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Tuesday, July 17, 2007 - ore 13:36


Articoli vari
(categoria: " Riflessioni ")


PER LA SALVEZZA DEL MONDO
"Voce di chi non ha voce"

di don Marco Pozza
da Il Gazzettino di Padova, lunedì 9 giugno 2007, pag. XXIII
Il Giornale di Vicenza, lunedì 11 giugno 2007, pag. 35
Il Corriere del Veneto, giovedì 14 giugno 2007, pag. 8


Avola, 40 km da Siracusa. Sicilia. Terra fino a pochi anni fa famosa per i dolci alle mandorle e per il Nero d’Avola. Poi i riflettori sono sempre su di lei, perché hanno scoperto che questo scorcio di Sicilia custodisce un figlio-prete strano: don Fortunato di Noto. Un prete con il Breviario e la Scrittura in mano, ma anche con un cellulare e un Pc come strumento di missione. Un fisico che richiama più Bud Spencer che Fra Cristoforo. Un cuore che richiama più fra Cristoforo che don Abbondio.
Lui rappresenta una chiesa che rischia, una chiesa che non si vergogna se al suo interno annovera preti beccati con le mani nel sacco, preti con la coscienza sporca, preti che infangano la bellezza dei bambini. Non si vergogna perché sa che quelli – per usare le parole di Mons. Rino Fisichella ad Anno Zero giovedì scorso – sono “quattro delinquenti che non dovevano diventare preti”. In nome di questa trasparenza don Fortunato non si è sconfortato se sabato 25 giugno 2005 migliaia di persone hanno festeggiato la Prima giornata dell’Orgoglio Pedofilo. Non si è ammazzato se in Olanda c’è un partito che vuole liberalizzare la pornografia infantile, il sesso con gli animali e i rapporti sessuali tra adulti e bambini maggiori di 12 anni. Non si è fatto ricoverare. Ha fatto di più: ogni anno dal 1995, invita a celebrare la prima domenica di maggio la Giornata della Memoria dei bambini - vittime della violenza, indifferenza e sfruttamento.


Il grido di centocinquanta milioni di bambini straziati dovrebbe spaccare la Terra. Invece fa poco rumore, la pedofilia. Troppe volte è sottovalutato dai sapienti don Fortunato! Invece lui ha la capacità di rendere tremendamente semplici grandi drammi dell’uomo. Ci sono cose che non capiamo e che sono sciocchezza. Ci sono cose che non capiamo e che racchiudono misteri altissimi. Tra questi le parole pedofilia, pedopornografia, infantofilia, pedocriminalità.
Lo vogliono morto perché, come i profeti dell’Antico Patto, è un cane che abbaia! Ma nessuno capisce che i cani che abbaiano sono i cani fedeli al loro padrone. Con i dati alla mano, questo prete – gigante nel fisico e nel cuore – difende la voce di chi non ha voce: i bambini! Lo ha reso grande e famoso l’immondizia che regna nel nostro mondo che, ostinatamente, ha il coraggio di dichiararsi “umano”. Umano quando solo in Italia l’anno scorso sono scomparsi 1698 bambini (dati della Polizia di Stato) e nel mondo ogni anno 2 milioni di bambini sono sfruttati a fini pedo-pornografici. Per non parlare dei 380.000 piccoli volti entrati nei data-base della Polizia e che nessuno sa più rintracciare e salvare. In oltre 106 paesi non si vietano le punizioni corporali a scuola, si diffonde sempre più la piaga del traffico di organi, ogni anno 73 milioni di minori subiscono violenze sessuali, 275 milioni assistono a violenze domestiche, 126 milioni sono coinvolti in attività di lavoro rischiose.
Odiato da Marco Dimitri de I bambini di Satana, di fronte a questa moderna strage degli innocenti” non si da pace. E da Avola ogni volta ri-parte per sferrare il suo attacco alle grandi lobby criminali. Riparte con il ”Bambino di Betlemme” come modello: perché nella Chiesa stare dalla parte dei bambini non è una moda transitoria, ma una scelta permanente. Parola di Paolo VI.
L’altra sera a Sacra Famiglia una bambina gli ha chiesto: “Don Fortunato, perché ti vogliono uccidere”. E lui, con le lacrime agli occhi ha risposto: “Se il mio martirio serve a salvare un solo bambino, che mi ammazzino”.
Gente! Se abbiamo un cuore non possiamo lasciare solo quest’uomo: fermiamo il Boy Love Day del 23 giugno, chiediamo che i siti che promuovono l’iniziativa vengano oscurati, uniamo le voci per urlare: “Giù le mani dai bambini!”. E se ti cogliesse la titubanza nell’appoggiare questo prete e la sua missione umanitaria, fatti una sola domanda: “Se fosse il mio bambino la vittima da proteggere, cosa farei?”
Se trovi l’occasione, fammi un piacere: firma su italia@epolis.sm.
Firmi la speranza del tuo mondo!


