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Sunday, July 22, 2007 - ore 19:21


MEXICO
(categoria: " Viaggi ")


VENERDì 11 MAGGIO

Di nuovo sveglia all’alba, colazione e partenza per una nuova meta:

CHICHEN ITZA
Forse l’area archeologica più visitata dello Yucatàn, è noto per l’estensione del sito e l’originalità dei monumenti, che, a differenza degli altri ritrovamenti della penisola, testimonia la fusione culturale e artistica della civiltà maya con quella tolteca. Centro maya intorno al VI secolo, fu conquistato nel 918 dagli itzà, una tribù dell’etnia putùn e in seguito (X-XI sec. ) fu invasa dal re tolteco Kakulkàn (serpente piumato) che introdusse usanze e credenze dei popoli guerrieri dell’altopiano centrale e l’uso dei metalli. Il centro decadde intorno al XIII secolo.
Fra i palazzi e templi che interessano la zona, i più noti sono:
Juego de Pelota

è lo sferisterio (campo per il gioco della palla) più grande della Mesoamerica. Le pareti che delimitano il campo sono decorate da bassorilievi che rappresentano scene di sacrificio legato al rituale del gioco.

Il Gioco della Palla era noto fin dal tempo degli Olmechi ed era legato a un antico mito tramandato dal Popul Vuh che racconta la lotta tra le divinità terrestri e solari e i demoni dell’Inframondo. Il gioco era associato al culto del Sole che doveva rinascere ogni giorno abbandonando il mondo delle tenebre: il campo da gioco rappresentava la Terra, mentre la palla simboleggiava il Sole, per cui il giocatore che lasciava cadere la palla doveva essere sacrificato poiché aveva impedito al Sole di rinascere.
Nel Gioco della Pelota di Chichén Itzá si fronteggiavano due squadre formate da sette elementi ciascuna, le cui immagini compaiono sui rilievi che ornano la base dei muri: i giocatori erano protetti da cinture che coprivano le parti vulnerabili dalle natiche alle ascelle e da paracolpi sulle braccia e sulle ginocchia. Sui limiti nord e sud del campo furono costruite due ampie piattaforme con due templi dedicati al Sole e alla Luna, anch’essi coperti interamente da bassorilievi. Addossata al muro esterno si trova una piramide tronca, chiamata il Tempio dei Giaguari che, nella parte bassa, possiede una camera decorata da rilievi con al centro un trono di pietra a forma di giaguaro. La sala sulla cima, visibile dal campo di gioco, è sorretta da due giganteschi serpenti a sonagli ed era adibita a stanza rituale durante le competizioni.
Il Templo de los Guerreos

è collocato all’estremità di una piramide a base quadrata, cui si accede tramite un porticato soretto da quattro file di pilastri ornati da bassorilievi di guerrieri. La costruzione presenta somiglianze con l’architettura di Tula, ad esempio le aquile e giaguari che divorano cuori umani scolpiti sui tableros . Sull’ultima delle terazze che formano la piramide, davanti all’ingresso del tempio, è situata una statua di Chac-mool che regge un piatto per le offerte. Le pareti esterne del santuario sono decorate con i tipici mascheroni maya, che rappresentano il dio della pioggia Chac dal caretteristico naso adunco.
Infine, la maestosa Piramide de Kukulkàn

chiamata anche El Castillo, che rappresenta il risultato più alto della commistione tra arte maya e tolteca. Propria dell’architettura maya è la base quadrata con angoli smussati e la riduzione graduale delle decorazioni man mano che si procede verso la sommità del tempio. La combinazione tablero-talud , la presenza dell’immagine simbolica del serpente e il fregio ornato all’estremità del santuario, che sostituisce le "creste" maya, attestano l’intervento di maestranze tolteche. Ognuno dei quattro lati di Kukulkàn è percorso da una scalinata di 91 gradini. La somma complessiva dei gradini, cui va aggiunto il basamento superiore, corrisponde al numero dei giorni dell’anno. In cima alla piramide è posto il tempio propriamente detto, la cui stanza principale è circondata da un corridoio aperto in prossimità delle scalinate. All’interno della stanza un tunnel consente l’accesso al "tempio interno", una costruzione piramidale anteriore a quella attualmente visibile che la ricopre. Nel tempio interno si trova il trono del giaguaro rosso, incrostato di conchiglie e giada.
Completano il complesso monumentale il grupo de las Mil Columnas

Edificio de las Monjas

e il Caracol

un edificio a pianta circolare con funzione di osservatorio astronomico, che deve il nome alla scala a chioggiola scavata sulla struttura cilindrica posta al centro dell’edificio. La scala porta ad una camera superiore, oggi andata in parte distrutta, caratterizzata da aperture orientabili a seconda delle esigenze astrologiche.

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