
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
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Sono sistemato
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Monday, August 06, 2007 - ore 23:39
Simpatismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sono perplessa. Quando tiro fuori l’ironia vengo il più delle volte fraintesa. La gente non ride, ed anzi a volte finisce con il ritenermi cinica, insensibile, crudele. La cosa che mi riesce più facile su questa terra, seconda solo all’ingozzarmi di crema di mascarpone, è il riuscire sempre ad usare le parole sbagliate nel momento sbagliato. E quando la mia ironia prepotentemente esce allo scoperto, e il mio sorriso malizioso si insinua tra un sostantivo e un avverbio, nessuno ride.
Non bastasse, quando trovo che la mia vivacità umoristica si sia espressa nella sua forma più alta, quando mi compiaccio della mia arguzia intellettuale, nessuno capisce realmente. Allora io esagero una risata di chiarimento, insomma, dai ridete, era una battuta. E contrariamente al caso precedente, nessuno ride ma non perché mi si ritenga una persona senza cuore, ma una persona semplicemente sciocca e frivola. E priva di una vera vena ironica.
Una volta un mio amico mi ha detto che ho un umorismo troppo sottile per essere compreso, e anche qui non so se fosse una pillola zigulì per farmi accettare il fatto che nessuno ride alle mie battute, o davvero un complimento di quelli che non ti aspetteresti mai da uno come lui, sempre riservato e poco propenso al dialogo interpersonale. La nostra amicizia era nata più o meno lì. O forse quella volta che mi ha offerto una
Barclay e gli ho detto che non le conoscevo, ma mi ricordava l’etichetta discografica di
Jaques Brel.
Ha detto che i miei genitori avrebbero dovuto controllare la musica che ascoltavo, e che una ragazza così giovane non aveva motivo di farsi male a quel modo.
Mauro, dove sei.
Alcune sere fa è successo di nuovo, ho tentato la carta simpatia e non ho sortito l’effetto sperato. È incredibile, davvero inconcepibile. Non ha assolutamente senso. Perché quello che a me fa un sacco ridere detto da me, agli altri detto da me pare semplicemente un’enorme, strepitosa, gigantesca cazzata? Nasce e cresce come ironia, perché deve essere travisato? Davvero sono troppo sottile? O la mia sottigliezza prende il nome di demenza quando non si palesa alle orecchie degli astanti? Sono semplicemente punti di vista o mi sto arrampicando sugli specchi per non accettare una realtà che è più reale di questo brufolo sul sopracciglio?
C’era questo mio amico, che non vedevo da anni, che si è trasformato come per magia in un rapper alternativo e molto
bella lì. Mi ha detto perfino
ciao zia.
Quando dopo 10 minuti di paradossale ed assurda conversazione ho cercato un pretesto per andare a casa (riuscendo a farmi dare della sfigata che va a casa a mezzanotte proprio all’ora in cui lui inizia il puttan tour,
bonjour finesse), ha voluto regalarmi un suo personalissimo pezzo d’arte, reppandomi una filastrocca che al momento scusate ma ho freudianamente rimosso. Solo che alla seconda strofa mi si è perso il ragazzo, e non si è ricordato il verso successivo a
“cadono in terra verdi fogli”, o qualcosa di simile. Ed io, con la mia arguzia, con la mia intraprendenza, con la mia straordinaria ironia, ho ricambiato il saluto componendo istantaneamente una rima che lo completasse, azzardando un
“e se li vedi li raccogli”. Il fatto è che forse non dovevo ridere come un’ebete dopo questa uscita poco decorosa.
Lui non ha apprezzato e i suoi amici (tra i quali uno era un misto fra Costantino, il cantante dei Gemelli Diversi e un sedicenne disadattato degli anni ’90) hanno preferito non proferire verbo, mentre la Dany sola ha capito che la mia voleva essere una provocazione neanche tanto mascherata al fatto che un quasi uomo di 26 anni si rifiuti di crescere e saluti un’amica di vecchia data con
ciao zia bella lì.
Resta il fatto che la mia ironia non la capisce nessuno. Questo era solo l’ultimo esempio.
Mauro, dove sei.
E poi volevo dire che ho capito perché ingrasso con rigore ed equilibrio, nonché con una straordinaria costanza e coerenza.
Tengo allenato il mio metabolismo nutrendolo a intervalli regolari di circa due ore.
Quando entro in doccia e verso il mio bagnoschiuma sulla spugna gialla (odio le spugne gialle, è una di quelle cose che non capirò mai, i clown, Charles Bronson e le spugne gialle) non posso fare a meno di tornare con la mente al momento in cui l’ho acquistato, al supermercato. Mi ero fatta affascinare da quella scritta sull’etichetta frontale che avevo fugacemente letto prima di infilare la confezione nel carrello, convinta che fosse un bagnoschiuma al sapore di
bignolata. Già immaginandomi immersa in una schiuma profumata di bignolata.
Per poi arrivare a casa e scoprire che invece c’era scritto bagnolatte.
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Quindi ogni volta che mi faccio la doccia c’è quel misto di soddisfazione e umiliazione che mi accompagna ogni giorno della mia vita.
Se non è un’esistenza di stenti la mia...
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