CON I PIEDI PER TERRA
"Voce di chi non ha voce"

di don Marco Pozza
da Il Padova, venerdì 22 giugno 2007, pag. 6

Firmate a Padova e in molte altre città d’Italia, sostenute da politici, magistrati e preti, spedite da operai, contadini e metalmeccanici, le migliaia di email che hanno invaso nei giorni scorsi le redazioni di Epolis sono la voce semplice della gente che tenta di fermare l’olocausto “versione 2000” che sta infangando la bellezza dei bambini.


Tutti con don Fortunato di Noto, il “parroco dei bambini”, che con il Breviario, la Scrittura Sacra e l’aspersorio, ma anche con il cellulare, un PC, la connessione internet da anni ha messo a disposizione la sua faccia e la sua incolumità per proteggere quest’universo così delicato e tenero. Come scrisse Avvenire - il grido di centocinquanta milioni di bambini straziati dovrebbe spaccare la Terra. Invece fa poco rumore, la pedofilia. Quasi nulla rispetto alla devastazione che lascia dietro di sé: un olocausto bianco che non risparmia nemmeno più i neonati nei loro primi giorni di vita. La lista di chi abusa non esclude nessuno: professionisti, medici, avvocati, professori, qualche prete... Anche insospettabili padri di famiglia, i cui figli hanno la stessa età dei bambini che loro comprano nei bordelli della Cambogia o di Cuba, usano e poi lasciano lì per il vizio di altri ricchi clienti. E avanti il prossimo.
Domani troppi orchi festeggeranno la Giornata Mondiale dell’Orgoglio Pedofilo, una manifestazione che dovrebbe far chinare il capo dalla vergogna all’umanità. Non son bastate mille iniziative, altrettante firme, tanti cuori uniti assieme per spiegare all’uomo che “il cuore ha le sue ragioni che la ragione non riesce a conoscere” (B. Pascal). Sarà una giornata di lutto mondiale, una giornata che sancirà una sconfitta pesante. Ci definiamo umani quando solo in Italia l’anno scorso sono scomparsi 1698 bambini e nel mondo ogni anno 2 milioni di bambini sono sfruttati a fini pedo-pornografici. Per non parlare dei 380.000 piccoli volti entrati nei data-base della Polizia e che nessuno sa più rintracciare e salvare. In oltre 106 paesi non si vietano le punizioni corporali a scuola, si diffonde sempre più la piaga del traffico di organi, ogni anno 73 milioni di minori subiscono violenze sessuali, 275 milioni assistono a violenze domestiche, 126 milioni sono coinvolti in attività di lavoro rischiose.
Rimane www.associazionemeter.it: la voce dei bambini che non hanno voce!


