Ah, beati i tempi in cui, per entrare nel
sancta sanctorum della celebrità, bisognava avere un minimo di vocazione. Che so: essere dei cantanti o degli attori, o almeno contestare almeno un sottile filo di lignaggio regale. Oggi, invece, le attenzioni chiacchierecce dei più sono attratte su gente in fondo "comune": umanità di vario basso livello coinvolta in fatti di cronaca poi elevatisi a gossip. Lo testimoniano il nuovo divo delle discotece Fabrizio Corona, o il vitellone del 2000 Gianpiero Fiorani. Lo suggella oggi, una volta di più Francesca Zenobi (foto).

Francesca non può vantare sangue regale, una bella ugola o una carismatica presenza d’attrice. E nemmeno può fregiarsi di un marito famoso, un’apparizione televisiva o una bellezza mozzafiato. Eppure, Francesca è richiesta da Lucignolo (Italia 1), Markette (La Sette), Buona Domenica (canale 5) e altre amene visioni del tubo catodico per la prossima stagione. Il suo merito? Aver preso parte – in qualità della sua posizione di “pubblica moglie” - al festino hard dello scandalo-Mele, il deputato dell’Udc poi espulso dal suo partito che con lei si divertiva tra una prestazione sessuale da competizione e un tirata di cocaina. Complimenti e applausi a Francesca. Tanti quanti ne prenderà presto dal pubblico televisivo e gossipparo.

Oramai il gossip non è più il corollario da dolce vita di un’attività artistica parallela; oramai il gossip è industria a sè. A partire dal Grande Fratello passando per Maria De Filippi, è nato il gossipparo di professione, cioè colui (o colei) che incassa solo per essere chiacchierato. Ce ne sono due tipi: il professionista, modello Costantino, che – spesso su richiesta e a pagamento – crea “notizie”, o nuovo materiale per interurbane a basse tariffe, e poi riscuote inviti e ospitate di discoteche e locali vari; e poi c’è l’impresario di sé stesso, il Corona della situazione, che sfrutta al meglio episodi di cronaca di evidenza nei giornali per salire alla ribalta della popolarità, per poi ovviamente riscuotere, anche lui, successo e denaro in locali e studi televisivi.

Francesca Zenobi è l’ultimo esempio di questa spettacolare inutilità. In molti si scandalizzano per lei. O meglio: si scandalizzano per le televisioni che chiamano, pagano, pubblicizzano. Non si rendono conto – o forse lo sanno benissimo - che, così facendo, si alimenta la spirale del vuoto, l’esegesi della fuffa, finendo per incoraggiare il rumore che si fa attorno a questi personaggi e la loro fortuna. Meglio farebbero ad uscire da questa camera di vuoto spinto e fare un giretto a Carovigno, provincia di Brindisi, paese natale dell’ex-onorevole Mele, dove i suoi compaesani lo accolgono come un eroe e fanno la fila per farsi immortalare con lui. Oppure potrebbero andare a guardare negli occhi quei giovani che, in diverse discoteche italiane, pagano molti euro di paghetta per andare in discoteca e stringere la mano a Fabrizio Corona.

Forse, in questo modo, potrebbero toccare con mano le incarnazioni del vero “fan”, ovvero, etimologicamente, il “fanatico”, cioè colui a cui non importa del bene e del male: importa solo che sia ciò che piace. Non importa quello che la Zenobi o Corona o Costantino Vitagliano abbiano o non abbiano fatto nella loro vita: tutto quel che importa è che se ne parli. Vento al vento, vuoto al vuoto. Un’immensa schiera di “incapaci di intendere e di volere”, perché incuranti di distinguere il bene dal male, accecati come sono dalla luce (al neon) di un giro di parole che non si sa bene dove inizi o dove finisca, ma di cui nessuno vuole davvero perdere l’occasione di far parte.