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Wednesday, April 07, 2004 - ore 12:33
Layne Staley
(categoria: " Musica e Canzoni ")

Esattamente 8 anni dopo la morte di Kurt Cobain un altro lutto nel mondo del rock alternativo, del GRUNGE: viene trovato morto Layne Staley, voce e leader degli Alice in Chains. Causa del decesso...overdose.
Una delle personalità più controverse, difficili e sofferenti del panorama di Seattle...ma anche geniale e stupefacente nel comporre brani quali Would?, Rooster, Them Bones, Again, Got me wrong, No Excuses...
Fondametale l'album "Dirt"!!!
Gli Alice in Chains assieme ai Nirvana, ai Pearl Jam e ai Soundgarden hanno contribuito a cambiare il rock, a dare una svolta e una scossa ai giovani dei primi anni 90.
Purtroppo non è stato ricordato come meritava...in questa pagina il giusto tributo a un ragazzo eccezzionale ma perseguitato da demoni sconosciuti.
Un pò di info
Articolo del aprile 2002 su kwmusica.kataweb.it
Il cantante e leader degli Alice in Chains è stato trovato privo di vita nella sua abitazione, nello University District di Seattle. Il coroner del King County Hospital ha verificato sabato l'effettiva identità del cadavere che è stato trovato in avanzato stato di decomposizione. Per il medico legale la morte risale a venti giorni or sono. Ancora non c'è certezza sulle cause, anche se appare probabile che il decesso sia avvenuto per overdose: a fianco al corpo sono stati trovati siringa, cucchiaio e una serie di accessori per la preparazione di una dose di eroina.
Sulla Rete è già cominciata una sorta di "orazione", col susseguirsi di messaggi in memoria di Staley. ""Sei stato un uomo straordinario, Layne: un'anima torturata ma tanto amata. Spero che, dovunque tu sia, senta quanto la tua musica ha significato per tutti noi", ha scritto sul web un giovane ammiratore. Tanta sicurezza nasce evidentemente dalla coscienza della comunità vicina agli Alice in Chains delle cattive condizioni di salute del leader. Negli anni Novanta la band era stata più volte costretta a limitare attività e apparizioni per dare a Layne il tempo di recuperare le poche energie che la dipendenza da eroina gli aveva lasciato. In una celebre intervista a Rolling Stone nel 1996, Staley aveva raccontato la mostruosità della sua vicenda, di come la droga avesse influenzato le parole delle sue canzoni: "L'eroina ha lavorato per me per anni, ma adesso si sta rivoltando contro di me".
Layne Staley aveva appena 34 anni. La sua fine segue esattamente di otto anni il suicidio di Kurt Cobain e riporta l'attenzione sulla scena musicale di Seattle. Stavolta, però, per chiudere definitivamente la storia del grunge. Come i Nirvana e diversamente dai Pearl Jam, gli Alice in Chains hanno interpretato il lato più oscuro del più importante movimento musicale dei primi anni Novanta, storie difficili da raccontare, difficili da ascoltare. Ignorata ogni tentazione consolatoria. Un sound claustrofobico, quello degli Alice. Ben più di altre formazioni - vedi Soundgarden - il gruppo ha attinto dalle estremità del metal, come il grind, per sviluppare pesantissimi "groove" destinati a implodere nella mente. Una scelta "underground", su cui resterà sempre impresso il marchio di Layne. Era stato lui a contenere le esuberanze del chitarrista Jerry Cantrell, con cui aveva fondato la band nel 1987, trattenendolo dall'inseguire il facile mainstream. Che difficilmente si sarebbe sposato con la voce di Layne, stridente, nasale, simile a un prolungato lamento, il richiamo di un animale ferito e disperso nello spazio. Layne delegava tutto alla sua voce, in scena si presentava protetto da occhiali a goccia che nulla concedevano a chi intendeva scrutare nel suo sguardo per leggere la sua anima.
Dopo i fasti di Dirt (1992) e Jar Of Flies (1994, primo caso di Ep in vetta alla classifica Usa), l'ultima significativa apparizione della band è il filmato tratto dall'Mtv Unplugged del 1996. Una performance speciale: Gli Alice in Chains erano inattivi dal 1993, tanto che nessun concerto aveva aiutato le vendite del loro terzo, omonimo album. I "rumours" sulle non buone condizioni di Layne si rincorrevano da tempo, il pettegolezzo sulle sue "frequentazioni" con droga e Aids aveva preso il sopravvento su ogni discorso puramente incentrato sulla musica. Ebbene, l'Unplugged degli Alice in Chains è risultato in assoluto uno dei più amati e apprezzati della fortunata serie. Layne si prendeva la sua piccola rivincita, dominatore assoluto della scena, cavalcando i durissimi arrangiamenti con cui venivano riproposti successi "facili" come Would, Got Me Wrong e No Excuses. Poi, il nuovo oblìo, tanto da costringere la Columbia a non svilire il "capitale" pubblicando raccolte e collezioni live. Un inutile stillicidio, il conto alla rovescia per l'ultimo respiro di Layne.
Articolo del 23 aprile 2002
Accanto al corpo senza vita di Layne Staley, cantante degli Alice In Chains, la polizia ha trovato tutto l'occorrente per iniettarsi una dose di eroina. La polizia ha confermato che il corpo di Staley è rimasto abbandonato per oltre due settimane nel suo appartamento di Seattle prima di essere scoperto.
Dunque, non ci sono più dubbi sulle cause della morte del musicista, avvenuta probabilmente per ragioni naturali o per gli effetti di una overdose, tanto che la polizia non istituirà nessuna inchiesta. Circa 200 persone (amici, fan e gli altri Alice in Chains) hanno sfilato con una fiaccolata sabato notte nel centro di Seattle.
"Speravo tanto che non sarebbe successo", è stata la dichiarazione, amara ma in qualche modo rassegnata, rilasciata da Mark Lanegan, ex Screaming Trees, a proposito della morte di Staley. I due, a metà degli anni Novanta, avevano lavorato insieme nel side-project Mad Season: con loro c'erano anche il batterista degli Screaming Trees Barrett Martin e Mike McCready dei Pearl Jam.
"Era un cantante straordinario - ha detto Lanegan - nessuno potrebbe imitarlo". Tra i due i rapporti si erano ultimamente allentati, forse perché Staley viveva ormai in quasi totale solitudine. "Negli ultimi cinque mesi non ci siamo sentiti. Ma era normale non sentirci per lunghi periodi. Per me lui era fantastico, era come un fratello".
"L'ho conosciuto al Lollapalooza del 1993 - dice Tom Morello dei Rage Against The Machine - e nella mia mente rimarrà sempre impressa l'immagine di quel folle, splendente talento, vestito con un abito fantastico in un giorno caldissimo e che cantava come un angelo arrabbiato. Spero che ora sia in pace".
Struggente la dichiarazione dell'affranto batterista degli Alice In Chains, Sean Kinney: "Ho il cuore spezzato - ha detto a un giornalista locale - Sai che significa? E' tutto quello che ho da dire".
LINK articolo di ieri di MTV.COM
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