CON I PIEDI PER TERRA
"Quando l’arte diventa accattonaggio mediatico"

di don Marco Pozza
da Il Padova, 2 luglio 2007, pag. 6

Ha creato un certo dibattito anche nell’ambiente padovano la programmazione del balletto Messiah Game alla Biennale della danza di Venezia. Uno spettacolo che sembra sbeffeggiare il mistero più grande che un cristiano porti nel cuore: il mistero dell’Eucaristia, fonte e culmine di tutta la vita della Chiesa. Come scrisse giorni fa I. Cacciavillani “nessuno impone a nessuno di credere al mistero eucaristico”. Ma il senso di civiltà al quale tante volte attingiamo per dipingere la stranezza della nostra libertà di pensiero dovrebbe cercare di salvaguardare e non mettere alla berlina il credo religioso di chi nello stato è cittadino a pieno diritto. E’ fonte di riflessione e di sbigottimento osservare come si tenti di svuotare il significato sacro e millenario di certi misteri pur di creare prurito nella pancia della gente. Mi dissocio da coloro che invocano censure preventive, perché i libri più venduti nella storia risultano essere quelli messi all’indice dalla Chiesa stessa. Il Codice da Vinci docet. Concordo con coloro che, con mezzi consentiti dalla costituzione e finanziati dal buon senso, hanno distribuito un volantino con scritto: “Io ho dato la mia vita per te e tu ripaghi così il mio amore?”. Un ricordo. Una provocazione. Un avvertimento.


Ma tutte le polemiche sembrano tratteggiare una domanda: possiamo ancora parlare di progresso dell’arte o, miseramente, dobbiamo parlare di “accattonaggio” dell’arte per sopravvivere all’incapacità di creare espressione, meraviglia e cultura? Nasce una certa nostalgia per i tempi antichi, per il soffio ispiratore di grandi teatranti, per opere maestose nella loro compostezza, genialità e fervore. Mi tornano alla mente le parole del sociologo americano D. Lerner (recentemente citato da M. Allam nel suo libro “Viva Israele”) che, in un saggio del 1961 in rapporto all’uso demagogico dei media da parte dei regimi mediorientali, scrisse: “I popoli che non hanno aspirazioni non realizzano. I popoli che non realizzano non prosperano. La frustrazione produce aggressione e regressione”.
Il presidente G. Galan giorni fa scrisse: “con il federalismo fiscale si è più forti se si vuole salvare nel mondo globale l’esperienza umana particolare”. Per un cittadino cristiano l’esperienza umana particolare di Gesù di Nazareth è da salvaguardare.
Non da irridere. In nome di una sensibilità sessocentrica.


CON I PIEDI PER TERRA
"Sono un ragazzo fortunato!"

di don Marco Pozza
da Il Padova, domenica 8 luglio, pag. 6

Si: sono fortunato perché – come canta Jovanotti “m’hanno regalato un sogno”. Il sogno d’essere prete: tra la gente e per la gente. Fortunato perché d’estate la mia parrocchia è “senza fissa dimora” grazie alle attività che, spinte dal genio e dall’inventiva, respirano aria a diverse latitudini. Vivere tre settimane a Foza con 150 bambini della mia parrocchia di Sacra Famiglia in Padova m’ha rispolverato una vecchia pubblicità che da bambino m’accendeva il sorriso sul volto. Tonino Guerra, in uno spot della Unieuro, gridava: “Gianni, l’ottimismo è il profumo della vita”. E chi, meglio di un bambino, conosce l’arte d’essere ottimista? Tutti siamo stati bambini una volta – ci ricorda A. de Saint-Exupery – ma quanti di noi se lo ricordano? Meglio ancora: quanti di noi non si vergognano ad ammetterlo? Eppure ogni uomo nasconde dentro di se il bambino che è stato: le mani sui gomiti, i riccioli sui capelli, la paura d’essere pescati, l’incredulità per una scoperta, lo stupore di un incantesimo. E poi le mille espressioni che i bambini regalano: dubbi, paure, preoccupazioni, richieste di perdono, tenerezza, grazia, bramosia. Bramosia soprattutto: di diventare grandi, capaci, geniali. Sono venti giorni che ogni mattina, al sorgere del sole, li sento sgolare sulle note di una melodia: “Ma che senso ha ascoltare e non cambiare. Regaliamo al mondo quella pace che non può aspettare più” (L. Pausini).
Proprio! Che senso ha ascoltare e non cambiare? Per un prete. Per un elettricista. Per un maestro. Per uno scienziato. Per uno scolaro. Per una mamma. Per un papà! Ma che senso ha ascoltare un bambino e non cambiare? Li guardi e pensi a che mondo arrabbiato stiamo facendo trovare loro: insofferenti, con sorrisi di circostanza, aggomitolati di formalità, allegri fuori e disperati dentro. Persino la tv e i comizi inseriscono le risate pre-registrate perché non riusciamo più nemmeno a ridere. Guarda se non aveva ragione Povia qualche estate fa: “i bambini fanno ohhh… i cretini fanno boh!”.


