UNA NAVE PER DUE...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Penso di essere io quella che ha problemi, non gli altri... però ormai lo prendo come un dato di fatto acquisito:
ho serie difficoltà sul fronte dell’amicizia e delle amicizie... Sarà che sono io ad essere
ostica, comunque
difficile da capire e da gestire, spesso e volentieri
intransigente verso atteggiamenti e modi di essere altrui e sicuramente
poco adattabile, fatto sta che, per la mia esperienza, questa frase di
A. Bierce (1842-1913) esprime una grande verità: “
Amicizia: una nave abbastanza grande da portare due persone quando si naviga in acque tranquille, ma riservata ad una sola quando il mare si fa agitato”. Quando in passato ho avuto bisogno, tutti i miei amici, tranne un paio di significative eccezioni, si sono letteralmente volatilizzati, per ricomparire dopo diverso tempo, come se niente fosse successo... “
Ognuno dice di essere un amico: ma solo un pazzo ci conta; niente è più comune del nome, niente è più raro della cosa” ha scritto
J. De la Fontaine (1621-1695): a parole tutti amici, ma, nei fatti,
tutti conoscenti! Ed io posso dire di avere centinaia di conoscenze, che hanno lasciato e lasciano il tempo che trovano! Se poi a tutto questo si aggiunge che, quasi sempre, come ha sagacemente detto
N. Douglas (1868-1952) “
per trovare un amico bisogna chiudere un occhio; per tenerlo due”, perché alla fin fine il
rispetto per l’altro non esiste, ma è solo una facciata accettata per perbenismo, allora ben si capisce perché tendo a stare per i fatti miei, ad essere definita asociale e ad essere, per indole, misantropa...
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... mi chiedo però se si possa avere un rapporto d’amicizia vero, onesto e, quindi, importante...
D. H. Thoreau (1817-1862) ha scritto che “
gli amici non vivono semplicemente in armonia, come alcuni dicono, ma in melodia” e trovo questa immagine bellissima... “
Ho sempre ritenuto che il più grande privilegio, sollievo e conforto dell’amicizia fosse quello di non dover mai spiegare nulla” ha annotato
K. Mansfield (1888-1923) e mi sono sempre chiesta cosa si prova ad aver accanto qualcuno che ti sta vicino, che c’è, senza chiederti nulla in cambio, solo per
affetto o comunque per un sentimento di
empatia...
Probabilmente sono io che non riesco a coltivare nel modo giusto i rapporti con gli altri: tendo a risolvermi i problemi da sola, a non dire a nessuno come sto e cosa provo, a non condividere con altri il mio mondo e quello che mi passa per la testa... e così non seguo il consiglio di
G. Washington (1732-1799), per il quale ”
la vera amicizia è una pianta che cresce lentamente e deve passare attraverso i traumi delle avversità perché la si possa chiamare tale”... E la vedo dura sul riuscire a cambiare atteggiamento, visto che ormai ho 28 anni: però ho deciso di
provarci... e vedremo cosa ne esce, adesso che la mia vita sarà più incentrata su di me e su chi mi sta accanto e meno rivolta al fare per la collettività...