![]() |
|
|
![]() | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
![]() galvan, 36 anni spritzino di buona volontà CHE FACCIO? do i numeri a spizzichi e Bocconi Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO e non voglio dimenticare. STO ASCOLTANDO L’integrale delle opere per organo di Bach suonate da Simon Preston. ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... eh, cazzo, sì. STO STUDIANDO... Appunti per lezioni, libri adottati e collaterali, e-mail di allievi e di colleghi, regolamenti di condominio e estratti conto. OGGI IL MIO UMORE E'... ![]() ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE 1) Dimenticare 2) veder morire la goliardia 3) Essere beccati dall'autovelox due volte nella stessa sera!!! 4) i siti ottimizzati per explorer MERAVIGLIE 1) insegnare 2) ...Trovare il semaforo verde alla Stanga 3) Svegliarsi con la convinzione che sia ora di alzarsi, guardare la sveglia ed accorgersi che invece mancano due ore... 4) la sicurezza che c'è qualcuno sempre disposto a ascoltarti e crederti. 5) vedere attorno a te le persone a cui vuoi bene che ti guardano con ammirazione... e sapere di aver fatto tutto quello che potevi per meritartela |
Monday, August 06, 2007 - ore 11:25 Holy mish-mash #4 (Diario sparso e caotico di un viaggio in Terra Santa, con vari e incidentali annessi e connessi) Venerdì 22 giugno (3/8): la Terra Santa La colazione dell’albergo non è niente male. Va da sé che mancano i grandi classici dell’English breakfast, tipo pancetta, salsicce, wurstel, prosciutto e simili. Non credo che serva spiegare perché. In compenso, però, c’è pieno di cose apprezzabilmente interessanti, tipo aringhe in varie salse e, soprattutto, l’hummus. Comincio da subito a rendermi conto che molto probabilmente nella settimana che ho di fronte mangerò abbastanza hummus da farci affondare l’Andrea Doria; capisco anche che questo avrà delle conseguenze probabilmente dirompenti sui miei processi digestivi. Ma è troppo buono, che ci posso fare. Alle sette e pochi minuti il fuoristrada della nostra guida ci aspetta fuori dall’albergo. La guida assomiglia in modo impressionante all’istruttore del diving di Hurghada (solo con la pelle un po’ più chiara, e evidentemente ebreo e non mussulmano -- ma in fondo non è così diverso, anche lui scrive da destra a sinistra), ma forse non è il caso di dirlo a nessuno che altrimenti rischio di fare la figura di quello che "i negri sono tutti uguali". La prima cosa che mi colpisce, salendo a bordo, è l’odore. Non si può definirlo davvero una puzza, ma è decisamente penetrante: un misto di cumino, sale, acqua di lago e erba secca. Mi renderò conto nei giorni successivi che esistono luoghi che hanno un odore inconfondibile e che quello che sto sentendo è l’odore inconfondibile della Terra Santa. Già questa è un’esperienza che mi fa sentire contento di essere qui. Si parte e si infila l’autostrada. Ci rendiamo conto che Israele è davvero piccolo: in pratica, andare da Tel Aviv alla riva del Mar Morto significa attraversarlo da ovest a est nel punto più "largo", eppure in tutto si parla di un centinaio di kilometri (da Nord a Sud ne misura poco più di quattrocento e fa circa 20500 kilometri quadrati di superficie: il Veneto, per capirci, ne fa più di diciottomila). Passiamo di fianco a Gerusalemme e il panorama toglie il fiato: non ci fermiamo nemmeno per fare una foto, avremo abbastanza occasioni per farne domani. Proseguiamo ancora verso est in un’autostrada di costruzione evidentemente recente. (Oh mio Dio, non sarà mica IL muro, quello?) Attorno a noi c’è il deserto (una distesa di segatura, minuscoli frammenti della fatica della natura) ![]() e si vedono lungo la strada le baracche dei pastori nomadi palestinesi. ![]() E’ davvero questa la stessa gente che si lega una cintura esplosiva alla vita e va a farsi saltare per aria nei ristoranti di Tel Aviv? Venendo da lontano, tutto questo sembra ancora più assurdo vedendolo da vicino. "Emir, are we in the West Bank here?" "Oh, well, technically yes." Tecnicamente siamo nei Territori occupati, ma non c’è stata una vera e propria frontiera, non si percepisce nessuna tensione. C’è un posto di blocco, ma ben al di là del confine, più una pattuglia stradale che una frontiera. Iniziamo a scendere. Scendiamo parecchio, decisamente parecchio, proprio tanto. Non avrei creduto che qualche centinaio di metri di dislivello (il Mar Morto si trova a quattrocento e passa metri sotto il livello del mare) si sentisse, ma l’aria è percepibilmente più densa. Arriviamo in fondo e alla nostra sinistra c’è Gerico. Già qui il clima è differente, attorno alla città aleggia una cappa di ostilità quasi palpabile. La nostra guida ci dice chiaramente che è un posto