Cacciare gli aquiloni a Kabul era il gioco preferito dai bambini. E cacciando gli aquiloni dipingevano il cielo di colori sgargianti, di acrobazie e di misteri. Ma K. Hosseini nel suo romanzo Il cacciatore di aquiloni c’avverte che non sempre il tempo guarisce le ferite! E se per tutta la vita dovessimo rincorrere il bambino che siamo stati e che abbiamo abbandonato?


CON I PIEDI PER TERRA
"Non è la corsa che conta ma la direzione!"

di don Marco Pozza
da Il Padova, venerdì 13 luglio 2007, pag. 6

Tratto autostradale Padova – Mestre. Solito ritornello ritmato sui cartelloni luminosi: sette km di coda al casello di Venezia - Mestre. Arrabbiarsi? Non serve. Spazientirsi? Men che meno. Abbasso il finestrino, me ne faccio una ragione e osservo i volti della gente.
Zanzibar, Jesolo, Sharm El-Sheik, Cortina d’Ampezzo… Chissà dove saranno dirette queste macchine sempre troppo piccole per contenere tutto quello che ci sarebbe da trasportare. Fotografie di luoghi esotici, candore di montagne innevate, voce di spiagge lontane. Ti blocchi lungo la strada e t’impressiona la gente che scappa impaurita per lo scorrere del tempo, i volti indaffarati immersi negli ultimi preparativi, gli scorci di un’umanità alla disperata ricerca di un frammento di felicità. Viaggiare, assaporare terre lontane, inebriarsi di memorie dimenticate… Felicità? Non è automatico! La Società Autostrade non lo dice, ma tantissime altre famiglie sono in viaggio, in questi giorni. Ma al posto delle spiagge assolate… trovano la fatica sofferta impressa sul loro volto, al posto di abbronzature e spensieratezze ti stupisce il volto affaticato ma non rassegnato di chi s’intestardisce nel cercare un perché, al posto della frenesia ti regalano l’occasione di andare all’essenziale nella vita.


Nella strada incroci la vita della gente. Da sempre! Tanto che fin dall’antichità la strada è la metafora della vita stessa, il luogo in cui incroci il vagabondo e il pellegrino, l’errante e il nomade, chi ha direzioni e chi viaggia sulle ali del caso. La strada c’invita a costruire dei viaggi, dei pellegrinaggi. Ma il viaggio chiede una partenza, un percorso, una mèta: costruire un viaggio è faticoso. Costruire un vagabondaggio è, purtroppo, quasi spontaneo. Nella strada t’accorgi che non sei solo. La strada intesse tra loro volti, storie e sogni. Crea legami, abbrevia le distanza, t’invita alla gentilezza!
Nella strada rammenti che Dio stesso s’è aggrappato a quest’immagine: non propone corsi di catechesi, invita a mettersi in cammino. Ce lo ricorda l’antica professione di fede del popolo ebreo: “Mio padre era un arameo errante” (Dt 26,5).
La strada ci permette di viaggiare, anche se “il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi” (M.Proust).
Pensieri provocati da un imbottigliamento di persone! Non di auto!


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