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Thursday, August 16, 2007 - ore 11:59
X NON DIMENTICAREANCHE SE SIAMO IN VACANZA
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Siamo arrivati
al dunque:
la precarietà
E lidea di società
in perenne competizione
Rina Gagliardi
In Europa, nel secolo breve, questa dialettica ha prodotto un "patto", un compromesso politico e sociale tra due "bisogni", tra due punti di vista altrimenti inconciliabili - ma questo ciclo si è esaurito, anche sotto le macerie dell89. E oggi, nella fase della competizione globale, il capitalismo europeo (cioè i capitalismi dEuropa) si ritrova stretto tra i due "modelli" dominanti: quello nordamericano, che usufruisce della strapotenza politica e militare degli Usa, e quello asiatico, che applica livelli tali di sfruttamento della forzalavoro da diventare concorrenziale per chiunque. La sua risposta è loffensiva politico-culturale che vedete dispiegata, quasi ogni giorno, dai suoi più o meno consapevoli apologeti: riduzione, fino allo smantellamento, dei contratti collettivi, delle tutele sociali, dei sistemi di garanzia e protezione. E precarizzazione massima, strutturale del lavoro. Non è una distorsione, è unidea di società: la società della competizione permanente, che seleziona spietatamente i "migliori" e abbandona la grande massa a una vita mediocre, o peggio che mediocre, e assicura ai poveri un po dassistenza - siamo pur sempre in una zona ricca del pianeta. La società senza sicurezze e senza diritti collettivi, codificati, esigibili, garantiti. La società in cui il lavoro, come tale, come la persona, non ha più né valore né dignità - anche se resta la base imprescindibile della ricchezza della società.
***
Se anche soltanto un quinto di queste riflessioni ha un fondamento, si capisce la durezza del conflitto, pur agostano (che del resto prelude a quello settembrino) che si è aperto. Si capisce perché se la prendono tanto con noi, con Rifondazione, e perché strumentalizzano così spudoratamente le sciocchezze di un giovane e sprovveduto deputato. E si capisce, soprattutto, che cosè in gioco nelle prossime settimane, a cominciare dalla manifestazione del 20 ottobre. Ci può essere una sinistra, moderata o popolare quanto volete, comunista, socialista, socialdemocratica o anche postideologica, che non abbia nel suoi Dna i diritti e la dignità del lavoro? Che non faccia oggi della lotta contro la precarietà non la sua bandiera "ideologica", ma la sua ragion dessere? Che non punti, almeno, a una società un po meno competitiva e un po più solidale? Mi vien da chiedere, sommessamente, ad un compagno come Gavino Angius qual è il senso, altrimenti, della sua battaglia politica attuale e della sua strenua difesa della Legge 30. O a tutti coloro che, non aderendo al Partito Democratico, continuano a declinarsi come socialisti. Che cosa vuol dire oggi essere socialisti? Io resto ferma a Giacomo Brodoloni, che non mi pare fosse un estremista o un antagonista. Ma fece lo Statuto dei lavoratori. E disse: "Da una parte sola…".
fonte...... <<Liberazione>>
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