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Tuesday, July 17, 2007 - ore 14:50
La sindrome di Pitagora. Secondo giorno.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sono indeciso, non so se scendere dal letto perché stanotte ho fatto un bel sogno che però non riesco a ricordare, e so che non appena appoggerò un piede per terra perderò ogni chance di riuscire a ricordarlo. Però non posso rimanere a letto tutto il giorno, non con una giornata di sole come questa, anche perchè il mattino ha l’oro in bocca e se voglio diventare ricco devo chiamare subito un ladro dentista.
Niente da fare, il sogno resta un puzzle nebuloso e frammentario, ricordo nitidamente soltanto la scena in cui incido con una chiave inglese la scritta in italiano “Tu me li gonfi e tua moglie me li svuota” sulla fiancata della macchina del capo.
Decido quindi di scendere dal letto, ma con quale piede? Ieri ho appoggiato prima il sinistro e non è stata una bella giornata: prima il latte scaduto, poi la gomma della bici a terra, infine la macchinetta del caffè senza caffè. Per non parlare della brutta faccenda della gamba di mia nonna rimasta impigliata nel tosaerba, e proprio mentre falciavo il prato. Robe da matti. Ho perso più di un’ora per ritrovare tutti i pezzetti della tibia, e indovina un po’? Il Super Attack era finito! Una sfiga dietro l’altra.
Metto a terra prima il piede destro. Perché il linoleum è freddo e invece la moquette è sempre tiepida? Vado nel bagno azzurro, anche se è più piccolo, perché lo specchio del bagno rosa mi fa sembrare più brutto. Gli specchi deformano sempre la nostra immagine, chi più chi meno, e quello che c’è nel bagno azzurro mi fa assomigliare a Fabio Fazio, azzerando la mia autostima. Nel bagno rosa invece certe mattine vedo Omar Pedrini che si lava il viso, o Edward Norton che si mette il gel, e se sono davvero fortunato vedo la mia vicina di casa che si fa la doccia. Lascia sempre la finestra aperta.
Ho notato che alcuni asciugamani non asciugano le mani, né altre parti del corpo. E mi è capitato di indossare k-way perfettamente permeabili, e non è piacevole scoprirlo in montagna a 2800 metri sotto un violento acquazzone con un vento che piegava le corna agli stambecchi.
Sono pronto per fare colazione e il quesito del giorno è: se è vero che l’unione fa la forza, perché chi fa da sé fa per tre?
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