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Wednesday, August 01, 2007 - ore 11:56
che capoccia bacata...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Fantasioso e colorato,
ci appare il moderno creato,
dove incespica la favella,
per teoremi pari a nulla:
dove il sinistro potente oratore,
circondato da degni compari,
decide quant’ancor s’ha da lavorare,
la nostra casta di sfaccendati ignari,
arroccandosi caparbio a desueti ideali,
raduna il suo gregge di placidi animali,
che chinando corna e vello,
in inchini di circostanza,
belano a pieno cuore e senza sofferenza,
“grazie a una scheda, comprò la mia coscienza,
mi affido al suo giudizio, benevola eccellenza!”
Dall’altro lato del truogolo,
si alza infantil vagito,
di un personaggio scomodo,
ma curato e ben vestito,
qual’anfitrion s’è desto, sommerso dai denari,
che imbratta la sua magion d’aneliti libertari!
Codesto piccolo re, esplode in un gran pianto,
sono le toghe rosse che punzecchiano il suo fianco,
con poca maestria si ricorda il suo passato,
pare che un magistrato su Marte sia atterrato,
grazie ad un suo petardo, che fece tremar lo stato!
Ha settant’anni eppur, proprio non li dimostra,
grazie ai lunghi crini conficcati sulla testa,
Si erge a valor d’Italia,
quale bontà d’adito,
lui che dalle tangenti ha ricavato un abito!
Dal davanzal del Santo,
un bianco cappellano,
disegna croci in aria, con l’anima e con la mano,
calca la casa di Dio, crede nei suoi valori,
ma in gioventù si narra commesse degli errori,
uomo non lo è stato mai, ma quand’era ragazzetto,
si riteneva agli ordini di un famoso vile baffetto,
ritiene che la messa sia mestier ancor divino,
ed ecco ripristinato l’ottocentesco latino,
ebbro di santità, codardo nella vita,
rifugia nel suo Dio, una paura infinita,
non quella della morte, incontrerà i suoi pari,
ma al solo pensiero di premiar dei missionari…
Son certo che l’arroganza,
non porti alla conoscenza,
penso questo di tipi, di labile coerenza,
spero che la luce cancelli adesso l’ignoranza e
senza umiltà m’appresto a concluder tal mattanza…
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