacrime e le disse: “un giorno arriverà, non pianga di nuovo principessa.. la vedo sempre piangere.”
E allora cosa fece lei? Si tolse l’amore. Se lo tolse di doso. Aveva imparato a smettere di innamorarsi. Togliere l’amore da una persona. E giurò di non metterlo più alla portata di quei principi cinici e mercenari, insensibili o poco colti. Lo giurò, e lo fece con il cuore in mano. E mentre lo diceva sapeva. E sapeva che qualcun altro sapeva.
E il paggio lo sapeva, lui sapeva sempre. Le disse allora “principessa, lei si innamorerà di nuovo e piangerà di nuovo, e io la sentirò di nuovo decantare bellezze inesistenti, paesi inventati e crudeltà che non merita. Non pianga mai più principessa.. lo faccia per se stessa, non per me, lo faccia perché il suo viso ha conosciuto lacrime inutili che non ho la forza di ricordare né di narrare ad alcuno. Lo faccia perché non si piange per un amore che non c’è.”
La principessa amava il principe che cantava, lo amava perché lui sembrava capace di dare amore come lo avrebbe voluto lei. Ma lo sapeva dentro di lei, la principessa, che non sarebbe stato nemmeno lui il principe azzurro. Ma lo amava. E aspettava. Se sarà lui qualcosa succederà. E aspettava, seduta sotto un glicine, con il suo libro in grembo. Provando nostalgia di qualcosa che non avrebbe mai avuto.
LEGGI I COMMENTI (12)
PERMALINK