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Thursday, July 26, 2007 - ore 17:03


Con un coltello piantato nel fianco, gridai la mia pena e il tuo nome
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Vi è una parola che non può essere pronunciata, che non è mai stata pronunciata.
Proibita da sempre, di essa si è persa la pronuncia. Si è fatta nei secoli orpello, inutile somma di segni che non hanno mai calcato la lingua di nessun mortale.
In una delle trecentocinquantamila sillabe del Clementinum è nascosto Dio: nessuno ha messo in conto che il suo Nome potrebbe essere impronunciabile: se a sillabare la possanza di un nume fossero necessari eoni ed eoni di fiato, che utilità potrebbe avere conoscerne la natura? Il nome di Dio, o di una semplice rosa, sarebbe nei secoli e nei millenni monito della nostra limitatezza, della nostra mortalità. E ancora risuona la prima sillaba che ha dato i natali al creato, quell’Om primigeno che è, nella nostra percezione azzardata, è la radiazione cosmica, il vagito iniziale di un Universo che, tolto dall’utero caldo del Possibile, entra nel Reale e si fa Cosmo, fecondato da uno degli (infiniti?) spermatozoi della combinatorica.
Non è mai stato detto, nè a ragione nè invano, questo nome di Dio. Tutto ciò che popola questo mondo è indegno della sua perfezione? Un Dio che crea un mondo che non può dirne il nome, che "Dio" si trova ad essere? Nessuno ne può testimoniare la presenza, se non con una perifrasi, nessuno può dire che "Egli è" perchè è tradizionalmente (psicologicamente) bloccato da un Verbo che non è tale (non può nemmeno esser fatto parola, come potrebbe poi farsi carne?).

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