dove non è consigliabile andare. Proseguiamo fino alla riva del Mar Morto, che seguiamo procedendo verso sud. Lo spettacolo è incredibilmente suggestivo. Le montagne al di là sono giordane, il senso di terra di confine ora è incontestabile. ![]() Arriviamo a Qumran, dove sono stati trovati i "rotoli del Mar Morto": è un sito archeologico molto ben curato, ma la cosa più impressionante è che si sente che questi sono i posti dove sono accadute cose che hanno cambiato il mondo. In qualche modo, la Storia diventa quasi palpabile, è come se la si respirasse. ![]() Siamo tutti praticamente senza parole, e non dipende soltanto dal fatto che ci sono 35 gradi all’ombra (e che, naturalmente, non c’è ombra). Proseguiamo verso l’oasi di Ein Gedi. Fa colpo vedere, in mezzo al deserto, una striscia di vegetazione così lussureggiante. Facciamo una camminata lungo uno dei rivi che scendono dal deserto di Giudea. Uno di noi si butta in una delle pozze, dobbiamo praticamente portarlo via a forza. L’acqua è calda, praticamente a trentasette gradi. ![]() Scherziamo con la guida sul fatto che nelle nostre Alpi e Prealpi ci sono paesaggi simili, ma l’acqua è ben più fredda: concordiamo che avrebbe molto più senso avere acqua calda da noi e fredda da loro. Un po’ come il discorso che il sole sarebbe più utile di notte, quando è scuro, che di giorno, quando tanto è già chiaro. Non fa una piega. (Probabilmente è il caldo). Scendiamo in spiaggia e ci tuffiamo nel Mar Morto. La sensazione di galleggiamento è perfino buffa, l’acqua è così oleosa e densa da sembrare satura (anzi, forse un po’ più che sembrare, visto che tutti gli scogli sono pieni di incrostazioni di sale). Nuotare è quasi impossibile, non c’è pescaggio. Quando usciamo, ci sembra di essere coperti di olio come un gladiatore. Facciamo in tempo a allungarci fino a Masada, antica città ebraica in cima a una collina isolata che fu conquistata dai Romani dopo un assedio memorabile. I resti della città sono incredibili, la rampa che i Romani hanno costruito per portare la torre da assedio fin sotto le mura (diverse decine di metri sopra la base della montagna) fa ancora paura. ![]() E questo è niente, dice la nostra guida, ma per apprezzare tutto quanto dovreste venire qui con un archeologo. Eh. La mente corre inevitabilmente dove è ovvio che corra, ma poi torna. Torniamo a Gerusalemme. Lungo la strada passiamo di fianco a un quartiere ortodosso: la nostra guida ci indica un semaforo e ci spiega che domani sarà spento, perché in Shabbath non si guidano motori a scoppio e, quindi, non ci sarà nemmeno un’auto che entra o che esce da quella strada. Di qui iniziamo una lunga discussione sulla cultura e sulla religione ebraiche, che continueranno per tutta la sera. Sembra impossibile per chi è cresciuto in ambienti a egemonia cattolica, ma per gli ebrei il fulcro della religione sta nelle azioni, non nelle intenzioni. Insomma, non importa che tu trovi intelligente o stupido non mangiare maiale o non accendere lampadine il sabato: l’importante è che tu lo faccia e se lo fai sei un buon ebreo, indipendentemente dalle intenzioni. Prendiamo possesso delle nostre stanze allo Sheraton, ci facciamo una doccia veloce e andiamo a cena in un ristorante libanese (il che suona un po’ paradossale, ma in fondo la cucina israeliana è fortemente ispirata a quella di quei vicini). Scherziamo un po’ con le cameriere, entrambe estremamente carine, ci facciamo spiegare un po’ degli alfabeti arabo e ebraico. Assaggiamo i (le?) Baklawa, dolcetti a base di miele e pistacchi: tremila calorie per morso, ma semplicemente deliziosi. Il vino del Golan si lascia bere molto amichevolmente, torniamo in albergo un po’ brilli tutti e cinque, ma questo non basta a cancellare l’emozione di essere a Gerusalemme, che domani visiteremo. LEGGI I COMMENTI (11) PERMALINK |
BLOG che SEGUO: [ Conoscenti e bella gente in genere: ] [kbl]sandy centipede ceres cherry-lyn cia2003 dott.ssa_i entropia fabio gatsu81 giuseppino gwen jadepeg jashugan la donky laurina lazzaro leonida lordzoster lucadido marrabbia momo nickyts ninfea pippiri quaela vane82e61 viper void 25 akirafudo beatrix_k girella vampina [ e con blog in sonno: ] albxxx ayeye barotropico bibbo chobin chrisrubio dade666 dark night emmabovary genjosanzo gino pongo goku ilbello kabiria77 miss lsdn sailei temporale zilvio [ Visitatori sporadici ma sempre graditi - conoscenze virtuali: ] dr remengo erpo jslf maryz phelt shannara thewolf trap (e senza blog o quasi: banshee cedric emily fly misash) [ Un dovere morale: ] casbah BOOKMARKS La Pagina di Gino (da Pagine Personali / HomePage ) Dilbert (da Tempo Libero / Umorismo e Satira ) UTENTI ONLINE: |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||